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Tutti i passi di Bruxelles verso l’Unione energetica

Procedono i tentativi della Commissione europea di dar vita a un’Unione dell’Energia. Per renderla possibile, Bruxelles ha presentato ieri un pacchetto in materia di sicurezza energetica con proposte legislative che mirano a rafforzare la sicurezza energetica dei 28 Paesi membri, consentendogli di muoversi in modo unitario e scongiurare in futuro anche nuove tensioni, come quelle recenti tra Roma e Berlino sui gasdotti South e Nord Stream.

LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE

Il pacchetto, spiega una nota diffusa da Berlaymont, indica un’ampia gamma di misure che “comprendono una riduzione della domanda di energia, un aumento della produzione di energia in Europa (anche da fonti rinnovabili), l’ulteriore sviluppo di un mercato dell’energia ben funzionante e perfettamente integrato, nonché la diversificazione delle fonti energetiche, dei fornitori e delle rotte”. Le proposte prevedono inoltre di “migliorare la trasparenza del mercato europeo dell’energia e creare maggiore solidarietà tra gli Stati membri” e giungono a seguito della “adozione da parte dei leader mondiali (a Parigi, il 12 dicembre 2015) di un nuovo accordo globale e universale sul cambiamento climatico”, un’intesa che a parere di Bruxelles “rende irreversibile la svolta verso l’energia pulita e creando le premesse per la transizione energetica globale”. Ecco alcune proposte nel dettaglio.

Regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas

Il gas, si rileva, è importante “nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio” ed è un fulcro “del mix energetico dell’Ue”. Tuttavia, “l’attuale dipendenza esterna” (che il commissario responsabile per l’azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, ha ricordato citando le crisi del gas del 2006 e del 2009″, “impone che l’Ue aumenti la resilienza dei suoi mercati qualora debba far fronte a eventuali interruzioni delle forniture di gas”. In aggiunta, la Commissione sottolinea che “per cogliere tutti i benefici di un mercato liquido e competitivo, è necessario migliorare la trasparenza nel mercato Ue del gas”, passando “da un approccio nazionale a uno regionale nella definizione delle misure di sicurezza dell’approvvigionamento”, grazie anche all’introduzione di un principio di solidarietà tra gli Stati membri” (ad esempio l’approvvigionamento delle famiglie e dei servizi sociali essenziali, come quelli sanitari, in caso l’approvvigionamento “sia compromesso da una grave crisi”). L’idea è quella di spostarsi da un approccio nazionale a uno regionale (Roma appartiene alla regione del Sud-Est Europa con Austria, Croazia, Slovenia e Ungheria).

Accordi intergovernativi nel settore energetico

La trasparenza voluta da Bruxelles, si legge ancora nel documento, deve riverberarsi sugli “accordi intergovernativi, firmati dai suoi Stati membri con paesi terzi e aventi un impatto sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas”, che devono essere “pienamente conformi al diritto dell’Unione”. Per far ciò, Berlaymont propone “un controllo di compatibilità ex ante che deve essere effettuato dalla Commissione per poter verificare la conformità alla normativa sulla concorrenza e alla legislazione sul mercato interno dell’energia prima che gli accordi siano negoziati, firmati e sigillati”. Misure che in pratica obbligherebbero gli Stati membri a “tenere pienamente conto dell’opinione della Commissione” prima di chiudere ogni tipo di intesa energetica.

Gas naturale liquefatto e stoccaggio del gas

Grande attenzione viene riposta al ruolo strategico del gas naturale, di cui il Vecchio Continente “è il principale importatore al mondo” (il corrispondente da Bruxelles del Sole 24 Ore, Beda Romano ricorda oggi che “tra il 1995 e il 2013, la dipendenza da gas importato è salita in Europa dal 43% al 65%. Nel 2013, il 39% del gas è giunto dalla Russia… e oggi, complice la crisi ucraina, si cerca di “diversificare le fonti di approvvigionamento, guardando in particolare all’Egitto, a Cipro, e a Israele. Attualmente la domanda di gas a livello europeo è di circa 400 miliardi di metri cubi all’anno, e dovrebbe rimanere stabile nei prossimi anni, secondo la stessa Commissione europea”). Nonostante ciò, si sottolinea, resistono “notevoli disparità a livello regionale” per quanto riguarda l’accesso al questa fonte. Ecco perché l’istituzione guidata dal lussemburghese Jean-Claude Juncker “propone una strategia per il gas naturale liquefatto” che risolva questo problema attraverso “la costruzione dell’infrastruttura strategica per completare il mercato interno dell’energia e l’individuazione dei progetti necessari per mettere fine alla dipendenza di alcuni Stati membri da un’unica fonte di approvvigionamento” (si pensa a nuovi impianti nei “Paesi baltici, nell’Europa dell’Est e nell’Europa del Sud-Est e del Sud-Ovest”, approfittando anche dei bassi prezzi attuali del gas).

