Chi c'era e cosa si è detto all'assemblea nazionale della federazione presieduta da Stefano Cuzzilla

E’ l’innovazione il tasto fondamentale su cui deve battere l’Italia per agganciare definitivamente la ripresa economica e mettersi finalmente alle spalle la crisi. Ne è convinto Stefano Cuzzilla, da un anno alla guida di Federmanager, l’associazione rappresentativa dei manager che ieri all’Auditorium Parco della Musica di Roma ha celebrato la sua assemblea nazionale (i cui temi fondamentali erano stati anticipati da Formiche.net con un’intervista allo stesso Cuzzilla).

(CHI C’ERA ALL’ASSEMBLEA DI FEDERMANAGER. TUTTE LE FOTO)

L’APPUNTAMENTO

La relazione di Cuzzilla ha aperto l’appuntamento a cui hanno partecipato anche alcuni esponenti del governo guidato da Matteo Renzi. Dal palco dell’Auditorium hanno preso la parola il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. E poi, ancora, il ministro plenipotenziario degli Esteri Carlo Formosa e vari rappresentanti del mondo imprenditoriale e manageriale come il presidente di Confapi Maurizio Casasco, il presidente della Cida Giorgio Ambrogioni e la presidente di Prioritalia Marcella Mallena. Infine – a chiudere il pomeriggio – si è svolta una tavola rotonda moderata dal vicedirettore del Corriere della Sera Antonio Polito.

L’AFFONDO SULLE PENSIONI

Nel corso della sua relazione Cuzzilla non ha risparmiato qualche stoccata. Una particolarmente dura l’ha riservata al presidente dell’Inps, Tito Boeri, quando ha parlato di pensioni. “Non giovano certamente le sue esternazioni che, oltre a fuoriuscire dalla competenze dell’istituto, generano terrore e conflitto tra le generazioni“, ha commentato. Cuzzilla ha definito l’atteggiamento generale sul tema pensioni di “poca lungimiranza” e poi ha chiesto “una politica chiara, unica e condivisa che sostenga l’aspettativa dei cittadini nei confronti del proprio futuro pensionistico“.

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PICCOLO NON E’ BELLO

Cuzzilla ha individuato nelle dimensioni delle imprese italiane uno dei fattori di maggiore difficoltà del nostro tessuto produttivo. “Ciò che veramente ci penalizza è il peso dimensionale delle nostre aziende che in maggioranza sono dei bonsai, spesso eccellenti nella qualità ma decisamente troppo piccole per essere competitive”, ha affermato. Il presidente di Federmanager ha quindi citato i dati Istat da cui emerge che il valore aggiunto per lavoratore aumenti in modo costante al crescere “della classe dimensionale delle imprese”.

GLI INVESTIMENTI STRANIERI

C’è poi una questione ulteriore che Cuzzilla ha indicato nella sua relazione. E’ la capacità del nostro sistema economico di attrarre stabilmente – e a tutte le latitudini – gli investimenti dall’estero. “Ricordiamoci di questo paradosso: l’Italia risulta tra i primi tre paesi al mondo dove si vorrebbe vivere, ma non è certo tra i primi dove investire”, ha ricordato il presidente di Federmanager. I fattori di ritardo in tal senso sono molteplici, come ha evidenziato Cuzzilla: “La mancanza di certezza del diritto, una pressione fiscale tra le più alte, una burocrazia invalidante, la piaga della corruzione, un Mezzogiorno che pur rappresentando un terzo del Paese continua a porsi in uno stato di profonda arretratezza”.

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CERCASI LOGISTICA ALL’ALTEZZA

Un tema spesso sottovalutato ma in realtà di importanza centrale è quello della logistica secondo Cuzzilla, che ha evidenziato come la disorganizzazione da questo punto di vista determini “un mancato guadagno di circa quaranta miliardi di euro l’anno”. Per imprimere un’inversione di marcia, il presidente di Federmanager ha proposto alcuni interventi: “Dalla semplificazione degli adempimenti doganali allo sviluppo della City Logistic all’attuazione del Piano nazionale degli aeroporti fino all’integrazione della rete nazionale aeroportuale nel sistema europeo”.

IL RUOLO DEI MANAGER

In un contesto di tale difficoltà, Cuzzilla è convinto del ruolo sempre più importante che bisognerebbe attribuire ai manager. La platea arrivata all’Auditorium di Roma per ascoltarlo si è sciolta in un caloroso applauso quando il presidente di Federmanager ha detto dal palco: “Adesso tocca a noi”. A questo proposito, Cuzzilla ha anche citato una ricerca pubblicata da Prioritalia una decina di giorni fa (qui l’approfondimento di Formiche.net), dalla quale è emerso come i cittadini auspichino sempre più spesso la partecipazione dei manager all’amministrazione della città nella convinzione che siano in grado di imprimere una svolta positiva.

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I MANAGER SECONDO LORENZIN

Un concetto che Beatrice Lorenzin ha ribadito dal suo particolare angolo visuale di ministro della Salute. A questo proposito – ha sottolineato – è necessario che il settore pubblico sia posto nella condizione di poter competere con quello privato, in modo da attrarre i migliori. Un limite in tal senso – ha rilevato il ministro della Salute – è il tetto agli stipendi dei manager pubblici, così lontani dagli standard del mondo produttivo privato da rendere praticamente impossibile ogni tipo di competizione. Pesano però in un’ottica di questo tipo anche le disfunzioni di carattere organizzativo e la lentezza pachidermica della burocrazia. Portare i manager migliori a lavorare per un certo periodo nella pubblica amministrazione deve essere dunque un obiettivo imperativo. “La loro assenza durante la crisi ha pesato molto sull’Italia”, ha detto Lorenzin.

LA FOTOGRAFIA DI BARETTA

Siamo in una fase in cui si può parlare di ripresa: è fragile ma c’è”, ha spiegato il sottosegretario del Mef Pierpaolo Baretta, che si è chiesto come riuscire a irrobustire e sviluppare questi primi segnali positivi. Gli ingredienti che ha indicato sono due: “La fiducia e gli investimenti”. Poi – con un gioco di parole – ha aggiunto: “Il nostro compito come Governo è di aiutare la ripresa e di aiutare a fare impresa”. Sotto quest’ultimo profilo, Baretta ha evidenziato come l’esecutivo sia in campo per sostenere il ricambio generazionale e il ringiovanimento all’interno delle aziende. “Le imprese ne hanno bisogno”, ha scandito.

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