La mente al Regno Unito e agli scenari che si sono aperti con il referendum dello scorso 23 giugno, il cuore, però, alla Francia, che piange le ottantaquattro vittime della strage di Nizza (ma il bilancio definitivo dei defunti rischia di essere molto più alto). Non poteva essere un dibattito come tutti gli altri quello che si è svolto ieri mattina a Roma per parlare delle conseguenze economiche e politiche di Brexit. “Ho immediatamente dato l’indicazione di esporre la bandiera europea a mezz’asta in segno  di lutto“, ha esordito commossa il capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea Beatrice Covassi: “Brexit non mette in dubbio i valori fondamentali su cui abbiamo costruito l’Europa dopo le due guerre mondiali: libertà, uguaglianza, rispetto dei diritti della persona rimangono la nostra bussola di riferimento che accomuna l’Unione e il Regno Unito“.

Nel corso dell’iniziativa – organizzata dalla società di comunicazione Hdrà e dal giornale web Eunews – i rappresentanti di Bruxelles e di Londra hanno dichiarato di concordare su un punto: la necessità di rispettare l’indicazione dei britannici per la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. “Siamo d’accordo“, ha osservato Covassi: “Noi diciamo < Out is out>, loro invece < Brexit is brexit> come ha ribadito anche il nuovo primo ministro inglese Theresa May. Le due cose coincidono“. La sostituta di David Cameron – ha fatto presente il capo missione dell’ambasciata britannica a Roma Ken O’ Flaherty – “ha chiaramente affermato che il voto del popolo non si può ignorare. Per questo sarà attivato l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea.

Si tratta della norma che disciplina le modalità di uscita di uno Stato membro dall’Unione: è necessario, a tal proposito, un apposito “accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione“. “I tempi siano brevi“, ha incalzato Covassi, che ha poi confermato la posizione già espressa dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: “Come prevede la procedura ufficiale, aspettiamo la comunicazione ufficiale da parte del governo britannico. Fino ad allora non partirà alcun negoziato“.

Tutto dovrà svolgersi rapidamente e alla luce del sole, nel pieno rispetto dei Trattati e senza la possibilità di scorciatoie. E’ questa di fatto la posizione dell’Unione che, pur nel rispetto che si deve ad uno Stato come la Gran Bretagna, non vuole farle sconti di sorta, anche per evitare che il suo diventi un esempio. Non è un caso, d’altronde, che Covassi abbia dichiarato che “al mercato europeo possa partecipare solo chi fa parte dell’Unione“. Il capo della rappresentanza della Commissione europea a Roma ha poi aggiunto: “C’è un unico pacchetto che comprende diritti e doveri. Sono collegati tra loro, non si può prendere gli uni e rinunciare agli altri“.

Vede il bicchiere mezzo pieno O’ Flaherty che ha provato a mandare un messaggio di ottimismo sulla tenuta dell’economia britannica. “Rimaniamo solidi e open business“, ha commentato, prima di ricordare successi e posizioni internazionali di cui il Regno Unito si può ancora vantare: “Restiamo la quinta economia del mondo. E poi siamo ancora un membro permanente del consiglio di sicurezza dell’Onu e facciamo parte del G7, del G20 e della Nato“.

Visione consolatoria non condivisa, almeno apparentemente, da Andrea Goldstein direttore generale di Nomisma.”I britannici” – ha sottolineato Goldstein – “hanno sottovalutato i benefici di cui godevano in virtù della loro partecipazione all’Europa. Negli anni in cui è stato membro dell’Unione il Regno Unito è cresciuto di più di quanto non avesse fatto in precedenza. Adesso – indipendentemente dagli accordi che saranno trovati – il suo Pil è destinato comunque ha subire una ricaduta”. Ripercussioni che ci saranno anche per l’Italia: la Gran Bretagna rappresenta, infatti, il settimo partner commerciale del nostro Paese e, soprattutto, “il secondo dopo gli Stati Uniti dal punto di vista dell’avanzo commerciale“. Brexit che, comunque – al di là di tutto – potrebbe avere anche qualche conseguenza positiva per l’Italia che si candida ad ospitare alcuni degli organismi dell’Unione con sede a Londra ma destinati, ora, a trasferirsi in qualche altra città del vecchio continente. Si tratta, in particolare, dell’Eba (l’Autorità Bancaria Europea) e dell’Ema (l’Agenzia Europea del Farmaco). Per quest’ultima, anzi, è già scoppiato tra Milano e Roma, con la Capitale ad inseguire il capoluogo meneghino anche per lo scarso coordinamento tra il nuovo sindaco di Roma Virginia Raggi e il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Tra gli interventi anche quello di Toni Volpe amministratore delegato dell’azienda di energia rinnovabile Falck Renewables – nella cui riflessione c’è stato anche l’invito a non eccedere nel pessimismo. “Noi produciamo eolico e il vento nel Regno Unito continuerà ad esserci“, ha commentato con ironia, a sottolineare che, a suo modo di vedere, non tutto con Brexit è destinato a cambiare.

Di sicuro, invece, l’Europa dovrà rivedere in parte i suoi atteggiamenti e la sua organizzazione. “Dobbiamo rispondere agli euroscettici“, ha spiegato Covassi, che non ha nascosto gli errori commessi negli ultimi anni: “Ad un certo punto abbiamo iniziato a guardare all’esterno dell’Unione senza più prestare l’adeguata attenzione a quanto avveniva al suo interno“. Un errore da non ripetere, per evitare che Brexit finisca con il rappresentare un esempio anche per altri Paesi europei.

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