Lettera aperta di Daniele Capezzone

Alla cortese e urgente attenzione del Governatore della Banca d’Italia dott. Ignazio Visco

Illustre Governatore,

a più riprese, da parte Sua, è stata ribadita la lodevole intenzione di fare chiarezza e di garantire trasparenza sull’opaca e preoccupante vicenda che ha riguardato Banca Etruria.

Due premesse, da parte mia. La prima: chi Le scrive è un assoluto garantista. Detesto, dalla più tenera età, ogni uso politico di vicende giudiziarie. E, quando è stata presentata in Parlamento una mozione di sfiducia individuale verso il ministro Boschi, pur da fermo oppositore del governo Renzi, con i miei colleghi Conservatori e Riformisti, ho e abbiamo votato contro.

La seconda. Per due anni, dal 2013 al 2015, ho avuto l’onore di presiedere la Commissione Finanze della Camera. Nel mio piccolo, ho più volte posto domande pubbliche sulle fragilità di alcuni settori del sistema bancario italiano: in ogni sede, invece, mi si rispose affermandone perentoriamente l’assoluta solidità. Ancora, pur da oppositore liberale del bail-out e dei salvataggi di Stato, ho proposto un diverso cammino di preparazione al meccanismo del bail-in: mi si rispose (prima, quando si era in tempo) che ce lo chiedeva l’Europa (salvo elevare lamentazioni postume). Successivamente, ho chiesto che si puntasse sul Fondo interbancario di tutela dei depositi: denaro privato per una iniezione di capitale nelle banche sofferenti. Ci si rispose che l’Europa aveva detto no. Infine, a più riprese ho chiesto (mi sembrava il minimo sindacale) una campagna di informazione a favore di contribuenti, investititori e risparmiatori, almeno basata sull’elementare incoraggiamento a differenziare risparmi e investimenti. Mi si disse che avevo ragione, ma che si sarebbe visto in futuro…Ora ciascuno può fare un bilancio di tutto ciò.

A questo punto, senza piangere sul latte versato, Le rivolgo,da garantista, una elementare richiesta di trasparenza. Scelga Lei i modi e le forme in cui tale richiesta possa essere soddisfatta.

Occorre rendere noto chi, e quanto, e con quali garanzie, e con quale percorso di rientro, abbia ricevuto fidi, prestiti, erogazioni, finanziamenti, a qualsiasi titolo, da Banca Etruria, con riferimento ad un arco di tempo adeguato a comprendere l’intera vicenda.

Tuttora, infatti, piccole imprese e cittadini, quando si recanopresso una banca anche per un piccolo fido, sono sottoposti a un’analisi del sangue (più o meno metaforica). Mi sembra opportuno sapere se questo sia avvenuto anche presso Banca Etruria, o se invece si sia verificato un caso classico di “crony lending”, determinando il dissesto e i danni che sono parzialmente venuti alla luce.

Una operazione-verità mi appare quanto mai necessaria: sia peri contribuenti, sia per le banche ben amministrate, quelle che hanno agito correttamente e che sono e saranno chiamate a sopportare i danni e gli effetti collaterali delle altrui cattive gestioni.

Cordiali saluti.

Daniele Capezzone

Deputato

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