L’apprendista stregone Kim Jong Un sta per combinarne un’altra

L’apprendista stregone Kim Jong Un sta per combinarne un’altra
L'analisi del ricercatore Luca Longo

Diversi indizi portano a prevedere che la Corea del Nord stia per fare esplodere un altro ordigno nucleare; sarebbe il secondo di quest’anno ed il quinto dall’inizio del programma nucleare di Pyongyang.

Anche se le fonti più allarmiste – la Corea del Sud ed i falchi di Washington – arrivano a ventilare la possibilità di un’esplosione in atmosfera, è più probabile che la principale ricaduta tossica del prossimo ordigno nucleare sarà – come nei casi precedenti – lo storytelling ad uso interno, volto a ricordare a tutti i nordcoreani che Kim Jong Un è il più potente leader di tutta la dinastia Kim. Un effetto collaterale non meno importante per il regime, sarà quello di dimostrare a tutto il mondo che la Corea del Nord non teme le sempre più frequenti dimostrazioni di forza militare americane né la diplomazia internazionale.

Sul fronte esterno, infatti, è ormai evidente che Kim Jong Un ha ripudiato l’avvio della denuclearizzazione promossa dal padre Kim Jong e il concretizzatasi nei “Colloqui A Sei” del 2005.

Oggi, a pochi giorni dalla conclusione del Summit sulla Sicurezza Nucleare, durante il quale i leader delle potenze nucleari hanno fatto di tutto per allontanare lo spettro della distruzione nucleare mondiale, l’agenda del regime nordcoreano prevede obiettivi diametralmente opposti e li persegue tentando di minare alla radice la credibilità degli accordi di non proliferazione e, in particolare, dell’alleanza sudcoreana e statunitense. I due nemici di sempre.

Solo nel 2016, infatti, Pyongyang ha dichiarato di aver fatto esplodere una bomba termonucleare all’Idrogeno, ha lanciato un missile balistico intercontinentale a tre stadi, ha sviluppato un avanzato sistema di propulsione per i missili, ha lanciato diversi razzi da rampe mobili e sottomarine, ha lanciato il primo dei nuovi missili a raggio intermedio Musudan nell’anniversario della nascita del glorioso nonno Kim Il Sung, ha annunciato di aver ottenuto la miniaturizzazione in una testata nucleare – passaggio indispensabile per trasformare la tecnologia degli ordigni atomici in reali testate caricabili su un missile. Infine, sostiene di aver sviluppato anche le tecnologie per la guida dei moduli di rientro necessari per portare le testate sugli obiettivi assegnati. Il tutto mentre i media di regime hanno continuato a minacciare attacchi preventivi contro gli Stati Uniti.

Questo almeno a parole. Nella realtà, la dichiarata bomba H – come avevamo previsto proprio qui – era un semplice ordigno atomico a fusione-fissione tutt’altro che trasportabile, le analisi satellitari hanno dimostrato la perdita di controllo del missile balistico a tre stadi subito dopo il lancio, il lancio di un missile da un sottomarino si è in realtà rivelato il lancio di un razzo immediatamente andato fuori controllo a partire da una zattera completamente immersa, il test del missile Musundan si è rivelato anch’esso un fiasco mentre le analisi delle immagini che secondo il regime rappresenta la cosiddetta testata nucleare miniaturizzata mostrano evidenti indizi che si tratti di un simulacro, così come sembrano decisamente falsi i missili caricati sulle rampe autotrasportate che vengono fatti sfilare durante le parate militari.

Finora, tutte queste fanfaronate non hanno retto più di qualche giorno prima che la comunità dell’intelligence le sbugiardasse (per ultimi proprio i falchi americani che, ovviamente, non vedrebbero l’ora di poter scatenare qualche rappresaglia). A che scopo, quindi, La Corea del Nord continua a sostenere un programma per lo sviluppo di missili balistici intercontinentali lanciati da basi mobili e armati di testate nucleari pronte a colpire i nemici dalla Corea agli Stati Uniti?

Perché si sta avvicinando la data del settimo congresso del Partito dei Lavoratori Nordcoreano, un passaggio necessario a Kim per garantire il consolidamento finale della propria leadership. Infatti, solo 53 mesi dopo la morte di suo padre e ben 36 anni dopo il sesto congresso del Partito – guidato, allora, dal suo glorioso nonno – il trentatreenne leader non ha ancora ultimato la sua intronizzazione.

Le testate nucleari sono lo strumento individuato da Jong Un per compensare le sue debolezze e riscattare la propria immagine nel facile confronto con il nonno – che aveva tenuto a bada Sudcoreani e americani durante la Guerra di Corea – e con il padre – che aveva avviato l’industrializzazione e la modernizzazione di una nazione uscita dalla guerra in condizioni di sviluppo medioevali.

Il confronto con i grandi presidenti del passato spesso provoca imbarazzi negli attuali leader più o meno mediocri.

Per questo, mentre il quarantunenne leader italiano alterna lo stoytelling ad una, fortunatamente abbastanza incruenta, rottamazione di chi rischia di metterlo in ombra, il trentatreenne leader nordocoreano indulge non solo in uno storytelling oltre i limiti del grottesco ma anche nella sistematica rottamazione dei possibili oppositori tramite eliminazioni violente e spettacolari.

Noi che – a differenza di 25 milioni di nordocoreani – non stiamo morendo di fame sotto un regime oppressivo che investe ogni profitto in spese militari, possiamo quindi stare tranquilli?

Certamente no. Al di là delle evidenti considerazioni umanitarie, lo spregiudicato atteggiamento di Kim Jong Un sta minando alle fondamenta l’intero sistema di gruppi di lavoro internazionali, trattati e meccanismi di controllo e sicurezza che costituiscono l’infrastruttura degli accordi di non proliferazione nucleare mondiale.

Anche se, ad oggi, la Corea del Nord non è tecnicamente in grado di progettare, costruire, lanciare e fare arrivare sul bersaglio armi di distruzione di massa, la spregiudicatezza del leader combinata con l’incapacità dei militari e dei tecnici nordocoreani potrebbero reagire in una miscela veramente esplosiva e combinare un enorme pasticcio (come un’esplosione nucleare in atmosfera o un missile fuori controllo che possa essere scambiato da Seoul per un vero attacco atomico) in un’area densamente popolata ma anche in una zona politicamente già bollente situata fra la Cina, la Russia e il Giappone.

Esistono azioni che la comunità internazionale potrebbe compiere già oggi per disinnescare la minaccia, ad esempio esercitando pressioni su Pechino che, come abbiamo già dimostrato, è in grado di staccare la spina a PyongYang.

 

ultima modifica: 2016-04-26T11:01:12+00:00 da Luca Longo

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