Libia, il puzzle politico

Libia, il puzzle politico
L'analisi del ricercatore Luca Longo che parte dai fatti di giornata (con Tripoli che non vuole cedere poteri al premier designato Sarraj)

Il governo di salvezza insediato a Tripoli “non cederà i propri poteri” all’esecutivo di unita’ nazionale del premier designato Fayez al Sarraj: lo afferma un
comunicato ufficiale delle autorità al potere de facto nella capitale libica. L’esecutivo Sarraj “è imposto dall’esterno e i libici non lo accetteranno mai”, recita il testo: “Non contrattiamo con il sangue dei nostri martiri e non svenderemo la libertà che abbiamo ottenuto” dopo la rivoluzione contro Gheddafi”.

Per tentare di ricomporre il puzzle libico, occorre prima di tutto mettere in ordine i pezzi, capire i confini di ciascuno e le sue relazioni con i pezzi vicini. La maggior parte dei pezzi è di uno di tre colori principali, ma ciascuno ha una sua sfumatura che lo distingue da tutti gli altri. Due dei tre colori principali derivano dal Congresso Generale Nazionale e si contendono la legittimità dentro e fuori i confini del Paese.

Uno, composto dal Consiglio dei Deputati eletto nel giugno 2014, è noto come il Governo di Tobruk; il presidente è ora Aguila Saleh Issa. Tuttavia, queste elezioni erano state promosse dal generale Khalifa Belqasim Haftar, ora comandante delle forze armate libiche (LNA), per rovesciare l’ex maggioranza islamista. Questo nell’agosto 2014 ha portato al colpo di stato (l’operazione Alba libica) da parte di quegli stessi islamisti ed ha costretto la maggior parte dei membri del consiglio appena eletto a trasferirsi da Tripoli alla più sicura Tobruk.

Il governo di Tobruk è sostenuto dalla LNA di Haftar e da altre fazioni armate, come le brigate Zintan, le milizie Tobous e le Guardie delle infrastrutture petrolifere (PFG). Maggiormente riconosciuto a livello internazionale, è sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

Il governo di Tobruk controlla principalmente la Libia orientale: la Cirenaica, con l’eccezione di diverse ricche aree costiere conquistate dall’ISIS, la maggior parte dei giacimenti petroliferi a sud di Ras Lanuf e Ajdabiya, la zona meridionale e sudorientale, l’area di Kufra con l’aiuto del milizie Tobous, e la zona Zentan a Sud-Ovest di Tripoli, un territorio in gran parte berbero controllato dalle potenti brigate Zentan.

L’altro colore è rappresentato dal Nuovo Congresso Nazionale Generale (NGNC) nominato dalle fazioni islamiste dopo l’operazione Alba libica. Il NGNC stesso si è autoproclamato unico parlamento legale abolendo il Consiglio dei Deputati, eletto nel 2014, e si è insediato a Tripoli. Nuri Busahmein, il predecessore di Aguila Saleh Issa, è stato di nuovo eletto presidente, mentre primo ministro è Omar al-Hasi.

Il NGNC è sostenuto dalla coalizione militare promotrice del colpo di stato: Alba libica, un gruppo di milizie islamiche tra cui la potente Brigata Misurata, la Camera rivoluzionaria della Libia e diverse milizie Amazigh (berberi) e Tuareg. Il NGNC è sostenuto dai Fratelli Musulmani e, all’estero, da Qatar, Sudan e Turchia.

Con l’aiuto delle milizie Amazigh e Tuareg, ll NGNC controlla l’area di Tripoli e di Misurata, così come buona parte dell’area nordoccidentale del Paese: la Tripolitania.

La situazione è più complicata nel Fezzan: l’area sudoccidentale ed il terzo dei tre storici territori che, insieme a Cirenaica e Tripolitania, costituiscono la Libia. Qui le maggiori tensioni si registrano nella città di Sebha, contesa tra i due governi attraverso diverse milizie e con una forte presenza del terrorismo islamico.

Il colore nero spetta alle diverse tribù che operano in franchising per lo Stato islamico. Queste hanno approfittato della situazione per coagularsi nella zona centrale del nord di Sirte dove hanno recentemente esteso il loro dominio alle città vicine. Da qui lanciano continui attacchi verso occidente puntando alle infrastrutture costiere ed ai campi di petrolio del sud. Il califfato è presente in vari insediamenti nel Fezzan, nella Cirenaica, nell’area di Bengasi. Era arrivato a conquistare anche Derna, perdendola dopo gli scontri con il consiglio locale dei Mujahidin.

Diverse sfumature di grigio (probabilmente più di cinquanta…) spettano ad altri gruppi jihadisti non affiliati all’ISIS, come Ansar al-Sharia, alle brigate di Abu-Salim, e ad altri gruppi che costituiscono consigli (Shura) locali, a Bengasi, Derna e Ajdabiyah.

I rapporti fra le centinaia di tribù indipendenti e queste tre macro-entità variano continuamente in funzione delle decisioni del capo di ciascuna; ma anche all’interno di ognuna non sono infrequenti rotture e ricomposizioni così come diserzioni e trasferimenti di nuclei familiari o di singoli combattenti.

I fattori etnici e tribali spiegano la frammentazione del Paese. Ciascuna delle centinaia di tribù ha le proprie ambizioni territoriali, militari e la propria visione dei precetti dell’Islam. I Tobous hanno una concezione religiosa più liberale, sostengono il governo Tobruk nel sud scontrandosi spesso coi Tuareg nella ricca città petrolifera di Ubari e con le tribù arabe a Kufra. I Tuareg puntano al controllo della Libia sudoccidentale. Tuttavia, sostengono la NGNC islamista soprattutto contro i Tobous.

I Berberi (o Amazigh) sono divisi: la maggior parte ha scelto di sostenere il NGNC mentre i berberi Zentan hanno scelto di sostenere il governo di Tobruk. Di conseguenza, anche l’area di Djebel Nefoussa è divisa tra i due governi, così come la strategica città di Ajdabiya, dove si fronteggiano le tribù Zwia e Maghariba.

(prima parte di un’analisi che seguirà nei prossimi giorni)

ultima modifica: 2016-03-16T12:28:33+00:00 da Luca Longo

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