La maggior parte ha deciso di rimanere almeno a parole neutrale ma c’è pure qualcuno che si è schierato apertamente. A due giorni dal primo turno delle amministrative del 5 giugno e a 10 abbondanti dal ballottaggio del 19 giugno, i candidati che sono stati bocciati nella corsa per il Campidoglio si interrogano sul da farsi. Le alternative che hanno di fronte sono tre: sostenere Roberto Giachetti, appoggiare Virginia Raggi oppure non esprimere alcuna preferenza.

LA SCELTA DI GIORGIA

La prima ad annunciare il suo no, sia a Giachetti che a Raggi, è stata Giorgia Meloni, arrivata terza a pochi punti percentuali dal candidato del Partito Democratico. I motivi della sua scelta sono diversi: Giachetti non lo sostiene perché – dice – “non potrei mai dare una indicazione di voto per un candidato di Renzi“.  Nessun endorsement, però, neppure per Raggi dalla quale – nel corso delle settimane – Meloni ha continuato a prendere sempre più le distanze. Dalle carezze iniziali si è infatti passati alla bocciatura: “Non me la sento di dare un’indicazione a favore di Raggi. Della sua campagna mi sono fatta un’idea di pressappochismo“. Posizione diversa da quella dell’alleato Matteo Salvini, che però, con il suo 2,7%, continua a non sfondare nella capitale. La linea del segretario della Lega Nord è chiara: “Votare tutto tranne Renzi e il Pd“.

I DISTINGUO DI ALFIO

Più articolato il ragionamento di Alfio Marchini, forse il più deluso dal voto di domenica scorsa in cui non ha ottenuto neppure il 12% dei consensi. L’imprenditore romano finora ha scelto di non prendere posizione. “Sono disponibile a incontrare entrambi i candidati“, ha commentato Marchini, il quale – ha aggiunto – che se un appoggio ci sarà, sarà sulla base di una reale convergenza tra i programmi. Nessun apparentamento ufficiale però: “L’obiettivo non è prendere posti in giunta“. Un’indicazione Marchini, però, sembra averla comunque data quando ha ricordato – nel corso della conferenza stampa di questa mattina – l’amicizia che lo lega a Giachetti. Se decidesse di sostenere qualcuno, dunque, è arduo – se non impossibile – immaginare che possa trattarsi di Raggi.

LA SCHEDA DI SILVIO

Sarà rigorosamente bianca, invece, la scheda di Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia – che è residente a Roma – si recherà regolarmente alle urne ma non esprimerà alcuna preferenza, almeno stando al comunicato diffuso dal partito: “Il Presidente Berlusconi voterà scheda bianca, per sottolineare l’inadeguatezza di entrambe le proposte politiche“. Una posizione che, secondo molti, nasconderebbe il tentativo di annacquare le polemiche degli ultimi giorni sul presunto favore del Cavaliere a Renzi. Non è un mistero, infatti, che per Salvini e Meloni la decisione di sostenere Marchini anziché la leader di Fratelli d’Italia sia stata presa da Berlusconi allo scopo di favorire l’approdo di Giachetti al ballottaggio. Accuse rigettate in toto da Forza Italia: oggi anche il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ha dichiarato di voler votare scheda bianca, al motto di “mai con il Partito Democratico“. “Io non vado proprio a votare, così fugo ogni dubbio”, ha detto ieri l’ex ministro Maurizio Gasparri.

L’ENDORSEMENT DI BEATRICE

L’endorsement più chiaro arriva, invece, da Beatrice Lorenzin che al primo turno aveva animato la lista Roma Popolare a sostegno di Marchini. Il ministro della Salute ha annunciato che sosterrà il vicepresidente della Camera:  “Non ho neanche un dubbio. Chiederò ai romani di votare per Giachetti. Da Raggi non ho sentito cose concrete“.

I DOLORI DI STEFANO

La situazione più magmatica si registra, infine, all’interno di Sinistra Italiana – la formazione politica nata dalla fusione tra Sel e alcuni transfughi del Pd – che al primo turno per il Campidoglio ha sostenuto la candidatura di Stefano Fassina. Una corsa dal “risultato disastroso” secondo la definizione data dal capogruppo uscente in Assemblea Capitolina Gianluca Peciola. L’aria all’interno della Sinistra Italiana è da resa dei conti. Quel 4,4% non è andato giù a molti esponenti di Sel, già contrari alla scelta di Fassina di rompere definitivamente con Giachetti e di mettere a rischio l’asse di governo locale con il Pd che – tra le altre cose – vede Massimiliano Smeriglio svolgere le funzioni di vicepresidente alla Regione Lazio con Nicola Zingaretti. Con il risultato delle urne il partito della “sinistra sinistra” ha ottenuto un solo seggio in Assemblea Capitolina che Fassina, peraltro, sembra voler tener per sé, cumulando le cariche di deputato e consigliere comunale tra cui non esiste incompatibilità di legge. Ce n’è abbastanza, dunque, per far deflagrare lo scontro. Ed infatti, Fassina – dopo aver addirittura ipotizzato di votare Raggi – ha detto ieri che non sosterrà né l’uno nè l’altra. Nel suo partito, invece, in molti stanno riflettendo sul sostegno a Giachetti, per cercare di riattaccare i cocci di un’alleanza che a Roma è andata avanti fin dai tempi della prima elezione di Francesco Rutelli in Campidoglio.

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