Il punto di Stefano Vespa

Le vacanze estive, il drammatico terremoto nel Centro Italia e la “vivace” situazione politica del Comune di Roma hanno fatto pensare decisamente meno al terrorismo, che invece continua ad ardere sotto la brace. Sarà un autunno caldo per tanti motivi, politici ed economici, sia in Italia che in Europa, ma non possono essere sottovalutati gli arresti avvenuti negli ultimi giorni in Francia e in Gran Bretagna. A Parigi sono state fermate tre donne dopo il ritrovamento, tra sabato e domenica, di un’auto con bombole di gas vicino alla cattedrale di Notre Dame. L’obiettivo era la stazione di Gare de Lyon e una delle fermate, diciannovenne, aveva giurato fedeltà all’Isis. Con loro è stato fermato anche un uomo, compagno di una delle arrestate e schedato dai servizi segreti, mentre una delle donne era collegata a Hayat Boumedienne, la compagna di Amedy Coulibaly, il terrorista che il 9 gennaio 2015 si era barricato in un supermercato kosher uccidendo quattro persone, due giorni dopo la strage nella redazione di «Charlie Hebdo». Secondo il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, pianificavano “attentati imminenti” e l’8 settembre il presidente francese, François Hollande, ha detto che “diversi attentati” sono stati sventati “in questi ultimi giorni”.

A Londra, nel frattempo, Scotland Yard ha arrestato due giovani di 19 e 20 anni dopo aver sventato un attentato programmato probabilmente in Gran Bretagna e forse con gente comune come bersaglio, anziché poliziotti o militari. I ragazzi, fratelli, stavano cercando di procurarsi prodotti chimici, ma la polizia non ha ancora chiaro il progetto terroristico, anche se i due non sembrano semplici “lupi solitari”.

Nell’ultimo anno sono certamente stati sventati molti attentati in Europa, anche se non conosceremo numeri e dettagli. In Italia la prevenzione continua ogni giorno in silenzio: l’ultimo elemento è l’espulsione di un imam di Treviso annunciata l’8 settembre dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. L’uomo aveva rifiutato di prestare giuramento sulla Costituzione per ottenere la cittadinanza italiana. Dall’inizio del 2015 sono 12 gli imam espulsi e 115 i rimpatri forzati, dei quali 49 eseguiti quest’anno. Né si può dimenticare il ruolo italiano nella lotta al terrorismo nell’ambito della coalizione in Iraq, pur se non con ruoli combattenti. Il sito Wikilao ha appena pubblicato la notizia di un progetto di attentato in grande stile che l’Isis starebbe programmando ai danni della diga di Mosul dove i militari italiani arriveranno presto a 500 unità a difesa dei tecnici della ditta Trevi che deve rinforzare la diga. La notizia cita un report dei servizi segreti che hanno informato le Forze armate e non fa che confermare che anche l’Italia è nel mirino.

La complicata situazione mediorientale attende il nuovo presidente statunitense per capire quali saranno le strategie del successore di Barack Obama. Hillary Clinton, candidata democratica, ha pubblicamente ammesso di aver sbagliato nell’aver votato nel 2002 a favore della guerra in Iraq, aggiungendo che truppe di terra americane non saranno più mandate né in Iraq né in Siria. Basta intendersi sulle parole, però, perché neanche 24 ore dopo quelle dell’ex First lady il portavoce della coalizione internazionale a guida americana, colonnello John Dorian, ha detto che gli Usa hanno appena dispiegato altri 400 militari in Iraq per la guerra all’Isis e in particolare in vista dell’avvio della campagna per la riconquista di Mosul. Il totale sale così a 4.460. Difficile che siano tutti “consiglieri” e “addestratori”.

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