Riscaldamento e raffreddamento

Infine, evidenzia la nota, non va trascurata l’efficienza energetica, ancora troppo poco avanzata, di molti immobili. A questo proposito, nel documento si fa riferimento “al riscaldamento e il raffreddamento in ambito edilizio e industriale”, responsabili “di metà del consumo energetico dell’Ue. Non solo: “il 75% del riscaldamento e del raffreddamento è prodotto a partire da combustibili fossili”. La Commissione propone perciò di rimuovere “gli ostacoli che frenano la decarbonizzazione in ambito edilizio e industriale” e rimarca “che un aumento dell’efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili avrà” anche un positivo effetto “sulla sicurezza energetica”.

I PAESI COLPITI

Alcune di queste misure, rileva però prosegue Beda Romano, non saranno indolore per tutti e rischiano per questo di accendere nuove polemiche. In particolare, rimarca il quotidiano confindustriale, a dividere è l’ipotesi che la Commissione europea possa essere “chiamata a valutare ex ante gli accordi nazionali con Paesi terzi… intese finora custodite gelosamente dagli Stati membri. Lo sguardo corre alla Russia, che in molti stati è il principale fornitore di gas. Bruxelles vuole anche avere notifica di tutte le intese commerciali che riguardano il 40% dei bisogni di gas di un paese o che sono cruciali per la sicurezza dell’approvvigionamento. Ciò, “a oggi”, colpirebbe probabilmente accordi in Lettonia, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia; non in Germania e Italia”. Nel dettaglio, spiega il giornale diretto da Roberto Napoletano, “la proposta prevede che Bruxelles possa aprire una procedura di infrazione se l’intesa, firmata malgrado i suggerimenti comunitari, viola i Trattati”.

IL CASO NORD STREAM

Un caso che per alcuni analisti sfiorerebbe, seppur alla lontana, quello che “la Germania ha in mente” di fare con “la costruzione nel Mar Baltico di un nuovo gasdotto con la Russia – Nord Stream II – che non piace a molti paesi, vuoi perché troppo lontano rispetto al loro territorio nazionale, vuoi perché compete con progetti alternativi” (oltre ad essere un progetto anche “politico”, come ha sottolineato il vice presidente della Commissione Maros Sefcovic). Valutazione, questa, condivisa anche da Roma e che ha portato anche a qualche scossone diplomatico con l’avvicendamento del finora nostro ambasciatore a Bruxelles, Stefano Sannino, con l’attuale vice ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda. L’Italia, ha raccontato Formiche.net, è irritata per la condotta dei vertici dell’Unione che da un lato hanno deciso di fare i rigorosi sulle misure economiche per la crisi di Kiev e abbandonare South Stream, un altro progetto di gasdotto che avrebbe collegato la Russia all’Europa e del quale Eni era uno dei maggiori investitori; dall’altro concedono il potenziamento di un’altra infrastruttura energetica – Nord Stream, appunto – sostenuta dalla Germania. Da qui la richiesta italiana alla Commissione, fatta durante il Consiglio europeo del 17 dicembre scorso, di esprimere un parere sulla “uniformità alle norme europee” riguardo al coinvolgimento tedesco nell’infrastruttura. Già a luglio scorso, l’atteggiamento tedesco fu messo in evidenza su AffarInternazionali in un’analisi dell’economista esperta di energia Valeria Termini, commissario dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) e vicepresidente del Council of European Energy Regulators (CEER). L’esperta rilevò allora che “a fronte dell’armonizzazione delle regole, quasi completata, è però difficile dare credito al decollo politico dell’Unione dell’Energia (Energy Union) se i capi di governo non si impegneranno sul tema, lasciando prevalere gli interessi nazionali del Paese più forte”. Nodi che ora la Commissione prova così a sciogliere.

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