Il futuro corre veloce tra innovazioni tecnologiche impensabili fino a pochissimo tempo fa e una rivoluzione industriale – la quarta – che ha già iniziato a cambiare alla radice il modo di produrre e di pensare. Scenari in evoluzione costante e rapidissima che richiedono un salto di qualità a trecentosessanta gradi per rimanere al passo con i tempi: un’esigenza su cui devono convergere privato e pubblico.

(CHI HA PARTECIPATO AL SEMINARIO DI FORMICHE SU INFRASTRUTTURE E SMART CITY. FOTO DI PIZZI)

L’APPUNTAMENTO

Sono questi i messaggi principali che sono arrivati da Roma – dal Montecitorio Meeting Center – dove questa mattina si è svolto il seminario organizzato da Formiche dal titolo “Infrastrutture e smart city. Modello Milano?”. Al dibattito – moderato dal fondatore di Formiche Paolo Messa – hanno partecipato il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Simona Vicari, il direttore della comunicazione di Metropolitana Milanese Luca Montani, il consigliere del ministro dell’Università Stefania Giannini ed editorialista de Il Corriere della Sera Francesco Grillo e Andrea Gumina (Policy Advisor G7 Sherpa Office).

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IL MODELLO MILANO

La discussione ha preso spunto dal periodo di grazia che sta vivendo Milano: la realtà più innovativa e dinamica del Paese, come ha sottolineato Montani di Metropolitana Milanese, che ha ricordato la cifra record di 470 start up nate dal 2014 nel capoluogo lombardo. Risultati che sono il frutto della benefica collaborazione tra pubblico e privato, uniti nel tentativo di individuare soluzioni innovative in grado di garantire lavoro e benessere. Da questo punto di vista la mobilità rappresenta solo uno dei tanti tasselli che fanno oggi di Milano una città invidiata in tutta Europa. In questo senso l’esempio più virtuoso è costituito da Expo. “Si tratta della più grande new town realizzata dal nulla in Italia“, ha commentato Montani, che poi ha aggiunto: “Una vera e propria cittadella completamente infrastrutturata con innovazioni a livello globale che per la prima volta si sono insediate – tutte insieme – in questo territorio“. Un’esperienza da imitare il più possibile, anche per la capacità di governare i processi organizzativi che ha dimostrato. La stessa sfida in cui si cimenta ogni giorno Metropolitana Milanese, la società di ingegneria che nel comune meneghino si occupa di mobilità, gestione del servizio idrico integrato e di case popolari. Una pluralità di compiti cui è stata chiamata proprio in virtù dell’abilità dimostrata nella gestione dei processi organizzativi.

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L’ANTI SMART CITY: ROMA

Se Milano – pur con alcuni problemi che persistono, come ad esempio la criminalità – ride, dall’altra parte, invece, a piangere è Roma. Una crisi ben evidente a chi vive o visita per lavoro e turismo la città eterna, su cui non ha fatto sconti il consigliere del ministro Giannini Francesco Grillo: “La Capitale sta affondando da anni, mentre le amministrazioni cambiano“. A questo riguardo c’è un dato su tutti che Grillo ha citato per rappresentare con evidenza il periodo buio vissuto da Roma: “La percentuale delle esportazioni sono inferiori a Napoli e addirittura ammontano a meno della metà della provincia di Vicenza“. La fotografia, dunque, è quella di una città ferma al palo dal punto di vista economico, completamente dipendente dalla pubblica amministrazione. La stessa p.a. che, peraltro, può essere oggi considerata a pieno titolo uno dei grandi freni allo sviluppo del Paese. Roma è diventata così l’anti smart city per eccellenza, dove tutto è difficile e scarsamente intelligente. Dove per fare una linea di metro non bastano neppure venti anni. “Ci vogliono visione e concretezza“, ha ammonito Grillo perché la costruzione delle cosiddette città intelligenti “passa anche attraverso cose concrete che si possano effettivamente toccare con mano“.

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L’INNOVAZIONE DA GOVERNARE 

Un fenomeno – l’innovazione tecnologica – inevitabile e necessario, in grado generare opportunità e benessere a patto però che venga governato e gestito. E’ questo il punto su cui è focalizzato in particolare Andrea Gumina che fa parte del gruppo degli sherpa al lavoro in vista del G7 in programma a Taormina a fine maggio. “I governi devono assumersi la responsabilità di gestire questi fenomeni”, ha ammonito. Da un lato infatti – ha rilevato ancora “l’innovazione è una fonte di prosperità”, ma dall’altro occorre che venga regolata attentamente, perché altrimenti il rischio è che si ritorca contro le persone e le imprese: “Così com’è non funziona: i cittadini non la capiscono e si chiedono giustamente come mai il lavoro continui a mancare e le loro condizioni di vita a peggiore“. Il riferimento è alla quarta rivoluzione industriale che ha già iniziato a modificare in profondità i processi produttivi. “Non potrà avvenire senza infrastrutture all’altezza“, ha rilevato ancora Gumina: quelle tradizionali – come strade e autostrade – ma anche e soprattutto quelle di nuova e nuovissima generazione. Il problema è lo stesso indicato anche da Grillo: la burocrazia che “molto spesso non ha neppure gli strumenti per capire cosa sta accadendo sotto il profilo dell’innovazione“. Per non parlare dei tempi dell’agire amministrativo che Gumina non ha esitato a definire “ridicoli”.

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PAROLA D’ORDINE CAMBIAMENTO

A tirare le conclusioni del dibattito è stato il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Simona Vicari, che ha innanzitutto messo in evidenza la necessità di favorire il cambiamento. Messaggio ribadito, ovviamente, anche con un occhio al referendum costituzionale del 4 dicembre in cui gli italiani saranno chiamati a decidere se confermare o bocciare la riforma firmata Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. “Dobbiamo cambiare, non ci dobbiamo fermare“, ha ammonito.  C’è una ricetta in particolare che Vicari ha affermato si debba seguire: la collaborazione tra pubblico e privato. “E’ una condizione imprescindibile: dovrebbe essere il leitmotiv che dovrebbe caratterizzare tutto l’operato della pubblica amministrazione“, ha osservato ancora. Affinché si concretizzi, però, è necessario che le pubbliche amministrazioni si dimostrino efficienti e credibili. “Altrimenti” – ha rilevato l’esponente del governo Renzi – “le imprese non ci seguiranno. Le aziende” – ha infine concluso – “non investono in territori ballerini dal punto di vista amministrativo e in cui la pianificazione viene calato su di loro dall’alto senza alcun confronto o interlocuzione“.

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