L’energia e i modelli di approvvigionamento sono diventati temi centrali del confronto politico, anche grazie all’attenzione che si è concentrata su di essi con il Cop21, dove ci si è accordati sull’obiettivo di triplicare entro il 2030, rispetto ai valori attuali, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e raddoppiare quella prodotta da gas naturale.

La transizione verso un mix energetico sostenibile gas-rinnovabili sarà anche il tema scelto dell’Omc (Offshore mediterranean conference) di Ravenna, prevista dal 29 al 31 marzo 2017 e anche l’Expo di Astana – che si tiene dal 10 giugno al 10 settembre – si occuperà di ‘Future Energy’. Entro aprile poi su questa partita arriverà la lungimirante scelta del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, di mettere in agenda la nuova Strategia Energetica Nazionale.

Insomma, il 2017 sarà proprio l’anno dell’energia. Si sente affermare, anche da fonti autorevoli, che non c’è necessità di nuovi volumi di gas. Tuttavia, è vero il contrario in quanto la domanda di gas in Europa è in aumento. Un esempio: le esportazioni di Gazprom nel periodo dal 1° gennaio al 30 novembre 2016 hanno raggiunto un picco di 162.7bn m³ e hanno continuato a crescere. Non a caso il confronto sul ruolo del gas naturale nel mix energetico e la determinazione delle fonti di approvvigionamento in merito alla domanda futura è molto acceso. L’Europa ha scelto il gas anche se in un contesto di contrapposizione fra il Nord e il Sud del vecchio continente per conquistare un ruolo privilegiato di hub di approvvigionamento energetico.

Il gas è quindi destinato a continuare a essere il grande protagonista del futuro energetico. E si ritorna alle indicazioni di Cop21 sul raddoppio del suo utilizzo: è tempo di compiere scelte decisive, dalla riduzione dell’utilizzo del carbone – che a tutt’oggi copre ancora oltre il 30 per cento del fabbisogno di energia elettrica nel mondo ed è la causa di circa il 70 per cento delle emissioni – allo sviluppo di nuove e più efficaci linee di approvvigionamento. Qui entra in ballo il Mar Nero, dove ci si prepara senza sosta per la posa del tubo di un gasdotto con una portata di 15.75bn m³/anno che collega il terminal offload della Russia vicino Anapa a Kiyikoy, sulla costa della Tracia turca sul Mar Nero, da cui il gas verrà poi trasportato verso la Turchia. L’ipotesi di un tracciato verso il sud Europa, per bypassare l’Ucraina, è molto gettonata. La posta in palio è alta ed è nello specifico la posizione dominante – grazie a un solido cordone ombelicale – nel mercato del gas europeo.

Ricordiamoci che l’incontro tra Putin e Erdogan aveva tra i temi anche la definizione del Turkish Stream, un gasdotto che transiterebbe nel territorio della Turchia europea. Riguarda quindi il Turkish Stream questo lavoro di posa che sta avanzando? Il nuovo presidente bulgaro Roman Radevla cui elezione ha fatto gongolare Putin – appena insediato come primo atto ha preso in mano il dossier che riguarda il collegamento al gasdotto che passa sotto il mar Nero. E pare abbia esclamato subito «Da’, lo voglio»

In quest’ultimo caso però c’è un ostacolo da superare, cioè il parere favorevole della Commissione europea, preoccupata di scongiurare la posizione dominante di Gazprom. Ma sul punto si sta lavorando per trovare una soluzione, che potrebbe essere una piattaforma al largo delle acque territoriali bulgare cioè un’infrastruttura da cui inizierebbe il tratto di competenza comunitario del tubo verso la Bulgaria. E se si giunge a questo punto sparirebbero anche i problemi legati alle norme sulla concorrenza, perché sarebbe costituita una nuova società al 100% europea per gestire la nuova ramificazione. Giunto in Bulgaria, il gasdotto poi potrebbe risalire verso i Balcani fino alla industrializzata Serbia. Stiamo quindi assistendo alla rinascita dell’accantonato ma mai cancellato progetto per due ulteriori linee del cosiddetto South Stream? O è invece si tratta del Turkish Stream con una leggera deviazione bulgara? In realtà non importa. Importa invece che nel Mar Nero il lavoro stia procedendo. La domanda è: con tutto questo intrecciarsi di gasdotti può scapparci anche qualche buona notizia per l’Italia?

A quanto pare no, perché la società South Stream Transport, che ha in appalto la realizzazione del Turkish Stream, ha firmato un contratto con la svizzera Allseas Group. L’accordo prevede la costruzione di due linee principali sul fondo del Mar Nero per un costo stimato di 11,4 miliardi di euro circa. Gli svizzeri dovranno costruire il primo ramo del tratto offshore a partire dal secondo trimestre del 2017 e possiedono l’opzione anche per il secondo ramo. Si tratta di mettere in posa oltre 900 chilometri di tubi sul fondo del mare: un intervento che verrà realizzato grazie alla Pioneering Spirit, la più grande nave al mondo provvista di sistema di posizionamento dinamico per assiemaggio e posa delle tubazione marine.

Visto che il tracciato del Turkish stream e del South stream in realtà quasi coincidono, la scelta più logica pareva quella di continuare a utilizzare il know how di Saipem. Proprio un peccato non vedere la nave Saipem 7000 solcare quel tratto del Mar Nero che è praticamente identico nel vecchio e nel nuovo tracciato, e la società di ingegneria petrolifera italiana aveva già iniziato a lavorarci per il South Stream: ed era un contratto da 2.4 miliardi che è andato perduto.

A mio parere non ci possiamo permettere come Paese e come industria un ruolo di semplice spettatore nel gioco del monopoli in corso, rinunciando a una connessione diretta con il gas che il Turkish Stream porterebbe nell’Europa balcanica in favore di un sostegno alla decarbonificazione energetica della Germania. Invece, quello che oggi resta all’Italia del progetto South Stream è l’arbitrato tra Saipem e Gazprom per risarcimento danni. Danni che si sono progressivamente ridotti a un cifra ‘residuale’ di 759 milioni. L’agenda della corte arbitrale della Camera di commercio internazionale di Parigi prevede che le parti si vedranno il 3 marzo del 2017.

Intanto i concorrenti di Saipem, a cominciare proprio da Allseas, stanno intensificando le relazioni con Gazprom e la Russia di Putin al punto che proprio Allseas risulta aggiudicataria anche per la posa della prima linea a mare (con opzione per collaborare anche per la seconda linea) del pipeline nord Stream 2 tra Russia e Germania. Attenzione quindi a ricondurre tutto alle vie legali perché come direbbe Cicerone «la giustizia dà a ciascuno il suo».

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