L'approfondimento di Gianluca Zapponini

Forse ha davvero ragione la Commissione europea quando nell’ultimo Country report afferma che “in Italia gli ostacoli alla concorrenza sono ancora notevoli”, si dice negli ambienti più liberisti della maggioranza di governo osservando le evoluzioni del ddl Concorrenza. Perché? La legge pro concorrenza, che dopo Pasqua dovrebbe approdare nell’Aula del Senato dopo l’ok della commissione Industria, risulta in parte alleggerita.

UBER, SE I TASSISTI PIEGANO IL PD

Il primo ko del governo (e del Pd) porta il nome di Uber, l’app nata nella Silicon Valley che consente a qualunque possessore di auto di improvvisarsi autista a pagamento. Il tribunale di Milano lo ha dichiarato illegale ma il Pd, tramite la senatrice democrat Linda Lanzillotta, ha tentato di normarlo, obbligandolo al rispetto di alcuni vincoli. Missione fallita visto che la possibile messa in regola di Uber ha suscitato le ire dei tassisti italiani, che in più occasioni hanno minacciato di paralizzare Roma e Milano, sulla scia dei loro colleghi di Londra e Parigi. Dopo alcune settimane di stallo al Senato, durante le quali Lanzillotta ha rilanciato la bontà del provvedimento, è arrivato l’altolà. Maturato 10 giorni fa durante un teso incontro al ministero dei Trasporti tra tassisti e governo. In cambio dello stop allo sciopero che avrebbe coinvolto 10.000 auto bianche, il governo ha concesso il rinvio della regolamentazione di Uber, demandandola, insieme alle norme sugli Ncc, anch’esse osteggiate dai taxi, a una futura e improbabile legge delega.

POSTE, I PRIVATI POSSONO (FORSE) ATTENDERE

Buona parte del Pd, i relatori e tutte le opposizioni, vorrebbero spezzare il monopolio di Poste Italiane sulla consegna degli atti giudiziari, ad oggi in vigore. Come? Anticipando la cosiddetta riserva legale al gennaio del 2017 anziché mantenerla in vita fino a giugno del prossimo anno. Alla Camera, in commissione, l’operazione era quasi riuscita salvo poi un blitz del Pd in Aula che con un emendamento aveva affossato il tutto, ripristinando la situazione originaria. Al Senato il copione è stato diverso, visto il formarsi fin da subito di un fronte piuttosto compatto contro la proroga dell’esclusiva, che può contare ancora oggi sul sostegno dello stesso Pd e dei relatori. Il governo, per mano del sottosegretario allo Sviluppo Antonio Gentile, ha fatto muro, respingendo tutti gli emendamenti pro-liberalizzazione. Ma la partita non è del tutto chiusa. Da una parte ci sono infatti tre emendamenti anti-monopolio targati Italia, Ala e Pd, per il momento accantonati, cioè non ancora votati. Dall’altra, come confermano alcune fonti a Formiche.net, ci sarebbe l’ipotesi  di fissare il termine della riserva a 120 giorni dalla pubblicazione del ddl in Gazzetta Ufficiale, dunque anche prima di gennaio. “La proposta”, spiega una fonte, “è all’esame del governo ma con il Mef contrario ad anticipare il termine sarà difficile spuntarla”.

FARMACI FASCIA C E PARAFARMACIE

Tra i capitoli più importanti inseriti nella legge sulla concorrenza, c’è la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli cioè a carico del cittadino e non coperti dal Servizio Nazionale. L’obiettivo originario del ddl era quello di portare tali farmaci al di fuori del perimetro delle farmacie, consentendone la vendita anche nelle cosiddette parafarmacie. Alla Camera, l’apertura del mercato dei farmaci era caduta nel vuoto, nonostante gli appelli delle parafarmacie e la battaglia di Scelta Civica, che si era scontrato con il no del governo. Più o meno lo stesso schema al Senato, dove le attese sono state gelate dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che lo scorso febbraio ha dichiarato senza troppi giri di parole come la liberalizzazione in questione non fosse materia del ddl. Non solo. Pochi giorni fa Lorenzin ha sottolineato come oggi toccare le farmacie significherebbe creare un problema “sociale”. Parole che avevano trovato immediata sponda nella Federazione delle farmacie (Federfarma) e nelle industrie del farmaco (Farmindustria). Il tutto tra le proteste della parafarmacie che ci sono dovute accontentare della spinta arrivata dall’Antitrust affinché tali esercizi possano allargare la gamma di servizi offerti, come la prenotazione di un esame. In commissione Industria sui farmaci di fascia C tira aria di resa, visto il parere contrario del governo, impossibile da aggirare.

PIU’ MATTONE PER LE BANCHE?

Ma per tanti capitoli spediti ancora una volta in soffitta, ce ne è uno che rischia di far certamente discutere, ovvero la possibile partecipazione delle banche all’attività di vendita e ristrutturazione immobiliare, diventando nei fatti veri e propri agenti immobiliari. Nel ddl è infatti presente una norma che prevede la possibilità per gli istituti di credito di dotarsi di proprie società di ingegneria, senza l’obbligo di iscrizione all’albo, con cui gestire in autonomia tutta la filiera. Potenzialmente, dunque, le banche potrebbero costruire case, venderle e ristrutturarle, curando sia la parte progettuale che quella esecutiva. Gli emendamenti che miravano a smontare tale norma sono stati tutti bocciati dal governo, con l’avallo del Pd, generando le critiche del relatore Luigi Marino (Ap), che ha definito tale norma come una “forzatura”. Ma soprattutto ha suscitato le ire della Fiaip, la federazione degli agenti immobiliari, che già quando della norma si cominciava a parlare aveva preso una durissima presa di posizione, paventando il rischio di oligopoli delle banche nel mattone e di clamorosi conflitti di interesse. La norma, che ha passato l’esame della commissione Industria, approderà così com’è in Aula, dove potrà essere eventualmente modificata. Altrimenti ci sarà una più robusta presenza delle banche nell’immobiliare col rischio di vedere fagocitate le piccole agenzie.

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