Fatti, nomi e indiscrezioni

“Le deleghe sulle partecipate le terrò per me se sarò sindaco”. Il nuovo sindaco di Torino, Chiara Appendino, lo aveva annunciato il primo giugno, quando ancora era una incognita il primo turno delle comunali. Ma ora che sindaco lo è diventata, la galassia delle partecipate del Comune di Torino – se ne contano una trentina, di cui 18 le principali – sembra cristallizzata nell’attesa del ribaltone.

SPIFFERI GRILLINI E FASSINIANI

Dallo staff del nuovo sindaco non arrivano indicazioni. È prematuro parlare di incarichi, la situazione è allo studio, trapela dai pentastellati. Ma a giudicare dalle bordate lanciate su “sistema Torino” e partecipate, si ritiene che Appendino abbia già studiato il dossier. I fassiniani dicono: è solo questione di tempo. Il nuovo sindaco si insedierà ufficialmente il 30 giugno e prima di allora non non si muoverà foglia. Il tema è delicato: è il mantra che viene ripetuto fuori e dentro Palazzo Civico. C’è aria di quiete prima della tempesta. Perché due cose sono certe: gli equilibri cambieranno e i vertici delle partecipate torinesi non sembrano intenzionati a seguire l’esempio dei colleghi romani, pronti al passo indietro.

OCCHIO SULLA COMPAGNIA

All’indomani del ballottaggio, Appendino aveva evocato le dimissioni non solo di Francesco Profumo, neo presidente di Compagnia di Sanpaolo azionista di Intesa Sanpaolo, ma anche di un’altra emanazione del “lungo” (ovvero Fassino), Paolo Peveraro, diventato presidente di Iren lo scorso aprile, dopo l’addio di Profumo. Pupillo di Enrico Salza, un passato da socio in Arthur Andersen, negli anni Novanta, poi assessore nella giunta Castellani e poi in quella Chiamparino, con deleghe al bilancio e alle partecipazioni, e ancora vicepresidente della Regione Piemonte con Mercedes Bresso, Peveraro non è certo il nuovo che avanza, si dice tra i grillini.

FOCUS SU IREN

In più a Torino lo avevano ribattezzato “indebitator”, perché tra il 2001 e il 2006 sotto la sua gestione delle casse del Municipio furono stipulati dall’amministrazione comunale  i contratti derivati. La sua nomina alla presidenza della multiutility Iren, a metà aprile, aveva scaldato i toni della campagna elettorale. Il primo a storcere il naso sulla scelta di Fassino era stato l’ex sindacalista Fiom, Giorgio Airaudo, allora in corsa per Palazzo Civico: “Mi sarei aspettato per Iren una figura più attenta ai temi dell’ambiente, del riciclo, delle energie rinnovabili, temi cari alla gente, non un uomo di finanza”.

LE ALTRE PARTECIPATE

Poi è arrivato il lunedì in cui Appendino entra a Palazzo civico da sindaco eletto e Iren va giù in Borsa del 3%. Il resto è ancora una pagina da scrivere. Fassino da parte sua ha sempre detto che si è occupato solo delle nomine di stretta necessità negli ultimi mesi del suo mandato.  Ci sono ancora caselle da riempire nelle altre partecipate, per esempio Trm, la società che gestisce il termovalorizzatore, è senza presidente da fine aprile, da quando Bruno Torresin è morto in un incidente in montagna. Poi c’è l’azienda che gestisce i rifiuti, Amiat, il cui presidente Maurizio Magnabosco è in proroga.

DOSSIER GTT

Diversi sono poi gli enti in cui è vicino il rinnovo delle cariche. Nel Gruppo Torinese Trasporti (Gtt) il presidente e a.d. Walter Ceresa scade con l’approvazione del bilancio 2016 e cioè la prossima primavera.  Su La Stampa Ceresa ha invocato l’importanza della continuità. Un argomento non proprio nelle corde dei Cinquestelle. Mentre in Cda di Gtt siede anche Gianmarco Montanari, ingegnere nominato da Fassino nel 2013 come city manager, che ha già fatto gli scatoloni pronto al trasloco da Palazzo Civico. Del resto Appendino in campagna elettorale aveva ripetuto ovunque: “Il nostro primo atto amministrativo sarà il taglio del 30% di quello che abbiamo definito lo spoil system di Fassino: i portaborse, i dirigenti fiduciari che decadono ovviamente col sindaco. Con questi soldi costituiremo un fondo da 5 milioni di euro per inserire i giovani nelle piccole e medie imprese”. Cosa che ha fatto dire a Fassino: “Siamo alle liste di proscrizione”. Tra chi sta facendo scatoloni a Palazzo Civico, c’è Gianni Giovannetti, portavoce di Fassino. Ma per arrivare a 5 milioni di euro per il famoso fondo giovani, di teste ne devono cadere a decine e decine.

