Ecco le analisi contenute nell'ultimo numero della rivista Formiche scritte da Francesco Talò, Ofer Sachs, Carlo Panella, Usi Rabi, Evgeny Utkin, Yossi Shain e Johanna Arbib Perugia

Ieri alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ricevuto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Un incontro amichevole durante il quale i due leader hanno posto le basi per una alleanza sui temi dell’anti terrorismo, della Palestina e dell’Iran.

Trump ha promesso di lavorare per raggiungere un “grande” accordo di pace tra israeliani e palestinesi: “Mi piacerebbe una soluzione a due Stati o a uno Stato” e “sarò felice con quello che piacerà a israeliani e palestinesi”, ha detto durante la conferenza stampa congiunta con il primo ministro israeliano.

Mentre una volta pensava che la soluzione a due Stati fosse la più semplice, ora non ne è più così sicuro. Trump ha detto che preferirebbe che Israele “fermasse la costruzione degli insediamenti per un po’”, e che incoraggerà un accordo di pace tra le due parti, ma che entrambe dovranno scendere a compromessi. Al negoziato per la pace in Medio Oriente potrebbero partecipare molti Paesi, ha aggiunto Trump.

Secondo il presidente americano, gli israeliani dovranno mostrare un po’ di flessibilità, mentre i palestinesi dovranno sbarazzarsi dell’odio che insegnano ai ragazzi sin dai primi anni di vita. Lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme? “Mi piacerebbe che succedesse, seguiamo questa possibilità con grande attenzione”, ha detto Trump.

La stampa mondiale, commentando l’incontro di ieri alla Casa Bianca, ha parlato di una presunta svolta americana, sostenendo che gli Stati Uniti hanno voltato le spalle alla posizione storica del Paese circa il processo di pace tra israeliani e palestinesi: “Trump avrebbe affossato la soluzione dei “due Stati per due popoli”, così caldamente perseguita dai suoi predecessori e giudicata l’unica via da parte della comunità internazionale”, si legge nell’analisi di Marco Orioles, che però non è d’accordo con questa lettura prevalente o spiega il perché.

Ecco le analisi contenute nell’ultimo numero della rivista Formiche:

Che cosa teme davvero Israele. Di Carlo Panella, giornalista e analista del Medio Oriente
Tutte le minacce che incombono su Israele.  Di Usi Rabi, direttore del Moshe center for mea studies presso l’università di Tel Aviv
Vi spiego l’amicizia tra Israele e Russia. Di Evgeny Utkin, economista e analista geopolitico, vicedirettore di Eurasia News
I rapporti tra Israele e Usa tra passato, presente e futuro. Di Yossi Shain, docente di politica internazione presso Tel Aviv University e Georgetown University
Israele, Stati Uniti e Onu. Cosa sta succedendo? Di Johanna Arbib Perugia, presidente Jurusalem Foundation
Tutte le relazioni tra Italia e Israele. Di Francesco Talò, ambasciatore d’Italia in Israele
Vi racconto l’economia israeliana. Di  Ofer Sachs, ambasciatore d’Israele in Italia

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