Il commento di Raffaele Reina

Non tutti sanno che De Magistris, oltre a essere sindaco di Napoli, è anche sindaco della “città metropolitana”. Il doppio incarico gli avrebbe dovuto suggerire di affrontare la campagna elettorale con un respiro più ricco, più ampio, più circostanziato, preoccupandosi in primis dell’assetto urbanistico dell’area metropolitana, e facendo partecipi i cittadini napoletani delle idee della sua compagine sui possibili mutamenti di Napoli, anche alla luce del capitolo Bagnoli tuttora aperto, di quello della zona ad est della città, per non dire del dibattito in corso sul centro storico. Quale migliore occasione per illustrare pubblicamente la nuova piattaforma, sia pure di massima, della futura Napoli?

Si è pensato ad altro, alla polemica spicciola. E’ fin troppo semplice fare propaganda con toni tribunizi, non lo dovrebbe essere per un sindaco uscente, vendendo chiacchiere sull’acqua, per esempio, e affermando che il Comune l’ha resa pubblica. L’acqua è stata sempre del Comune e de Magistris non ha cambiato un bel niente, forse la sigla, portandola da Arin (azienda risorse idriche Napoli) a Abc (acqua bene comune). Né può essere apprezzabile che continui a recitare la filastrocca: “ho fatto il sindaco di strada”, per dire che stava tra la gente, affermazione fumosa e inconsistente. Sindaci napoletani del passato stavano nella sede municipale e lavoravano per la gente, molto più di de Magistris. Le campagne elettorali amministrative servono per illustrare agli elettori le proprie idee su come affrontare i problemi che riguardano da vicino i cittadini, non per rincorrere improbabili leadership nazionali, funzionali ad abbattere l’attuale capo del governo, campa cavallo.

Il 14 maggio 1965 l’avv. Alberto Servidio, esponente democristiano di primissimo piano, assessore all’urbanistica nella giunta comunale di Napoli, guidata da Ferdinando Clemente di San Luca, ebbe a dichiarare in Consiglio comunale, leggendo l’inizio della sua relazione di accompagnamento alla delibera sul Piano Regolatore Generale della città: “Signori consiglieri, è difficile pensare che Napoli possa inserirsi nel processo di profonda trasformazione e di sviluppo che investe il Mezzogiorno e il Paese, senza adeguare la sua struttura urbanistica – che rispecchia esigenze e funzioni ormai lontane dal nostro tempo – al ruolo che essa è chiamata a svolgere nei confronti dell’area metropolitana e di quelle contermini”. Servidio aveva lo sguardo lungo, perché guardava ai veri interessi della città, non a questioni aleatorie di propaganda.

Alla maggior parte dei napoletani interessa poco se de Magistris abbia fatto il sindaco di strada o meno, né si sentono appagati se Renzi viene insultato con toni minacciosi dal primo cittadino di Napoli con espressioni scurrili e volgari. E’ necessario, invece, spiegare nei cinque anni trascorsi quali provvedimenti sono stati approvati e se hanno portato beneficio alla comunità cittadina; quali saranno quelli futuri che si vogliono varare, se vincitori, per migliorare servizi comunali e macchina amministrativa. Su questi ci sarà modo di ragionare, guardando soprattutto ai servizi molto scadenti al centro come nelle periferie. Già, le periferie, nota ampiamente dolente dell’amministrazione di de Magistris.

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