Chi c'era e cosa si è detto ieri all'Istituto Luigi Sturzo in occasione della presentazione del libro di Pierluigi Mantini "Il principio democratico di semplificazione nella riforma della Costituzione", a cui hanno partecipato il ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi e il presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini

I toni istituzionali di Maria Elena Boschi e le battute da politico navigato di Pierferdinando Casini. E’ stato più o meno questo lo schema che ha animato la presentazione del libro “Il principio democratico di semplificazione nella riforma della Costituzione“scritto da Pierluigi Mantini, professore di Diritto amministrativo del Politecnico di Milano e parlamentare per tre legislature dal 2001 al 2013. Un appuntamento che ha chiamato a raccolta buona parte dello stato maggiore centrista di ieri e di oggi e che si è svolto, simbolicamente, nella sede dell’istituto intitolato al fondatore del Partito Popolare Italiano, don Luigi Sturzo. Non a caso per ascoltare Boschi e Casini hanno fatto capolino in via delle Coppelle a Roma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia, l’ex deputato Alessandro Forlani (figlio dell’ex presidente del Consiglio ed ex segretario della Democrazia cristiana Arnaldo Forlani), nonché Francesco D’Onofrio, docente di diritto costituzionale e già ministro della Pubblica amministrazione tra il ’94 e il ’95.

(MARIA ELENA BOSCHI COCCOLATA DAI CENTRISTI PER IL SI’ ALL’ISTITUTO STURZO. LE FOTO)

E’ stato subito Casini a scaldare la platea con un messaggio rivolto soprattutto ai suoi vecchi alleati di centrodestra: “Non si rendono conto che all’incasso di un’eventuale vittoria dei No andrà solo Grillo il cui unico obiettivo è dimostrare che il Paese è irriformabile. Se vogliamo una Raggi sindaco d’Italia, abbiamo un’ottima opportunità“. Ipotesi che, però, il ministro Boschi ha confidato di non prendere neppure in considerazione: “Sono convinta che vincerà il Sì. Il piano B non lo contemplo neanche“.

(MARIA ELENA BOSCHI COCCOLATA DAI CENTRISTI PER IL SI’ ALL’ISTITUTO STURZO. LE FOTO)

Entrambi hanno sottolineato l’urgenza della riforma, sostenuta in passato anche da chi oggi ha deciso di schierarsi tra i contrari. “Solo citare i vari tentativi falliti dalla bicamerale Bozzi in poi è una litania“, ha commentato Casini. “Anche Monti era convinto si dovesse riformare la Costituzione: alla fine del suo mandato da presidente del Consiglio si dichiarò persino amareggiato per il fatto che il Parlamento non fosse intervenuto sul tema“, ha ricordato Boschi. L’ex commissario europeo nel frattempo sembra aver cambiato idea: ha annunciato che voterà No al referendum del 4 dicembre, com’è probabile che faccia anche il leader della sinistra dem Pierluigi Bersani. In passato, però – ha evidenziato il ministro – anche lui aveva sostenuto la necessità di intervenire sulla Costituzione: “Durante la campagna elettorale del 2013 parlava di riforme istituzionali, di superamento del bicameralismo paritario e di modifiche al titolo V“. Una critica a cui si è unito anche l’ex presidente della Camera: “Giorgio Napolitano è stato motore fondamentale della riforma: questo va ricordato alla sinistra, che oggi sta utilizzando nei confronti di Renzi gli stessi argomenti che in passato aveva usato contro Berlusconi“. “Smemorati“, ha poi tuonato Casini nei riguardi di coloro che sostengono la non rilevanza pratica della modifica costituzionale: “Non è un’impuntatura di Renzi. Questa legislatura doveva essere sciolta dopo qualche mese, ma ciò non è accaduto in nome delle riforme. Questa doveva e deve essere la legislatura delle riforme istituzionali“.

(MARIA ELENA BOSCHI COCCOLATA DAI CENTRISTI PER IL SI’ ALL’ISTITUTO STURZO. LE FOTO)

Schermaglie politiche a parte, nel corso del dibattito c’è stato anche spazio per approfondire nel merito alcuni aspetti della nuova Costituzione ora sottoposta a consultazione referendaria. “Non è vero che si tratti di una riforma sganciata dalla vita quotidiana dei cittadini. Con la vittoria dei Sì, potremo finalmente avere un Paese più semplice, un Paese capace di funzionare meglio“, ha rivendicato Boschi.

(MARIA ELENA BOSCHI COCCOLATA DAI CENTRISTI PER IL SI’ ALL’ISTITUTO STURZO. LE FOTO)

I punti principali – di cui si sta discutendo ormai da mesi – sono la fine del bicameralismo perfetto e la nuova disciplina dei rapporti tra Stato e Regioni. “Non abbiamo riformato il Senato perché vogliamo approvare più leggi“, ha sottolineato ancora il ministro: “Lo abbiamo riformato in modo da avere strumenti più efficienti che ci consentano di approvare le leggi nei tempi necessari“. “La democrazia esige rapidità nell’assunzione delle decisioni“, ha chiosato Casini, che ha poi evidenziato quanto sia importante la riforma del Titolo V nell’ottica di attrarre più investimenti in Italia: “Ma si può accettare che l’ultimo comune, per una sorta di sindrome Nimby locale, blocchi un’infrastruttura internazionale fondamentale che dall’Azerbaijan – attraverso Turchia e Grecia – punti a portare energia in Italia e in Europa? Questo è un dato fondamentale per chi deve investire“. Il riferimento di Casini è alla Tap – la Trans Adriatic Pipeline – da anni ostacolata e contestata da alcune istituzioni locali pugliesi, in primis la Regione. Eppure – si è lamentato l’autore del volume, il giurista Mantini – “gli autori di quella cattiva riforma (quella del 2001 che ha riformato i rapporti tra Stato e autonomie locali, ndr) se ne vanno in giro per l’Italia a fare propaganda a favore del No“.

(MARIA ELENA BOSCHI COCCOLATA DAI CENTRISTI PER IL SI’ ALL’ISTITUTO STURZO. LE FOTO)

Il più citato di tutti – oltre, inevitabilmente, a Napolitano – è stato Luciano Violante, autore nel 2008 di una bozza di riforma cui la Costituzione renziana largamente si ispira e creatore della fortunata espressione “democrazia decidente“, a sottolineare la necessità di istituzioni che siano in grado di funzionare efficientemente e di decidere rapidamente nel rispetto di ogni garanzia e diritto democratico. Un proposito che – secondo Casini – si traduce “nel diritto-dovere della maggioranza di avere tempi certi“. A questo principio – ha commentato Boschi – risponde il nuovo istituto del voto a data certa previsto dall’articolo 72 della Costituzione riformata, che, in presenza di determinati presupposti, consentirà al governo di ridurre i tempi degli iter parlamentari di approvazione di alcune leggi. Ma tutto dipenderà da cosa gli italiani decideranno in cabina elettorale il prossimo 4 dicembre.

(MARIA ELENA BOSCHI COCCOLATA DAI CENTRISTI PER IL SI’ ALL’ISTITUTO STURZO. LE FOTO)

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