Qual è il colmo per un partito che postula la rivoluzione di internet? Non riuscire a trasmettere in streaming la presentazione dei suoi candidati. Scherzo beffardo del destino cui oggi è andato incontro il M5S: in teoria avrebbe dovuto illustrare in rete i punti principali del programma elettorale dei suoi candidati sindaco. In teoria, perché in pratica non si è riuscito a capire e vedere quasi nulla come hanno rimarcato simpatizzanti ed elettori a 5 Stelle

L’APPUNTAMENTO

Appuntamento alle 11 di questa mattina: i candidati pentastellati nelle più importanti città italiane al voto – l’uno accanto all’altro – guidati da Luigi Di Maio per spiegare idee e proposte. Con il vicepresidente della Camera ed esponente del direttorio ci sono la candidata di Torino Chiara Appendino, quello di Napoli Matteo Brambilla, di Bologna Massimo Bugani, di Milano Gianluca Corrado, di Cagliari Antonietta Martinez, di Trieste Paolo Menis e di Roma Virginia Raggi. E’ tutto pronto: nella sede della Camera di Commercio di Roma ci sono i giornalisti per le domande mentre collegati da casa – ai loro computer – ci sono elettori, attivisti o semplici addetti ai lavori.

IRONIA DELLA SORTE

Appena inizia il dibattito, il segnale è intermittente, così seguire la presentazione è praticamente impossibile. Simpatizzanti e non lo fanno presente sul web tra ironia e dispiacere. “Lo streaming non funziona“, “va a singhiozzo“, “così proprio non va“, sono solo alcuni dei commenti che si possono leggere online. C’è pure chi ironizza sulla rivalità tra il premier e il M5s con l’hastag #renzicirubalabanda. Bella ironia della sorte per un partito che delle magnifiche sorti  e progressive di internet ha fatto il suo tratto distintivo, come emerge dal pensiero e dai libri del suo fondatore Gianroberto Casaleggio, recentamente scomparso (qui l’approfondimento di Formiche.net su alcune delle sue idee).

L’ALGORITMO CONTRO I TRADITORI

Nel corso della conferenza stampa Di Maio ha commentato quanto dichiarato ieri da Beppe Grillo a proposito dell’algoritmo da utilizzare per espellere i politici che non rispettino i loro programmi. “E’ solo la battuta di un comico“, ha spiegato.

IN LODE DEL PORTOGALLO

E’ poi tornato su uno temi più sentiti dal M5S e più dibattuti in questa campagna elettorale: la questione dei cambi di casacca degli esponenti politici, consentita a livello nazionale per l’espresso divieto del vincolo di mandato affermato dalla Costituzione. A livello locale non è così ed infatti il Movimento 5 Stelle a Roma ha fatto sottoscrivere a tutti i candidati – Virginia Raggi in testa – un codice etico (secondo taluni un autentico contratto), per il quale il cambio di partito viene sanzionato con una multa da 150.000 euro. Di Maio sembra intenzionato a prevedere una norma simile anche a livello nazionale – in questo caso la Costituzione italiana non sarebbe dunque “la più bella del mondo” – magari prendendo spunto da alcune esperienze straniere. A tal proposito il riferimento esplicito che Di Maio fa è alla Costituzione del Portogallo, in virtù della quale decadono dal mandato i deputati che si iscrivono a un partito politico diverso da quello per cui si sono presentati alle elezioni.

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