Conversazione di Formiche.net con Gianni Bessi, consigliere regionale Pd in Emilia Romagna

Gianni Bessi è consigliere regionale del Pd in Emilia-Romagna. È uno dei promotori del Comitato Ottimisti e razionali, presieduto da Gianfranco Borghini, che si oppone al referendum del 17 aprile con cui gli italiani saranno chiamati a scegliere se non prorogare, una volta terminate, le concessioni per la coltivazione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia marine.

Ecco il suo pensiero su referendum, movimenti No Triv e settore degli idrocarburi espresso in una conversazione con Formiche.net.

Bessi, chi è che non vuole le estrazioni a mare? Solo le Regioni che l’hanno promosso?

No, sono convinto che chi vuole bloccare le estrazioni siano i comitati No Triv. Che altro non sono se non gruppi d’opinione mossi da una forte motivazione che quotidianamente, sulla base del loro pensiero forte, promuovono azioni a sostegno della propria battaglia.

Perché lo fanno?

Con questa prassi acquisiscono e conquistano spazio nella più potente istituzione che esista: la rete dei mass media.

Che effetti produce questa presenza mediatica?

Il primo risultato di questa ’occupazione di campo’ è che molti, generalizzando, ritengono che, poiché ha una così grande evidenza, quella sia l’opinione della maggioranza. Poi si innescano i diversi opportunismi: quelli politici, quelli economici, eccetera. Non è così. Però può sembrare così.

Perché questo accade?

Le istituzioni di rappresentanza classiche sono in difficoltà, ecco perché questa attività di occupazione dei media va contrastata con una reazione analoga e diffusa.

Chi sostiene il no al referendum?

Il più grande alleato delle ragioni a sostegno delle estrazioni a mare sono i tanti lavoratori coinvolti nel settore. Nel 2014 erano circa 140mila nell’attività estrattiva e nella cantieristica, dati Unioncamere. Dagli ingegneri e tecnici che operano sul campo fino agli artigiani delle officine, delle imprese di servizio, eccetera. Io sto con i lavoratori e lo sarò anche dopo il 17 aprile, dopo il referendum. I lavoratori debbono trasformare le proprie ragioni in consapevolezza e quindi in una scelta di reazione che abbia la stessa intensità e le stesse azioni dell’iniziativa dei comitati No Triv.

Cosa glielo fa pensare?

Questa consapevolezza l’ho maturata sul campo, partecipando a iniziative nei territori, dove posso incontrare e ascoltare i lavoratori, e dai messaggi che mi stanno arrivando, e vedo che stanno nascendo molti gruppi a sostegno dei lavoratori del settore su Facebook. Solo una reazione dal basso eviterà che una posizione ideologica, quella dei No Triv, possa prevalere nel referendum. Le istituzioni, nel concetto più generale, forse non hanno gli strumenti per contrastare questa cultura di demonizzazione.

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