L'approfondimento di Andrea Picardi

Un altro parere, di un’altra sovrintendenza, questa volta però positivo. L’infinita querelle sul nuovo Stadio della Roma si arricchisce di un altro colpo di scena, l’ennesimo. Dopo la notizia della procedura di vincolo avviata dalla sovrintendente Margherita Eicheberg – la cui struttura fa parte del ministero dei Beni Culturali – ecco emergere una nuova circostanza favorevole a James Pallotta e Luca Parnasi.

IL PARERE POSITIVO

Lo scorso 18 gennaio, infatti, il capo della sovrintendenza capitolina – questa sì, interna al Campidoglio – aveva dato parere positivo al progetto della società giallorossa. Con un particolare rilevante di cui dare conto: il sovrintendente Claudio Parise Presicce ha chiesto “di valorizzare anche parzialmente e mediante riproposizione in luogo adiacente le tribune dell’Ippodrono di Tor di Valle costruito nel 1959 su progetto dell”architetto Julio Lafuente“. Sì al progetto, dunque, ma nel rispetto delle ormai famigerate tribune dell’ippodromo, per le quali – è scritto nel parere – si potrebbe anche prevedere lo spostamento, “in maniera da renderle funzionali ad attività (di carattere sportivo, ricretativo, culturale) collaterali al nuovo complesso“. In sostanza – secondo la sovrintendenza del Comune di Roma – l’esigenza di tutelare la struttura realizzata per le Olimpiadi del 1960 non sarebbe tale da giustificare l’addio definitivo al progetto.

LA PROCEDURA DI VINCOLO 

Una posizione, nelle conclusioni, del tutto opposta a quella cui è giunta, invece, la sovrintendenza all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Che – come noto – ha dato il via al “procedimento di dichiarazione di interesse culturale” che potrebbe portare all’apposizione di un vincolo in grado di bloccare completamente la costruzione del nuovo stadio. Una procedura di 120 giorni iniziata ufficialmente lo scorso 15 febbraio, dopo il ricorso presentato dall’associazione Italia Nostra lo scorso 23 gennaio. Due atti – è bene sottolinearlo – entrambi successivi al parere reso dalla sovrintendenza del Campidoglio datato 18 gennaio.

L’ITALIA DELLE SOVRAINTENDENZE

Dunque, riassumendo, il 18 gennaio la sovrintendenza capitolina dice sì al progetto e chiede che vi sia un occhio di riguardo per le tribune dell’ippodromo. Cinque giorni dopo – il 23 – Italia Nostra ricorre alla sovrintendenza che per il ministero si occupa di Roma e chiede di vincolare le tribune stesse. Il 15 febbraio, infine, Margherita Eichberg dà il la alla procedura di vincolo. Un arzigogolo difficile da comprendere, ma che nell’Italia delle sovrintendenze e delle competenze sovrapposte, certo, non può sorprendere. E’, però, quantomeno bizzarro che su una stessa questione una sovrintendenza dia il suo via libera e un’altra – neppure un mese dopo – assuma una posizione del tutto diversa. Il tutto mentre in ballo c’è un investimento privato di 1,7 miliardi, che include la realizzazione di opere pubbliche per oltre 400 milioni di euro e che, ovviamente, produrrebbe anche conseguenze positive sul versante dell’occupazione.

LA RISPOSTA DELLA ROMA

In tutta questa confusione la risposta formale della Roma rimane quella di venerdì sera quando – in una nota – la società giallorossa ha definitivo “intempestiva” e “ostile” l’iniziativa assunta dalla sovrintendenza del ministero dei Beni culturali. In quello stesso documento, peraltro, i proponenti Pallotta e Parnasi prendevano esplicitamente posizione sull’ippodromo definito una “una struttura precaria e pericolante, in totale abbandono da anni, peraltro dimenticata anche dalla Soprintendenza stessa che non ha mai avviato alcuna azione a tutela per quell’area prima che noi valutassimo lo sviluppo di questo progetto“.  La stessa Roma, comunque, sottolineava di essere pronta a prendere qualche precauzione: “Siamo da sempre e in ogni caso disponibili a riqualificare le tribune, conservandone una parte in un’area dedicata, dopo averla naturalmente ristrutturata e messa in sicurezza, al fine di preservarne la memoria storica”.  In sostanza, la stessa soluzione indicata pure dall’altra sovrintendenza – quella del Campidoglio – con il parere del 18 gennaio scorso.

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