Ha sottovalutato il divario sociale che è cresciuto a Torino in questi anni di crisi, anni in cui è aumentato il numero di quanti si sentono esclusi“. E’ questo il principale errore commesso dall’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, secondo Giuseppe Berta, storico dell’industria e docente di storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano. Berta, che a Torino vive e ha diretto l’archivio Storico della Fiat dal 1996 al 2002, conosce bene la sua città, di cui d almeno due decenni ne segue “la grande metamorfosi da città manifatturiera ad altro” che ancora non si è compiuta del tutto.

Dopo 20 anni di centrosinistra alla guida della città, Torino vive una svolta storica. Qual è la chiave di lettura di questo voto? Torino sta cambiando pelle anche nel modo di votare?

L’esito del ballottaggio favorevole a Chiara Appendino si inserisce nel solco di quanto sta avvenendo in altre elezioni in Europa. Al voto il contrasto ormai non è più tra destra e sinistra, ma tra establishment e forze anti establishment. E Torino non ha fatto eccezione.  E’ chiaro quindi che il centro sinistra dopo vent’anni e più di regno incontrastato a Torino è stato percepito come l’establishment e che in molti non hanno resistito alla tentazione di buttarlo giù.

La Fiat che ha tagliato il suo cordone ombelicale con Torino per trasformarsi in una multinazionale, la crisi che ha piegato molte aziende e la disoccupazione giovanile quanto hanno contato sulla sconfitta di Fassino?

La crisi ha consegnato a Torino la più alta percentuale di disoccupazione giovanile tra le metropoli del Nord Italia. Mentre Fassino però ha sempre continuato a raccontare che Torino è una città più bella, più colta, più vivibile, attrattiva da punto di vista turistico. Tutte cose vere, per carità, ma nel centro della città. Un epidemiologo (Giuseppe Costa dell’Università di Torino) ha calcolato che la speranza di vita di chi abita in pre collina a Torino è di 7 anni superiore a quella di chi abita per esempio all’estrema periferia delle Vallette.

Cosa significa? 

Che in questo quadro dipinto da Fassino in molti stentavano a riconoscersi e quindi si sono sentiti esclusi da questa rappresentazione. Un certo disamore poi per Renzi e la politica nazionale ha fatto il resto. Anche se non credo che il voto torinese sia stato un referendum sul premier.

E Appendino?

Ha  vinto perché ha dalla sua il fatto di essere giovane e percepita come la novità. In questa campagna elettorale è partita dalle periferie, dall’ascolto. Mentre Fassino in cinque anni è sempre stato visto dal punto di vista del cittadino comune come un personaggio irraggiungibile.

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