“Penso che la vittoria di Donald Trump avrà un effetto limitato sulla politica italiana tranne che su una questione: ha dimostrato che non esiste cosa più forte della volontà popolare, che si esprime attraverso il libero voto. E’ un bel segnale in vista del referendum costituzionale”. Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia con un passato da giornalista e direttrice marketing della Rai, ha studiato negli Stati Uniti. La sua è dunque una posizione privilegiata per parlare del risultato elettorale americano.

Onorevole Bergamini, cosa pensa della vittoria di Trump?

E’ stato uno shock perché i media e i sondaggi davano tutti per certa la vittoria di Hillary Clinton, ma non credo che sia stata una sorpresa per il popolo americano. Trump si è fatto interprete del malcontento e della rabbia dell’America profonda, che voleva dare un segnale di cambiamento. E così è stato. E’ riuscito a parlare agli americani con chiarezza e senza filtri, questa è stata la sua carta vincente.

Lei lo avrebbe votato?

Sinceramente non lo so, di sicuro non avrei votato per Hillary. A mio avviso, però, le elezioni americane non si vincono mai a caso o per sbaglio.

In campagna elettorale Trump ha scatenato polemiche per le sue dichiarazioni violente, suscitando perplessità anche nel partito repubblicano…

Purtroppo ormai tutte le campagne elettorali sono contrassegnate da toni sempre più forti, spesso feroci, mutuati dal linguaggio dei social network. Pensiamo alla Brexit, dove addirittura è stata assassinata una deputata britannica (Jo Cox, ndr). Trump ha seguito questa scia ed è criticabile per questo, ma poi governare è un’altra cosa: come sempre avviene negli Usa, quando si siederà nello studio ovale diventerà il presidente di tutti gli americani, come ha detto anche nella prima dichiarazione dopo la vittoria.

Insomma, in campagna elettorale si può dire qualsiasi cosa? Lei non si è sentita offesa come donna dalle sue dichiarazioni sessiste?

Come donna mi sento spesso offesa dai comportamenti sessisti più che dalle parole. E le assicuro che il sessismo si annida anche in persone che, almeno a parole, non lo sembrano. Le discriminazioni sono ancora una realtà con cui le donne devono fare i conti quotidianamente.

Molti hanno paragonato Trump al Berlusconi del 1994. Lei che ne pensa?

Ci sono due punti in comuni. Innanzitutto sono due imprenditori di successo che a un certo punto della loro vita hanno deciso di impegnarsi politicamente in momenti difficili dei rispettivi Paesi. In secondo luogo, sono entrambi due outsiders, personaggi fuori dal sistema che arrivano sulla scena a sovvertire le regole del gioco e a rompere le uova nel paniere sfidando l’establishment. Per questo il sistema li ha attaccati e ha cercato di espellerli. Anche Ronald Reagan, uno dei migliori presidenti americani, quando si candidò alla Casa Bianca venne guardato con scetticismo e un certo sarcasmo.

E le differenze?

Per dare una risposta bisognerà attendere il programma di governo di Trump. Detto questo, il neo presidente Usa, almeno nel modo di porsi, è più estremo di Berlusconi e si fa portatore di istanze di destra, mentre Berlusconi è un liberale nel senso classico del termine.

La vittoria di Trump come inciderà sul centrodestra italiano: sembrate già divisi in “trumpisti” – come Salvini, Meloni e Toti – e “moderati”…

Vedo anch’io l’esultanza di Salvini, ma non credo che le elezioni americane impatteranno sulla vita del centrodestra italiano o accelereranno processi in un senso o nell’altro. Come però dicevo all’inizio, queste elezioni hanno dimostrato che il voto popolare in democrazia è il fattore più importante: può ribaltare qualsiasi pronostico. E’ un bel segnale per gli elettori di casa nostra un po’ sfiduciati, che magari il 4 dicembre hanno già previsto di stare a casa.

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