“Ma le sembra normale che nella patria del diritto si debba andare a scuola di legge? Dall’Europa?” Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, da mesi si batte contro la riforma delle popolari imposta a mezzo decreto dall’ex premier Matteo Renzi nel febbraio 2015. E, in questa conversazione con Formiche.net, usa ancora una volta toni sferzanti contro quella che agli occhi dell’associazione appare come un’imposizione agli istituti e alla loro natura cooperativa, nonché un’ingiustificata limitazione alle prerogative dei loro soci. E, in ultima analisi, un danno sistemico all’intero sistema delle popolari (qui il focus di Formiche.net sulle possibili conseguenze per le banche dopo che la giustizia civile e amministrativa ha smontato parte della riforma).

COSI LA RIFORMA HA SEPPELLITO IL DIRITTO ALLA PROPRIETA’

Sotto accusa c’è ancora ancora una volta il diritto di recesso, vale a dire la possibilità per i soci che non accettano la trasformazione in spa di uscire dall’azionariato e chiedere il rimborso delle azioni. Le banche, secondo le disposizioni attuative della riforma (congelate dal Consiglio di Stato fino al 12 gennaio, poi si vedrà) possono soddisfare solo parte delle richieste e non subito. Il che a detta di Sforza Fogliani “è una palese violazione del diritto di proprietà. Non solo con la trasformazione in spa e la fine del voto capitario si ridimensionano incredibilmente le prerogative dei soci, ma non c’è nemmeno la garanzia di essere indennizzati. Insomma, un esproprio bello e buono”. Con tale riforma, aggiunge Sforza Fogliani, “il socio può essere privato di un bene che gli appartiene, in virtù dello status di socio di società cooperativa, con i connessi diritti, senza avere la garanzia del diritto al rimborso nel caso in cui legittimamente ritenga di non accettare il diverso bene (lo status di socio in società per azioni) che deriva dalla trasformazione”.

L’ITALIA? VADA A SCUOLA (DI DIRITTO) DALL’EUROPA

C’è qualcosa che stavolta agita più del solito il banchiere piacentino alla guida delle popolari. Qualcosa che si chiama scarsa conoscenza del diritto da parte di un Paese, l’Italia, che ha dato i natali al diritto romano, base di gran parte delle moderne legislazioni. E che, soprattutto, “difende il diritto alla proprietà”, ammonisce Sforza Fogliani. “Il problema è che nessuno ha sottolineato un particolare e cioè che il Cds denuncia il contrasto della normativa in questione (la riforma, ndr) anche con l’articolo 117, comma 1, della Costituzione italiana, che sancisce l’obbligo del legislatore nazionale di rispettare i vincoli derivanti dagli ordinamenti europeo e internazionale, tra cui il protocollo 1 alla convenzione europea dei diritti dell’uomo, che la proprietà la tutela eccome, spiegando come ‘nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale'”. Dunque, proprio qui sta la colpa grave, a detta di Sforza Fogliani, degli estensori della riforma. “Nella patria del diritto, anche di quello romano, il primo al mondo che ha regolamentato il diritto alla proprietà, il Consiglio di Stato dice non solo che il recesso a scaglioni e senza garanzie è lesivo delle prerogative dei soci, ma che la stessa riforma è contraria alle norme costituzionali, a loro volta conformi a quelle europee. Il che vuol dire che in Italia c’è chi deve andare a scuola di diritto dall’Europa. Incredibile”.

IL GOVERNO NON E’ INTERVENUTO. ECCO PERCHE’ 

Al di là delle valutazioni di merito con cui Assopopolari smonta punto per punto il riassetto delle popolari, c’è da chiedersi perché il governo non abbia concesso in extremis un po’ più di tempo a quelle banche (Bari e Sondrio) non ancora spa, almeno il tempo di attendere il giudizio delle Corte costituzionale. “Davvero non riesco a capire perché il governo non sia intervenuto per concedere una proroga, non c’è ragione. In fin dei conti si trattava solo di una proroga di un termine, che avrebbe dato più tempo alle popolari in difficoltà di regolarsi”, afferma il banchiere. Che però ha un presentimento, o forse qualcosa in più. “Temo che i pretoriani renziani all’interno del governo non abbiano voluto sconfessare la riforma, già messa a dura prova dal Consiglio di Stato, del precedente esecutivo Renzi, spingendo per un non-intervento e convincendo il premier e il ministro dell’Economia a soprassedere”. Comunque sia andata “la cosa veramente grave è che ci sono amministratori, come quelli delle popolari di Sondrio e Bari, che non sanno cosa fare e non possono essere messi in queste condizioni di incertezza”.

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