Ecco come la Libia influenzerà il prezzo del petrolio

Ecco come la Libia influenzerà il prezzo del petrolio
L'approfondimento del ricercatore Luca Longo

(Terza parte dell’analisi del ricercatore Luca Longo. La prima parte si può leggere qui e la seconda qui)

La situazione in Libia sarà uno dei principali fattori che determineranno il prezzo del petrolio nel 2017. Ai tempi di Gheddafi era una delle nazioni leader dell’Opec e una delle più influenti del continente. Questo soprattutto grazie alla prosperità derivata dall’esportazione di petrolio principalmente verso l’Europa tramite Eni, il primo operatore in quel territorio.

Dopo la caduta del regime, la Libia è esplosa in una miriade di tribù che alternano guerre ed effimere alleanze con le tribù vicine e con i due centri di potere rappresentati dal governo riconosciuto dall’Onu di Fayez al-Serraj e dal governo di Tobruk sempre più vicino alla Russia e guidato dal generale anti-islamista Khalifa Haftar. Non si può dimenticare che quello che resta delle bande dei predoni battenti bandiera Isis è tutt’altro che sconfitto, ma è semplicemente sparito.

L’Opec ha esentato la Libia dal tagliare la produzione, sia perché, per motivi bellici, raggiunge tuttora meno di un terzo della propria produzione ai tempi della Jamahiriya, sia perché non esiste un’unica autorità statuale in grado di recepire e farsi garante dell’indicazione. Non è un caso che l’altra nazione a cui non sono state imposte restrizioni è proprio l’altrettanto magmatica Nigeria.

Haftar ha permesso all’Eni di riprendere e intensificare la produzione nei campi sotto il governo di Tobruk e la Nigeria ha recentemente sorpassato l’Angola portandosi alla guida delle nazioni africane esportatrici di petrolio. Insieme, Libia e Nigeria hanno un potenziale estrattivo di 3 milioni di barili al giorno e un consolidamento politico in entrambe le nazioni potrebbe portare a destabilizzare il cartello Opec. Ma è probabile che la principale minaccia al cartello non derivi da produttori Opec, ma dall’esterno: ricordiamo che nessuno può imporre alcun taglio, ad esempio, a Russia, Sud Sudan o Oman.

Gli ultimi dati indicano in 33,87 milioni di barili al giorno l’intera produzione Opec, ma il tetto stabilito dai recenti accordi è stato posto a 32,5 milioni complessivi. È chiaro che l’Arabia Saudita potrà farsi carico anche da sola del taglio di 1,37 milioni di barili, ma – con la guerra in corso in Yemen – non potrà invece tagliare indefinitamente per compensare gli aumenti di produzione delle altre nazioni Opec.

La riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli è stata evidentemente influenzata anche dalla necessità di riattivare al più presto uno dei più grandi campi petroliferi del Nord Africa: il campo Elephant che Eni ha dovuto chiudere nel 2015. Il più grande campo petrolifero libico, il Sahara, è stato chiuso nel 2014 dal principale operatore Repsol. Entrambi i campi sono stati riaperti alla fine del 2016 e hanno una produttività potenziale di cinquecentomila barili al giorno.

Intanto, le forze del generale Haftar hanno ricatturato il terminale petrolifero libico di Es Sider in Cirenaica. È il più grande della Libia ed è in grado di pompare attraverso il Mediterraneo seicentomila barili al giorno, più o meno l’intera produzione libica attuale, più che duplicata dallo scorso settembre.

Tutte queste considerazioni portano a ritenere non improbabile che la Libia possa superare la soglia del milione di barili al giorno entro il 2017. Va notato che il generale Haftar, colui che ha reso raggiungibile questo stesso obiettivo, ha stretto sempre più forti legami con la Russia e non ha mancato di farsene vanto con la visita alla portaerei Ammiraglio Kuznetsov al largo della Cirenaica. Se chi controlla i principali pozzi e terminali appalesa l’appoggio che riceve dalla Russia e quindi può fungere da polo unificatore dell’arcipelago di milizie e tribù grazie alla propria forza militare, ma anche grazie ai proventi della vendita di petrolio, c’è da pensare che l’Onu, scommettendo invece su Serraj, abbia puntato sul cavallo sbagliato.

Il cambio di rotta del prezzo del petrolio registrata in questi giorni è in parte provocato anche dalle notizie che giungono da Libia e Nigeria; con l’aumento effettivo della produzione il prezzo non potrà che diminuire ulteriormente. Tecnicamente, l’Opec potrebbe raggiungere un nuovo accordo che includa anche tetti di produzione per Libia e Nigeria, ma resterebbe il problema di farlo rispettare.

(3/continua)

ultima modifica: 2017-01-29T08:00:57+00:00 da Luca Longo

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