Stefano Quintarelli fa i conti in tasca ad Apple

Stefano Quintarelli fa i conti in tasca ad Apple
Conversazione con Stefano Quintarelli, deputatato di Scelta Civica e firmatario di una proposta anti-elusione alla quale potrebbe ispirarsi il premier Matteo Renzi

Il meccanismo è quello di ammassare tesori. Un po’ come facevano i pirati nell’isola di Tortuga, senza goderseli mai. Ma quanto guadagna e quanto paga di tasse Apple in totale, quanto negli Usa e quanto all’estero? Dopo aver spulciato articoli e bilanci sul colosso statunitense che dovrà rimborsare 13 miliardi di euro in imposte arretrate dopo che Bruxelles ha ritenuto illegale l’accordo fiscale preferenziale con l’Irlanda, e risposto a queste ed altre domande sul suo blog, Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica, imprenditore e autore del libro “Costruire il domani. Istruzioni per un futuro immateriale” (edito dal Sole 24 ore), spiega in una conversazione con Formiche.net le scorciatoie fiscali usate da Apple, mette in guardia il Lussemburgo e ridimensiona gli annunci del governo sugli investimenti in Italia da parte di grandi multinazionali estere.

COSA HA FATTO APPLE

Ecco qual è il meccanismo usato da Apple: “Leggo sul Financial Times che il meccanismo usato da Apple per evitare di pagare tasse sfruttava una diversa definizione del concetto di residenza tra Stati Uniti e Irlanda andando a costituire delle organizzazioni che di fatto non avevano alcuna residenza fiscale. In quei posti accumulano ingenti quantità di danaro”, spiega il deputato di Scelta Civica.

“Dei ricavi dichiarati negli Usa, che sono oltre 72 miliardi nell’ultimo anno, Apple paga il 26,4% di tasse. La media degli ultimi 3 anni è stata 26,2%, mentre la statutory federal income tax rate è del 35%. Apple paga meno perché dichiara di tenere indefinitamente i quattrini all’estero per reinvestirli là”, aggiunge Quintarelli.

E al di fuori? “La percentuale di tasse pagate fuori degli Stati Uniti – continua Quintarelli, grafico di FT alla mano – è circa 5,5%, ovvero un settimo della tassa Usa e circa un quinto di quello che Apple paga negli USA”. Dai dati presentati da FT sembrerebbe infatti che all’estero su 48 miliardi circa di ricavi, Apple paghi circa 2,6 miliardi di tasse.

DOVE VANNO I SOLDI

Ecco invece la destinazione dei soldi: “Sul bilancio Apple scrive che queste somme, ‘redditi non distribuiti generati da filiali organizzate’, si trovano principalmente in Irlanda e non vengono riportate negli Stati Uniti perché sono da reinvestire indefinitamente fuori dagli Usa”. Ma cosa ne facciano resta un mistero: “Al di là di sottrarli a tassazione non si vede un impiego”, commenta l’esperto. Quindi la conclusione è che “ci sono 200 miliardi (187 secondo FT) su conti correnti di filiali ‘organizzate’ (non stabilite) in Irlanda”.

LA LOTTA ALLE TERMITI FISCALI

“Eludere il fisco incassando ricavi in un paradiso fiscale è una delle ‘termiti’ di Vito Tanzi”, ricorda Quintarelli. Era il 2000 e Tanzi, direttore per gli affari finanziari del Fondo monetario internazionale, annoverava il trading internazionale intra-company tra le termiti fiscali che erodono la capacità impositiva fiscale degli Stati e contro le quali i ministri delle Finanze di tutto il mondo avrebbero dovuto battersi nei prossimi anni (leggi qui il documento di Tanzi).

LE RESPONSABILITÀ

La vicenda vede protagonisti l’Irlanda, contravvenuta alle norme europee sugli aiuti di stato, e la multinazionale americana che è riuscita a spostare fittiziamente i profitti in due società controllate irlandesi, non pagando di fatto le tasse sugli utili generati dalle vendite in Europa.
“La responsabilità è della comunità internazionale che ha lasciato che le termiti fiscali crescessero progressivamente in modo più che proporzionale rispetto alla dematerializzazione dell’economia”, ha commentato Quintarelli sperando che questa sia “l’occasione per accelerare la messa in campo di soluzioni a queste insidie fiscali”.

SOTTO A CHI TOCCA

Quintarelli sente già i tuoni in lontananza. “L’elefante nella stanza della discussione è il Lussemburgo. Se l’Europa ritiene che questo tipo di affari siano illeciti, ed essendoci delle investigazioni simmetriche in corso per il Lussemburgo dall’epoca in cui Jean-Claude Juncker era premier, mi chiedo se e quando potranno arrivare a Lussemburgo degli scossoni da questa vicenda”, commenta.

COSA FARÀ RENZI

Il 1° gennaio 2017 scade il termine fissato da Renzi per l’introduzione di meccanismi fiscali anti-elusione nell’economia digitale. Quintarelli, firmatario di proposta anti-elusione alla quale potrebbe ispirarsi il premier Matteo Renzi, continua a rimarcarne la necessità, ridimensionando i pericoli per i possibili investimenti internazionali in Italia, tema molto caro al governo:
“Apple ha 200 miliardi di dollari parcheggiati fuori dagli Stati Uniti. Di questi miliardi di dollari io non vedo grandi investimenti in Italia, non per 200 miliardi, ma neanche per dieci milioni”, commenta Quintarelli sottolineando che “il livello di investimenti di queste grosse aziende immateriali in Italia è estremamente ridotto, forse con l’eccezione di Amazon”.
“Non stiamo parlando di Microsoft, Ibm, o Hp che hanno molte migliaia di persone in Italia. Si tratta di presenze che spesso si trovano in uffici temporanei con un livello di occupazione molto basso. Non intravedo tantissimi investimenti da parte di queste società nel finanziamento alla ricerca, sulle aziende italiane, né acquisizioni di start up e competenze”.

ultima modifica: 2016-09-02T06:23:07+00:00 da Valeria Covato

 

 

 

 

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