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Tutte le capriole di Luigi Di Maio e Virginia Raggi sul caso di Paola Muraro

Paola Muraro

Aspettiamo che il polverone si diradi, prima di esprime un giudizio sul “secondo tempo” della Giunta Raggi. La sensazione è che se dovesse fallire anche la prova d’appello, non vi sarebbero altre chance. Fin da ora è possibile, tuttavia, individuare alcune rapide mutazioni nello statuto politico-organizzativo del movimento. Con una rapida archiviazione di quelle novità che dovevano e volevano rappresentare una giravolta profonda nel modo d’essere della politica italiana.

Il caso di Paola Muraro, l’assessore all’Ambiente che è indagata da aprile (e il 19 luglio ha messo al corrente della notizia il sindaco Virginia Raggi), ma che a differenza di Pizzarotti non subirà alcun ostracismo, è un elemento emblematico. Qui il grido “onestà – onestà”, che è stato il cavallo vincente della campagna elettorale cede il passo alla realpolitik. Che si tinge – cosa positiva – di garantismo. Morte prematura di un giacobinismo che, nella storia degli uomini, ha prodotto più danni che vantaggi.

“Vediamo le carte” dice Luigi Di Maio, per poi aggiungere, nel tentativo di tranquillizzare i più scalmanati, che comunque “non ci saranno sconti”. Una capriola dialettica. Se si sceglie la strada del garantismo, i tempi sono lunghi. Non basta un semplice avviso di garanzia. Bisogna aspettare i risultati processuali. Ci vorrà tempo. Nel frattempo le polemiche continueranno. Ed ecco allora che, per neutralizzare gli impatti più negativi, si ipotizza di modificare il “non statuto” del movimento. Non vi sarà più la chiamata alle armi del popolo del web. Deciderà il direttorio. Nuovo segnale che indica il passaggio verso il termidoro, che pose fine all’epoca del “terrore”, nell’ultima fase della Rivoluzione francese.

Segni di normalizzazione e di omologazione nel solco di una più antica tradizione democratica. Basterà? C’è un episodio che fa riflettere. Dice Fortini, l’ex presidente di Ama: la Muraro girava all’azienda le mail delle sue sostenitrici. Occorreva pulire un determinato cassonetto. “Servizi a chiamata elettorale”. Non solo questo. I pubblici amministratori devono operare senza vincolo di mandato. Altrimenti tutto scade nel favoritismo. Altro mito pentastellato destinato a cadere. Le risorse del web sono importanti, ma l’ipotesi di una democrazia diretta in una società complessa è solo una grande illusione. Non siamo nella mitica Atene, viviamo a Roma. È bene che la nuova Giunta ne prenda atto.

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