L'analisi del ricercatore Luca Longo

Primo di una serie di tre articoli di approfondimento (qui la seconda e qui la terza parte)

Le oscillazioni dei prezzi e i problemi politici connessi all’approvvigionamento del petrolio hanno spinto le compagnie energetiche mondiali a rivalutare un combustibile poco apprezzato fino a pochi anni fa. Recenti sviluppi tecnologici e investimenti mirati stanno dando origine ad una vera e propria rivoluzione energetica basata sul Gas naturale liquefatto (Liquefied natural gas, o Lng).

Il metano, componente principale del gas naturale è noto da secoli, come testimonia una targa a Pietramala sopra Bologna: “Qui Alessandro Volta nel 1778 fece i primi esperimenti con l’aria che brucia”. Lì, infatti, caratterizzò l’aria infiammabile nativa delle paludi che aveva raccolto ad Angera, sul Lago Maggiore, due anni prima. In Italia le perforazioni volute da Enrico Mattei presso Lodi portano Eni, nel giugno del 1959, alla scoperta del primo giacimento profondo dell’Europa occidentale.

Il metano è presente nel gas naturale in percentuale variabile dall’82% di quello libico ad oltre il 99% di quello italiano o dell’Alaska. Il resto è costituito principalmente da idrocarburi leggeri (etano, propano, butano), anidride carbonica ed azoto. Ha un potere calorifico decisamente più elevato rispetto al petrolio e anche rispetto ai principali combustibili ottenuti da questo. Questo significa che contiene ed è in grado di sviluppare maggiore energia, a parità di peso, rispetto agli altri combustibili fossili.

Il motivo per cui il gas naturale è stato fino ad ora considerato un combustibile povero deriva però dal fatto che a temperatura ambiente si trova allo stato di gas; può essere liquefatto solo portandolo a temperature inferiori a -161.4 gradi centigradi. Allo stato di gas, infatti, la sua densità è solo la metà di quella dell’aria e il suo potere calorifico crolla a circa 36 microjoules per metro cubo a pressione ambiente.

Proprio a causa degli alti costi di trasporto connessi, il gas naturale era destinato ad un mercato strettamente regionale. Mentre, fino all’inizio degli anni Novanta, il commercio internazionale di gas naturale era in larga misura limitato alle principali reti di gasdotti nordamericani, europei e russi. Un commercio di Lng di modeste dimensioni, basato su tecniche rudimentali di compressione e rigassificazione, riforniva i mercati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) nell’Asia orientale, in Europa e in Nordamerica. Tuttavia, vi era una scarsa interazione tra i diversi mercati regionali: l’idea di un “mercato mondiale del gas”, analogo al florido “mercato mondiale del petrolio” era quasi inconcepibile.

Questa realtà sta cambiando. Con lo sviluppo della tecnologia a ciclo combinato alimentato a gas naturale (Combined Cycle Gas Turbine, Ccgt) questo gas è diventato il combustibile privilegiato per la produzione di energia elettrica, stimolando l’interesse mondiale per l’acquisto di forniture di metano sia per il consumo diretto sotto forma di Lng sia, tramite rigassificazione, per le reti di distribuzione tradizionali dedicate al gas naturale. Questo ha permesso alle regioni povere di gas di diventare importatori e ha messo sotto pressione i tradizionali paesi fornitori del Nordamerica e dell’Europa, costringendoli a guardare più lontano per soddisfare il loro crescente fabbisogno.

I progressi tecnologici relativi alle modalità di trasporto di gas naturale via gasdotto e di Lng via mare hanno ridotto i costi di trasferimento su lunghe distanze; allo stesso tempo, le possibilità di scoprire nuovi giacimenti di petrolio, o di sfruttare vantaggiosamente i giacimenti argillosi con le tecnologie di fracking appaiono sempre più limitate. Di conseguenza, le compagnie petrolifere internazionali hanno deciso di investire nello sfruttamento delle riserve di gas fino ad ora inutilizzate.

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