COSA SUCCEDERA’ ALLA CULTURA?

Un altro settore nel mirino di Appendino è la cultura. Top secret il nome del prossimo assessore. Mentre ci sono una serie di personaggi della cultura torinese che sono già stati oggetto degli strali pentastellati, come Alberto Barbera, presidente del Museo del Cinema, per la sua doppia nomina, visto che è stato  riconfermato alla guida della Mostra del cinema di Venezia. Lui per ora non si espone. E’ in Laguna, impegnatissimo e si tiene alla larga da beghe torinesi. Impossibile parlargli. La poltrona che traballa di più è quella di Angela La Rotella, segretario generale della Fondazione per la Cultura, creatura di Fassino, che l’ha presieduta, e che ha l’obiettivo, testuali parole, di promuovere “la diffusione e la valorizzazione della cultura attraverso un’attività integrata di fundraising”. Numerose le interpellanze dell’Appendino in questi anni sulla Fondazione per la Cultura, giudicata dalla pentastellata inutile, perché “in parte ha acquisito le sponsorizzazioni istituzionali della Città di Torino, precedentemente gestite dagli uffici comunali e in parte opera in concorrenza con le altre fondazioni culturali, Regio, Stabile, Fondazione per il Libro, che svolgono quotidianamente un ottimo lavoro”. Resta da capire allora il motivo per cui il suo braccio destro, capo di gabinetto in pectore, Paolo Giordana, questa primavera si sia candidato a guidare la Fondazione per la Cultura, dove poi è stata riconfermata La Rotella, moglie peraltro del Sovrintendente del Teatro Regio torinese, Walter Vergnano.

NOMI E INDISCREZIONI

Curioso che uno si candidi a gestire un ente giudicato inutile. Ma non per Giordana che definì la sua “una provocazione”.  Ad ogni modo non è un segreto che Giordana, funzionario nel settore Cultura del Comune abbia sempre avuto un po’ il dente avvelenato contro la gestione Fassino del settore e adesso voglia prendersi qualche rivincita. La Rotella ostenta calma e ieri ha glissato elegantemente. Appendino? “Una donna che della concretezza ha fatto la sua bandiera saprà entrare nel merito delle questioni in modo giusto. E’ un momento di comprensibile  sballottamento, per tutti, ma sono sicura che presto ci sarà la possibilità  di confrontarsi sui punti concreti”.

E LA FONDAZIONE PER IL LIBRO?

Oggi si terrà l’assemblea dei soci per approvare il bilancio della Fondazione per il Libro, in cui siede anche il sindaco di Torino. Sarà l’ultima assemblea a cui parteciperà Fassino. Il cda, presieduto da Giovanna Milella, rimarrà in carica fino al 2017, ma Ernesto Ferrero, il direttore editoriale, che ha già salutato tutti all’ultima edizione del Salone del Libro, scade tecnicamente in ottobre e c’è da indicare chi ne raccoglierà il testimone. Dopo i mesi burrascosi e il buco di bilancio in fase di ripianamento, sembrerebbe che per il Salone il peggio sia passato. Ma c’è chi si aspetta qualche scossa di assestamento.

LA QUESTIONE MUSEALE

Tra le nomine fassiniane c’è poi Patrizia Asproni, fiorentina, vicina ad ambienti confindustriali e renziani, presidente della Fondazione Torino Musei, che riunisce Palazzo Madama, Gam, Mao e Borgo Medievale. Dalla sua ha i numeri: da quando c’è lei gli ingressi sono cresciuti deqll’80%, grazie a mostre temporanee a raffica, e in più non percepisce un euro di soldi pubblici. Per chi invoca meritocrazia e spending review dovrebbe essere intoccabile. Sempre che i Cinquestelle non vogliano fare piazza pulita di tutto ciò che sappia anche solo vagamente di Pd.

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