Chi c'era e cosa si è detto ieri al Centro Studi Americani in occasione della cerimonia del premio Italia Giovane

A prima vista non sembrerebbe, eppure c’è qualcosa di profondo che accomuna la vita di una violinista, di una giocatrice di pallanuoto, di un manager d’azienda e di un esperto di digitale. Quel qualcosa è rappresentato da un mix di passione, dedizione e impegno che fa di loro professionisti di successo in un mondo caratterizzato da una competizione globale sempre più agguerrita. Ragazze e ragazzi che non hanno rinunciato ai loro sogni e alle loro ambizioni, ma che si sono messi pancia a terra per cercare a tutti i costi di realizzarli.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

Una piccola galleria dei tanti giovani italiani che si stanno facendo onore in giro per il mondo – ma anche a casa nostra – l’ha offerta il premio Italia Giovane, arrivato quest’anno alla sua terza edizione. Una competizione nata nel 2014 per sottolineare le eccellenze che – nonostante la crisi economico-sociale e il clima di sfiducia spesso imperante – il nostro Paese è ancora in grado di produrre.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

I risultati che queste ragazze e questi ragazzi stanno ottenendo sono il frutto del talento, di un pizzico di fortuna – che ci vuole sempre – ma anche e soprattutto dell’impegno costante e della fatica sostenuta giorno per giorno senza arretrare di un millimetro. Anche a costo di sacrificare il proprio tempo e la propria vita personale. Francesca Bonalta – ad esempio – è una violinista di soli 19 anni: la prossima settimana sarà in Romania per una serie di concerti, mentre il 24 novembre – in occasione del Giorno del Ringraziamento, il famoso Thanksgiving Day americano – si esibirà a New York. “Il violino è la mia più grande passione, davvero non è mai stato un sacrificio“, racconta. Poi, però, capita di chiedergli quali siano stati i ritmi di vita che ha tenuto in tutti questi anni e ci si accorge degli sforzi: “Ho fatto la primina: la mattina andavo al liceo classico. E il pomeriggio al Conservatorio“. E i compiti per la scuola? “Li facevo la sera tardi oppure la mattina prestissimo“, risponde. Lo stesso accade oggi che frequenta un master al conservatorio di Lugano e la facoltà di Lettere classiche all’università statale di Milano. Ci ripensa e ammette: “Sì, la fatica è tanta. Però ne sta valendo la pena. Non cambierei una virgola di quello che ho fatto”.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

Discorso simile potrebbe farsi per la campionessa di pallanuoto Tania Di Mario, medaglia d’argento con il Setterosa alle ultime Olimpiadi di Rio: “Sembrerà forse una banalità, ma sono convinta davvero che volere sia potere. Ma servono tanta volontà e determinazione“. Perché il talento naturale è fondamentale, ma l’abnegazione non è da meno: “In campo ci vogliono pure i Gattuso e non solo i Pelè o i Maradona. E per vincere servono entrambi“. Certo occorrono sacrifici: “Ai tempi dell’università mi svegliavo tutti i giorni alle 6 di mattina. Alle 6:30 ero in vasca. Poi due ore di allenamento e alle 9 bella riposata mi presentavo in aula per seguire le lezioni di economia. Ma sono fortunata perché la mia passione è diventata il mio lavoro“.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

Eccellenze dello sport e delle arti ma non solo. Sono undici in totale i ragazzi e le ragazze che hanno ricevuto il premio Italia Giovane nel corso della cerimonia di ieri al Centro Studi Americani, nella quale sono anche state assegnate cinque menzioni speciali. Esempi positivi di un Paese che, però, troppo spesso fatica a valorizzare i sui giovani, in questo modo quasi obbligati a partire in cerca di un’opportunità.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

Che esista in Italia un problema di classe dirigente – in politica, ed anche e soprattutto nei vari gangli della pubblica amministrazione a causa del blocco del turnover – lo ha affermato il presidente del Comitato d’Onore del premio Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e attuale numero uno della Sioi: “Se penso a questi mondi, vedo che c’è l’assoluta necessità di far emergere delle eccellenze e di far crescere un po’ di più il senso delle Istituzioni”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Andrea Chiappetta, uno dei promotori del premio: “La pubblica amministrazione deve essere più innovativa e più equa. C’è bisogno che si apra alle giovani energie, perché solo in questo modo sarà in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, delle imprese e di un mercato che cambia“.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

Troppo spesso a mancare in Italia, per i più giovani, sono le opportunità. In questo senso – ha evidenziato il direttore dell’Agenzia Nazionale per i Giovani Giacomo D’Arrigo – “l’Europa può fare molto. Di solito se ne parla sottolineandone solo i  limiti e i vincoli che comporta, ma per la valorizzazione e la formazione dei ragazzi e delle ragazze il suo contributo è tangibile. Innanzitutto in termini brutalmente finanziari perché le risorse messe a disposizione non sono poche. E poi anche attraverso tutti i programmi pensati e organizzati a Bruxelles a cominiciare dall’Erasmus plus“.

(Chi c’era al Csa per il premio Italia Giovane. Foto di Umberto Pizzi)

D’altronde, che ci sia bisogno dei giovani per mandare avanti qualsiasi tipo organizzazione lo ha sottolineato anche il presidente di Leonardo/Finmeccanica – e del Centro Studi Americani – Gianni De Gennaro rivolto ai premiati e agli organizzatori del premio: “Il mondo è vostro: grazie di esserci, grazie di lavorare, grazie di essere qui“.

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