Fatti, nomi e ricostruzioni

La voragine della paura e delle polemiche. Quella buca di 200 metri che si è aperta sul Lungarno a pochi passi da Ponte Vecchio ha mostrato al mondo quanto possa essere fragile il sottosuolo di una città antica come Firenze. Fortunatamente – vista anche l’ora dell’incidente, le 6:15 di ieri mattina – non ci sono stati feriti ed anche i palazzi nelle vicinanze, alcuni dei quali evacuati per precauzione, sembrano aver assorbito il colpo. I vigili del fuoco continuano a lavorare per riportare la situazione alla normalità nel più breve tempo possibile e per capire cosa sia successo. Intanto, però, la temperatura dello scontro politico ha già superato i livelli di guardia.

LE ACCUSE DI NARDELLA

Il sindaco di Firenze Dario Nardella (che ha parlato di “errore umano”) è un fiume in piena. Il successore di Matteo Renzi è convinto di quale sia la dinamica che ha portato al crollo: è certo che dietro la voragine si nasconda un qualche tipo di errore da parte di Publiacqua, la società che gestisce il servizio idrico nel capoluogo toscano e nelle province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo. Il primo cittadino lo ha dichiarato già ieri nel pomeriggio e poi ancora stamattina in un’intervista a Repubblica. Il bersaglio numero uno è l’amministratore delegato di Publiacqua Alessandro Carfì.

L’ATTACCO ALL’AD DI PUBBLIACQUA

Rabbia raccontata dall’agenzia di stampa Dire in un resoconto di ieri pomeriggio: Ci ha detto che stanotte era tutto ok, ma forse così non era. Ci sono i video, c’era acqua in strada a mezzanotte. Sono intervenuti i vigili, i pompieri gli operai, sono state fatte spostare 12 macchine e i tecnici che fanno? Vanno a dormire…”. Parole dure cui Nardella ha aggiunto un’ultima stoccata: “Mentre io ero qui, alle 7 del mattino, ho chiamato più volte l’amministratore delegato che non era in strada”. Un attacco integrato nella conversazione con Repubblica. “Chi ha le responsabilità operative?“, chiede il giornalista Ernesto Ferrara. “L’ad dell’azienda“, risponde Nardella che poi aggiunge: “Ha pure avanzato ipotesi poco convincenti sulla dinamica. Arrivando a sostenere che potesse essere colpa di un’altra tubazione, non gestita da Publiacqua: i vigili del fuoco hanno appurato, fin dove si sono potuti spingere, che su questa tubazione non c’erano cedimenti. Questo mi lascia pensare che la causa prevalente di questo episodio sia stata la rottura della tubazione Publiacqua. Serve urgentemente chiarezza“. Giudizio molto più morbido invece sul presidente della società Filippo Vannoni: “Non credo che si debba dimettere, si è dimostrato disponibile e attivo“. E oggi al Tg1, parlando dei 5 milioni di danni stimati, il sindaco ha aggiunto: “Li pagherà Publiacqua“.

LA SOCIETA’

Publiacqua è la società per azioni che gestisce il servizio idrico in 46 comuni della Toscana, tra cui il capoluogo. Il 60% del capitale sociale è in mano a soggetti pubblici: il comune di Firenze, in particolare, ne detiene il 21,6%. Il 40% di Publiacqua è di proprietà di Acque Blu Fiorentine spa, di cui la multiutility romana Acea possiede il 68,9% delle azioni e nel cui capitale è presente – ma con una quota dello 0,18% nell’ambito di un consorzio – anche Vianini Lavori del gruppo del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone. Publiacqua è stata costituita nel 2000 per iniziativa dei Comuni in cui la società esercita la propria attività. Nel 2006, a conclusione di una gara ad evidenza pubblica, è stato individuato un partner privato, appunto Acque Blu Fiorentine, composto da una serie di aziende pubbliche e private fra le quali, oltre Acea, anche Suez Environnement ed MPS.

CHI E’ L’AD DI PUBLIACQUA

L’amministratore delegato di Publiacqua, Carfì – contro il quale si è scagliato Nardella – arriva da Acea, controllata dal Comune di Roma al 51% e poi da alcuni soci privati, tra cui il principale è lo stesso Caltagirone con quasi il 16%. Arrivato in Publiacqua nel settembre 2014 al posto di Alberto Irace – trasferitosi proprio in Acea come amministratore delegato – Carfì nella multiutility romana svolgeva le funzioni di responsabile del settore internazionale. Prima – come si può leggere nella sua biografia sul sito di Publiacqua – era stato, invece, amministratore delegato di Umbra Acque Spa, la società di gestione del servizio idrico a Perugia e in 37 comuni limitrofi. Un passaggio – quello di Carfì da Acea a Publiacqua – che all’epoca aveva fatto discutere a Roma, visto che si tratta del marito di Alessandra Cattoi, ex braccio destro di Ignazio Marino in Campidoglio (qui e qui le ricostruzioni fatte da Repubblica e Italia Oggi in quei giorni). Inoltre, da luglio 2014 Carfì è anche presidente di Acque Blu Fiorentine, la società che possiede il 40% di Publiacqua.

LE CRITICHE DELL’OPPOSIZIONE

Critiche le opposizioni che chiedono la convocazione di un consiglio comunale straordinario per discutere di quanto accaduto. Particolarmente duro il commento rilasciato a Tagadà su La7 da Claudio Borghi, economista di punta della Lega di Matteo Salvini e consigliere regionale della Lega in Toscana: “Publiacqua è sempre stata il club, il dopolavoro di Renzi dove in una maniera o nell’altra ha sempre piazzato i suoi amici. Ricordiamo che il primo incarico che fu assegnato a Maria Elena Boschi è stato nel cda di Publiacqua“.

LA VERSIONE DI D’ANGELIS

Presidente della società idrica è stato, invece, dal 2009 al 2013 l’attuale direttore de L’Unità Erasmo D’Angelis che in un’intervista all’Huffington Post ha dato la sua versione dei fatti: “Un errore umano? I tubi risalgono all’epoca di Firenze capitale d’Italia“. Problema che – secondo l’ex sottosegretario al ministero delle Infrastrutture – non è limitato soltanto a Firenze. Nel suo editoriale su L’Unità, DAngelis afferma che “la nostra rete idrica complessivamente si estende per 340.000 kilometri ma di questi ben 170.000 sarebbero tubi da rottamare o sostituire perchè vetusti. Servirebbe posare oltre 50.000 kilometri di nuove reti, 30.000 per l’acqua e 21.000 per le fognature, come rilevano studi recenti e accurati“.

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