L'analisi di Benedetto Ippolito

Ieri pomeriggio sulle agenzie di stampa è apparsa una dichiarazione pressoché sconcertante, riguardante l’Italia, da parte della Commissione europea, cui ormai è difficile non dare peso.

Con la norma sulle unioni civili e le adozioni “l’Italia non sta creando nuovi diritti, ma elimina semplicemente la discriminazione basata sull’orientamento sessuale”. Così ha affermato il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, intervistato dall’Ansa. La giurisprudenza della Corte di Strasburgo “è chiara: se le coppie etero non sposate possono adottare i figli del partner, lo stesso devono poter fare le coppie omosessuali”, aggiunge.

Apparentemente l’esternazione sembra avere una sua coerenza e una sua logica. Perché, infatti, si dovrebbe perpetrare una disuguaglianza così intollerabile verso gli omosessuali?

In realtà, a ben vedere, è difficile trovare un dichiarazione altrettanto delirante e capziosa. E, oltretutto, se si tratta della “giurisprudenza di Strasburgo”, che emette tale sentenza, durante una discussione che avviene nel Parlamento di uno Stato sovrano, allora il tutto assume semplicemente i contorni di un delirio europeo.

In primo luogo è errato l’uso del concetto di discriminazione. Discriminare, infatti, significa non dare a qualcuno quello che gli spetta, e non evitare di attribuire gli stessi diritti a soggetti totalmente diversi.

La questione delle coppie omosessuali non implica la negazione di quanto spetta loro. Infatti, nel ddl Cirinnà nessuno contesta la legittimità che sia concesso il diritto a tutti di poter creare unioni civili legali che non siano eterosessuali. Come riporta il Foglio, l’ipotesi più accreditata è che Matteo Renzi e Angelino Alfano arrivino, alla fine, ad un accordo che preveda nel voto segreto lo stralcio della stepchild adoption.

Il punto di rottura concerne, ad ogni buon conto, le adozioni, ossia il diritto illegittimo di costituire un nucleo familiare sulla base di un diritto legale all’unione civile. Una coppia omosessuale, come qualsiasi altra forma diversa di unione legale, magari perfino poligamica (perché no, a questo punto), che non preveda la riconoscibile presenza di un uomo e una donna, non ha diritto ad adottare figli, fuori o dentro il matrimonio. La ragione sta nello stato oggettivo dei soggetti, costitutivamente diversi rispetto alla coppia etero.

Questa situazione potenziale di partenza può piacere o meno, ma non dipende dalla volontà di un popolo o di una civiltà, e non è patrimonio di un’opzione democratica: è una condizione antropologica di partenza immutabile e ineliminabile.

Non è la Corte Europea o la Santa Sede e neanche la legalità allargata del diritto matrimoniale, ma la natura umana che prevede che un bambino abbia due genitori di sesso diverso per venire al mondo.

Ad essere discriminati sono proprio loro: i bambini, spogliati di un diritto nativo ad essere cresciuti nella differenza di genere che costituisce l’essenza di una famiglia.

Stupisce che idiozie simili possano essere dette, ascoltate e credute autorevoli quando si tratta di palesi assurdità, in contrasto oltretutto con il senso comune.

Venendo, invece, al dibattito italiano, stupisce che la cultura e l’abilità retorica venga messa al servizio di opinioni a dir poco assurde.

Il filosofo Umberto Galimberti, parlando a proposito dei diritti di adozione degli omosessuali, ha dichiarato in tv che è illogica la posizione di chi, come molti cattolici e non, si oppone al diritto di adozione degli omosessuali. La motivazione è stata argomentata non soltanto attraverso il parametro dei sentimenti, che evidentemente possono trasmettere tutte le persone, ma mediante l’accusa di materialismo. Insomma chi si oppone lo fa guardando solo agli aspetti materiali e non a quelli spirituali della persona.

In realtà si tratta di ragionamenti molto capziosi e fondamentalmente falsi e inconcludenti. I sentimenti non c’entrano e tanto meno il materialismo. Semmai bisogna evitare di pensare in modo sentimentalista e spiritualista il tema della persona, della famiglia e dell’educazione. Così come non basta amare per essere genitore, non è sufficiente voler bene ad un figlio per offrirgli quanto concorre a dare il contributo che spetta ad un bambino per crescere bene e felicemente.

Il punto è che l’essere umano non è un angelo, fatto solo di spirito. Noi siamo soggetti individuali, corporei, sessuati, intelligenti ed liberi, la cui esistenza è possibile solo come conseguenza di un rapporto fisico tra un uomo e una donna. Tale rapporto va sperimentato nella crescita, acquisendo entrambe le esperienze umane, quella maschile e quella femminile. Una relazione non generativa per essenza, perché non può esserlo costitutivamente e non perché ha qualche impedimento di sterilità, non ha materialmente diritto ad adottare e crescere un figlio. Il contributo nel quotidiano di una mamma e di una papà sono diversi e complementari, offrendo uno spaccato di punti di vista che garantiscono la base dei rapporti con uomini e donne nella vita adulta.

Se è materialismo questo, e non lo è, allora si traggano le conclusioni angeologiche che si ritiene necessarie.

Galimberti e la Commissione europea possono pensarla come vogliono, ma non pretendere che il genere umano possa diventare, ad un tratto, asessuato e privo di qualsiasi fondamento genetico?

Gli esseri umani sono fatti così, distinti sessualmente in maschile e femminile con i medesimi diritti e doveri personali. La complementarietà tra i generi è l’essenza biologica, materiale e spirituale della genitorialità.

L’ordine naturale, in conclusione, deve essere rispettato per evitare che il caos in cui viviamo porti a delle violazioni psicologiche sulle future generazioni che sono in delirante opposizione al bene umano e al buon senso.

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