L’Aeronautica militare ha festeggiato 93 anni dalla fondazione ma anche 25 anni da quando tutto è cambiato al suo interno, cioè dall’inizio della prima guerra del Golfo, la missione Desert Storm. I Tornado dell’Aeronautica portarono l’Italia in guerra per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale con l’operazione Locusta senza che nessuno immaginasse i passi da gigante che sarebbero stati compiuti dall’Arma azzurra in pochissimo tempo.

La cerimonia per l’anniversario, in un hangar dell’aeroporto militare di Ciampino davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stata l’occasione per il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale Enzo Vecciarelli, per ricordare anche quella missione. Un evento quasi dimenticato e che è stato rievocato nei minimi dettagli la sera del 5 aprile in un convegno organizzato dall’Aeronautica e dal Cesma, il Centro studi militari aeronautici Giulio Douhet. Moderato dal giornalista Francesco Giorgino del Tg1, al dibattito hanno partecipato il generale Mario Arpino, all’epoca capo unità di coordinamento aereo a Riad; il generale Antonello Urbano, che fu comandante del reparto di volo autonomo dell’Aeronautica nella base Locusta nella Penisola arabica; il professore Gregory Alegi, docente di Storia delle Americhe alla Luiss e di Storia aeronautica all’Accademia dell’Arma azzurra, e tanti protagonisti di allora, ufficiali e sottufficiali.

Arpino, che fu poi capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa, ha ricordato che (dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq il 2 agosto 1990) la risoluzione Onu 678 intimava a Saddam Hussein di ritirarsi entro la mezzanotte del 15 gennaio 1991. Era la seconda volta che l’Onu autorizzava la guerra, dopo la Corea, «e la terza è stata nel 2011 riguardo alla Libia, e questa non l’ho capita», ha commentato ironicamente Arpino. 25 anni fa le Forze armate furono costrette a ricoprire il ruolo della foglia di fico di fronte alle ipocrisie della politica, «sempre divisa tra essere e apparire e che gioca molto sull’apparire», tanto che il generale ha ricordato come il primo incarico ufficiale dato all’Aeronautica fosse solo quello di fornire la difesa aerea alla flotta diretta verso il Golfo. Incarico di fronte al quale i vertici militari americani strabuzzarono gli occhi. Dopo mille traversie, ostacoli, chiarimenti politici, fu su un tovagliolo di carta al ristorante che il generale Urbani stilò il primo elenco degli equipaggi che avrebbero dovuto partecipare ai bombardamenti: 34 equipaggi dai 25 ai 35 anni. L’opzione «a» prevedeva per gli italiani solo addestramento, ma erano ancora fuori da quella «b», la guerra. La politica italiana era non solo indecisa e divisa al suo interno, ma per capire l’importanza che alcuni politici davano al nostro ruolo basta una frase del sottosegretario socialista agli Esteri Claudio Lenoci (non citato nel convegno ma reperibile negli archivi): in visita alle truppe nel Golfo, a chi gli chiedeva perché il governo non fosse più vicino ai nostri militari rispose: «Che volete, non posso mica presentarmi alle elezioni negli Emirati Arabi». Giusto per capire il clima.

Alla fine si parte: la politica «autorizza l’ingresso nella lista “b” con le dita incrociate», ha ricordato Arpino, e tra il 17 e il 18 gennaio 1991 8 Tornado decollano anche se solo uno riuscirà a compiere la missione: quello del maggiore pilota Gianmarco Bellini e del capitano navigatore Maurizio Cocciolone, che però fu colpito dalla contraerea irachena: entrambi dovettero eiettarsi e rimasero prigionieri per oltre 40 giorni. Il generale Roberto Lamanna ha ricordato che il suo equipaggio fu il primo a capire che c’erano dei dispersi perché non ricevevano comunicazioni da Bellini «e quando stavamo per partire per la seconda missione capimmo che non era più un gioco: ogni volta lasciavo gli oggetti personali da consegnare a mia moglie se non fossi tornato».

L’Italia vide ai telegiornali le immagini drammatiche in cui il navigatore italiano dice «my name is Maurizio Cocciolone». Bellini ha ricordato ogni momento: l’aereo colpito dopo aver bombardato un deposito di munizioni in Kuwait occupato dagli iracheni, le violenze subite per parecchi giorni, la mandibola rotta e le costole incrinate. Giorgino non ha potuto evitare di chiedergli se la decisione di andare avanti nella missione nonostante le pessime condizioni atmosferiche sia stata solo sua, perché si parlò di un’indecisione di Cocciolone. Con grande correttezza Bellini ha rivendicato una decisione comune aggiungendo però che Cocciolone disse solo: «Perché non torniamo indietro?». Nessuno dei presenti ha aggiunto altro, anche se proprio quella frase avrebbe fatto la differenza perché solo Bellini fu insignito della medaglia d’argento al valor militare. I due furono «recuperati» da Arpino in persona: Cocciolone gli fu consegnato al confine Iraq-Giordania e subito mandato in ospedale su una nave americana per un immediato aiuto psicologico; Bellini tornò con la Croce rossa, anche se Arpino fu costretto a prenderselo con la forza firmando come se dovesse diventare di sua proprietà. Quella firma ora è incorniciata nello studio di Bellini. La prima guerra del Golfo fu una grande avventura che Arpino ha definito «una demarcazione tra la vecchia e la nuova Aeronautica. La politica è rimasta quella che era, sappiamo che ci può mettere in difficoltà ma sappiamo che possiamo cavarcela».

Tornando alla cerimonia per l’anniversario della fondazione dell’Aeronautica, il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano ha ricordato i dubbi sull’acquisizione del Tornado (il primo che ebbe l’Italia volò nel dicembre 1975), che era considerato un mezzo troppo futuristico. Ne arrivarono altri 100 come quelli oggi in servizio in Kuwait con compiti di ricognizione e sorveglianza nella missione irachena Prima Parthica. «E il paragone con altri avanzatissimi sistemi d’arma aerei in fase di acquisizione, sia pilotati che guidati a distanza – ha aggiunto Alfano – è sin troppo calzante». Dunque con gli F35 (mai citati) «vogliamo fare un investimento del medesimo tipo, vogliamo mettere in servizio in questo periodo ciò che difenderà il Paese nei prossimi quarant’anni e oltre, come hanno fatto i Tornado, gli Eurofighter e altri velivoli». Le scelte che riguardano le Forze armate, ha detto poi Alfano rivolgendosi a Mattarella, «richiedono però investimenti di lungo termine non sempre facili da far comprendere».

Le operazioni svolte in Afghanistan negli ultimi anni hanno portato alla concessione della medaglia d’argento al valore aeronautico alla 46ª Brigata aerea di Pisa, al 9° stormo di Grazzanise, al 14° stormo di Pratica di Mare, al 16° stormo «Protezione delle forze» di Martina Franca, al 17° stormo incursori (forze speciali) di Furbara, nel comune di Cerveteri e una medaglia di bronzo al valore aeronautico al colonnello Michele Morelli. Una medaglia d’argento al valore aeronautico è stata invece concessa al 15° stormo di Cervia per il soccorso nelle calamità naturali di Olbia (novembre 2013) e Modena (gennaio 2014) e per l’incendio sul traghetto Norman Atlantic il 28 dicembre 2014.

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