Un sì convinto al piano industria 4.0 del governo, ma anche la richiesta di fare di più per sostenere la crescita delle aziende italiane. Federmanager dà il suo ok al progetto di Matteo Renzi e del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda di concentrare buona parte delle risorse sull’industria italiana. E rilancia: l’esigenza – è stato sottolineato oggi nel corso di un dibattito nella sede romana dell’associazione – è favorire un salto di qualità nel nostro tessuto produttivo con l’obiettivo di superare la logica, ormai non più competitiva, del “piccolo è bello”.

MANAGER PER L’INDUSTRIA DEL FUTURO

In questo senso – ha osservato il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla – è necessario che tutte le imprese, anche quelle di dimensioni medio-piccole, si diano una struttura manageriale attraverso cui riuscire a competere in un mercato globale sempre più caratterizzato da competenze fortemente specialistiche. “Nella legge di bilancio si utilizza la leva fiscale per spingere le imprese a investire: va benissimo, ma non è sufficiente“, ha commentato Cuzzilla. Da questo punto di vista la ricetta di Federmanager è chiara: l’introduzione di “agevolazioni per l’inserimento nelle nostre imprese di manager competenti in innovazione e digitale“. D’altronde – ha concluso – perché il piano produca i suoi effetti occorre investire non solo sulle macchine, ma anche sulle persone. Sul cosiddetto fattore umano.

OBIETTIVO INNOVAZIONE

Un concetto ribadito anche dal direttore generale di Federmanager Mario Cardoni, per il quale non si può prescindere dal mettere in campo iniziative economiche che consentano alle pmi italiane di assumere maggiori dimensioni. Il rischio, altrimenti, è che vengano espulse dal mercato, con un danno che si ripercuoterebbe sul sistema Paese nel suo complesso. Ecco perché Cardoni propone che si investa su una nuova figura – l’innovation manager – che accompagni le aziende nell’impervio ma inevitabile percorso dell’innovazione tecnologica. “Bisogna fare presto però“, ha avvertito Cardoni. Perché la quarta rivoluzione industriale non aspetta nessuno.

IL PIANO DEL GOVERNO

Ammonta a 13 miliardi di euro – in un triennio – la somma che il governo intende stanziare sull’industria 4.0 con la legge di bilancio in discussione in Parlamento. Ne potranno beneficiare le imprese che dimostreranno di investire in innovazione tecnologica e ricerca e sviluppo. “Un doppio cambio di rotta“, secondo il deputato Pd e componente della commissione Attività produttive di Montecitorio Lorenzo Basso. Il primo rappresentato dalla decisione di Palazzo Chigi di rimettere al centro della sua azione il tema della produzione e dell’industria: “Per troppo tempo si è pensato che la crisi economica fosse solo di carattere speculativo e finanziario. Invece non è così: è strutturale, causata anche da una rivoluzione industriale in corso di fronte alla quale non era più possibile rimanere fermi“. L’altro cambia di rotta, invece, attiene alle politiche economiche del governo, ormai giunto alla consapevolezza che – per rimettere in moto l’economia italiana – ci siano misure più incisive dei famosi 80 euro in busta paga. Più che sulla domanda, dunque, è necessario investire sulle imprese che investono. In modo da innescare una spirale positiva che renda più competitivo il sistema Paese e che faccia aumentare nel tempo il numero di occupati. In quest’ottica – ha evidenziato Basso – non è vero che l’industria 4.0, fatta di robotica, stampanti 3d e digitale, aumenti la disoccupazione come affermano alcuni. “I dati che arrivano dall’estero lo dimostrano: i Paesi che hanno investito di più sull’industria 4.0 sono quelli con i migliori risultati dal punto di vista del lavoro“. Un esempio positivo è la Germania, il primo Paese al mondo ad investire in questo settore già a partire dal 2011: secondo i numeri diffusi qualche giorno fa, il governo di Angela Merkel è riuscito a far diminuire la disoccupazione al 6%. Il dato migliore dalla riunificazione del 1990.

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