L'intervento di Gianni Bessi, consigliere Pd nella regione Emilia Romagna

Non esistono rivoluzioni fallite. Nella storia, economica, politica, sociale e culturale ogni tentativo reazionario è stato sconfitto.

Mi sono fatto un’idea della ‘rivoluzione’ di Renzi nel Partico Democratico grazie al contributo delle riflessioni e agli insegnamenti di Filippo Onoranti, giovane e brillante fresco di dottorato in filosofia alla Lateranense di Roma.

La realtà è duale? Già prendere posizione in merito a tale questione comporta una scelta, radicale, decisiva, per certi versi “compromettente”, sicuramente impegnativa. Oggi parliamo di realtà politica. Forse. Ma nulla ci vieterebbe di parlare di altre realtà o di interrogarci sul concetto in generale di “realtà” ed in ognuno di questi casi, non si può dire nulla senza compromettersi.

Onoranti mi ha fatto riflettere sulla teoria che Max Planck, nel 1900, propone come soluzione “solo teorica” per risolvere una fondamentale problema fisico e che costituirà un nucleo della questione sulla dualità; questa idea tuttavia come un sasso che rotola lungo un pendio prende forza da sé fino ad emanciparsi completamente diventando nel giro di soli cinque anni una “verità” che sarà un giovane Einstein a sostenere e che a propria volta, trascorsi gli anni, soffrirà nel non riuscire più a confutare perché la dualità del mondo che scaturì dalla sua idea gli risulterà faticosa, quasi dolorosa.

L’idea in sé è elegantemente semplice: la realtà è in molti modi, quello che noi scegliamo di prendere in considerazione di volta in volta ed escludendo gli altri possibili diventa vero come conseguenza della nostra decisione, ma LA VERITA’ è la realtà nel suo complesso. Questa semplice verità di natura appare tuttavia scandalosa.

La dualità fa questo effetto, a Planck, ad Einstein, a ciascuno di noi. Ben più del molteplice, perché nella molteplicità ciascuno di noi sente di poter trovare un proprio posto, di poter prendere dimora e consolarsi in una propria dimensione equivalente ad altre. La dualità è molto più arrogante, impone la scelta ed il confronto. E anche lo scontro.

Lo scontro è una soluzione apparentemente semplice, anche se talvolta la realtà non lo è, a volte infatti la realtà è duale. La realtà politica rientra in questa partizione. Il caso emblematico è quello del PD: partito delle sezioni, delle feste dell’Unità da un lato, e il PD del premier con altre incombenze, non più o meno salienti, semplicemente altre, e quindi rispondenti a modalità, tempistiche, linguaggi lontani e sovente anche apparentemente contrastanti.

La realtà è questa stessa dualità, riconoscerla per volervi incidere forse impone di abbracciarla. La coerenza, termine quasi abusato nella contemporaneità, consiste nella mutevolezza, nel saper tracciare due cerchi che non coincidono ma si affiancano e soprattutto nel farsi carico delle discrepanze, il mondo è infatti discrepante in se stesso.

Siamo allora condannati a riconoscere – noi classe dirigente del PD – l’imporsi dei due cerchi che non coincidono ma si affiancano?

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