Chi c'era, e che cosa si è detto, alla presentazione del libro “Un mestiere del diavolo. Paolo Gambi intervista Gotti Tedeschi” (Giubilei Regnani editore)

A dispetto del titolo del libro, il mestiere del diavolo non è quello del banchiere. Quello di cui si parla è la “gnosi”, ovvero la conoscenza, strumento che secondo Ettore Gotti Tedeschi è contraria alla creazione. E tutto ciò che è contrario alla creazione è opera del diavolo.

Siamo a Montecitorio, sala Aldo Moro, dove viene presentato un libro intervista all’ex presidente dello Ior, la banca vaticana: “Un mestiere del diavolo. Paolo Gambi intervista Gotti Tedeschi” (Giubilei Regnani editore). Testo in cui l’ex banchiere di Dio spazia a tutto campo, ma con un preciso filo conduttore: la disgregazione etica e morale è la causa della crisi, anche economica, del sistema occidentale e dell’Europa in particolare. “L’economia non è buona né cattiva, è solo uno strumento. Dipende da come viene usata. L’economia morale non esiste. Così come non è in sé buono o cattivo il capitalismo. Oggi purtroppo, come il denaro, è diventato un fine mentre dovrebbe essere un mezzo. Ma prima di risolvere i problemi economici l’uomo cerchi di uscire dalla miseria morale in cui è precipitato”, osserva Gotti Tedeschi, davanti a una platea attenta. A moderare c’è il giornalista del Tg2 Luciano Ghelfi.

(CHI C’ERA ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GOTTI TEDESCHI. TUTTE LE FOTO)

Buona parte della crisi occidentale, secondo il banchiere, è dovuto al fatto che non si fanno più figli: “Senza bambini non può crescere il Pil, oppure cresce in modo anomalo, stimolando il consumismo. Ma in questo modo il Pil cresce solo mangiandosi il risparmio e delocalizzando la produzione. Ma delocalizzare significa rafforzare gli altri Paesi e indebolire l’Europa. Viviamo in Paesi sempre più vecchi che, dovendo pagare più pensioni, si sostengono solo aumentando le tasse. E questo dimezza il potere d’acquisto delle persone”, è il ragionamento di Gotti, che delinea un circolo sempre più vizioso con il classico cane che si morde la coda.

E l’Europa in tutto ciò? “La politica europea andrebbe rivista in modo radicale. L’Europa è stata fatta troppo in fretta, senza tenere conto delle caratteristiche dei singoli paesi. Così com’è l’Ue non sta in piedi a causa dello scontro tra cultura luterana e quella cattolica. I luterani sono tolleranti con se stessi e intolleranti con gli altri, noi cattolici siamo il contrario. Due visioni del mondo che non stanno insieme”, sostiene Gotti. A colpire, dei suoi ragionamenti, è che se da un banchiere ci si aspetterebbero pensieri zeppi di numeri e flussi, lui è convinto che siano i processi culturali a dominare quelli economici.

Secondo l’ex presidente dello Ior, quello del debito pubblico è un falso problema. Così come la crescita del Pil. “Negli Usa il Pil è cresciuto del 32 per cento in dieci anni, poi nel 2008 si è scoperto che veniva tenuto in piedi dal debito delle famiglia americane. Oggi ci viene detto che l’Italia ha un debito alto e ci viene imposto il Fiscal compact, ma il debito andrebbe misurato diversamente. Ogni Paese ha il suo modello di sviluppo, non siamo tutti uguali, è questo che l’Europa non capisce. Noi abbiamo due eccellenze: le piccole e medie imprese e il risparmio delle famiglie. Ma con i limiti imposti dall’Europa le nostre ricchezze vengono imbrigliate, rendendo impossibile lo sviluppo”, afferma Gotti Tedeschi.

(CHI C’ERA ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GOTTI TEDESCHI. TUTTE LE FOTO)

Naturalmente non si può non toccare il tema Ior. “Dal 11/9 gli Usa hanno messo norme più stringenti alla circolazione di capitali, rendendo difficile la vita dei paradisi fiscali in nome della lotta al terrorismo. Io allo Ior vengo chiamato esattamente per questo. Benedetto XVI mi disse: “Noi dobbiamo essere esemplari perché in gioco c’è la credibilità del Papa e della Chiesa”, racconta Gotti Tedeschi.

Attenzione, però: la Chiesa non deve essere povera. Perché, come dice padre Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, “i soldi non servono solo se sono pochi”. “Una Chiesa povera non fa il suo mestiere, che è quello dell’evangelizzazione. Che si fa con i denari che provengono dalle donazioni di chi nella vita è stato fortunato e condivide con gli altri questa fortuna. La Chiesa deve essere ricca, chi deve comportarsi da povero e l’uomo di chiesa”, sottolinea Gotti Tedeschi. Ma anche la Chiesa ha le sue colpe. “Se i preti facessero dottrina e magistero, tutti avrebbero più chiaro il senso della vita e la crisi forse si sarebbe evitata. La perdita dei valori morali è dovuta anche ai preti che non sanno più fare il loro mestiere”.

Condividi tramite