Virginia Raggi? “Su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. I grand commis dello Stato, che devo frequentare per dovere, lo vedono che è impreparata“. Parola di Paolo Berdini, che in una conversazione con il quotidiano La Stampa, si è lasciato andare a commenti non certo lusinghieri nei confronti del sindaco e della sua amministrazione. L’intervista è stata smentita questa mattina dal diretto interessato a Rai News 24, ma il quotidiano diretto da Maurizio Molinari conferma tutto. “La città non tiene“, avrebbe detto l’assessore all’urbanistica. “S’è messa in mezzo a una corte dei miracoli“, avrebbe poi aggiunto. Accuse che gli sono costate le quasi dimissioni: in un incontro chiarificatore con Raggi, Berdini si è scusato con il sindaco e ha rimesso nelle sue mani le deleghe all’urbanistica. Passo indietro respinto ma con riserva dalla prima cittadina: “Era effettivamente mortificato. Ho respinto le sue dimissioni con riserva perché in questo momento Roma affronta questioni complesse e ci confronteremo nel merito“.

IL NODO STADIO

Parole che arrivano nel bel mezzo del dibattito sul nuovo stadio della Roma di cui Berdini è uno dei più fieri oppositori come ha confermato con le dichiarazioni contrarie pronunciate a raffica anche ieri. Nel pomeriggio si è svolto l’attesa riunione tra le parti, ma durante la mattinata l’assessore all’Urbanistica non ha fatto altro che ribadire in tutte le occasioni possibili le sue critiche. “Se stiamo dentro le regole del piano regolatore, come dico da mesi, lo stadio si può e si deve fare, sempre che la società receda da appetiti che credo siano un po’ troppo elevati per quell’area e per questa povera città“, ha sottolineato in un’intervista al GR1 della Rai prima di rincarare la dose nel corso della sua audizione da parte della commissione d’inchiesta della Camera sulle periferie: “L’operatore che ha bloccato la finalizzazione è lo stesso Parnasi che vuole fare insieme allo stadio qualcosa come 600.00 metri cubi regalati. Scusate, lui non fa lo stadio… Io sono a favore dello stadio, sono contro questo gioco della roulette“.

VISIONI & DIVISIONI

Poi in serata lo sfogo con La Stampa, a questo punto difficile da ritenere non collegato alle sue parole sullo stadio. Anche perché – sulla realizzazione dell’impianto voluto dalla Roma di James Pallotta – sembra che si vada configurando una sempre più evidente spaccatura all’interno della giunta e dello stesso MoVimento 5 Stelle. Da un lato Berdini, dall’altro Raggi, alcuni suoi assessori e una parte del mondo a cinquestelle (anche a livello nazionale), più possibilista su un ipotetico accordo.

L’APPUNTAMENTO

I segnali, in realtà, sono tutt’altro che univoci ma intanto la trattativa prosegue, a dimostrazione che il Campidoglio sul nuovo stadio della Roma è disponibile a trovare una soluzione condivisa. Perché ciò accada, sarà però necessario altro tempo visto che anche la riunione di ieri pomeriggio non ha chiarito definitivamente cosa, alla fine, deciderà di fare Virginia RaggiL’incontro si è concluso con la più classica delle fumate grigie: l’intesa definitiva ancora non è stata raggiunta, ma le parti – l’amministrazione capitolina da un lato, la società giallorossa e il costruttore Luca Parnasi dall’altro – hanno concordato di procedere con una serie di tavoli tecnici per limare le distanze. Il nodo rimane sempre lo stesso: la riduzione delle cubature previste nel progetto originario. La Roma è disponibile a diminuirle il più possibile pur di realizzare lo stadio con le opere annesse, ma non al punto di stravolgere completamente i suoi piani iniziali che erano stati avallati da Ignazio Marino con la delibera di pubblica utilità adottata dall’Assemblea capitolina nel dicembre 2014.

IL GUASTATORE

Ed è qui che entra in gioco Berdini che da mesi si batte affinché lo stadio venga costruito nel pieno rispetto del piano regolatore del 2008. Ergo – dal suo punto di vista – nessuna variante urbanistica, invece necessaria nel caso di una riduzione parziale delle cubature. Per Berdini, in parole povere, dovrebbe costruirsi solo lo stadio senza alcuna opera annessa. Una posizione considerata irricevibile dalla società giallorossa perché, in pratica, significherebbe dire addio al progetto per com’è stato pensato finora. La sua ostilità al progetto stadio Berdini l’aveva già annunciata il 25 giugno scorso, subito dopo il trionfo romano dei cinquestelle: “Così com’è, è uno scempio. Userò ogni mezzo per fermarlo“. Già in quell’occasione il M5S fu costretto a rettificare e a sottolineare di aver superato la sua iniziale contrarietà al progetto palesata durante la campagna elettorale.

IL POLIZIOTTO BUONO

Di tutt’altro tenore invece le dichiarazioni del vicesindaco capitolino Luca Bergamo che ha partecipato alla riunione in Campidoglio al posto di Virginia Raggi, della cui amministrazione rappresenta sempre di più il volto della mediazione politica. Quasi nel ruolo del poliziotto buono, al cospetto di quello cattivo che nel tormentone stadio è rappresentato da Berdini. Perché uno rilancia le polemiche, mentre l’altro cerca di farle rientrare. “Non ci sono fazioni per il sì o per il no, vogliamo definire gli aspetti tecnici“, ha detto ieri prima di partecipare all’incontro. Un’apertura al dialogo confermata pure nelle dichiarazioni successive all’appuntamento: “È stata una riunione molto costruttiva, siamo soddisfatti. Ci sono dei tavoli tecnici a lavoro da dopodomani e ci vedremo la prossima settimana per fare il punto: siamo ottimisti“.

LO STADIO E IL M5S

Parole in linea con quelle pronunciate dal presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito che pure ha preso parte alla riunione: “È stato avviato un tavolo per trovare la soluzione migliore. La riduzione delle cubature? Ci stiamo lavorando“. La dimostrazione che il M5S romano – nonostante le sue tante divisioni interne – sul progetto del nuovo stadio marcia, almeno apparentemente, abbastanza unito. Molto meno in linea appare, invece, Berdini che ha posto le sue condizioni senza di fatto lasciare spazio alla trattativa. La domanda è sempre la stessa: quanto e come riuscirà a incidere sulle scelte di Virginia Raggi?

IL SEGNALE

Tra gli elementi da valutare per cercare di capire quale sia l’orientamento sul tema del MoVimento 5 Stelle c’è poi un altro aspetto da considerare: la partecipazione alla riunione di ieri dell’avvocato Luca Lanzalone dello studio legale – guarda caso geneovese – Lanzalone & partner, la cui presenza era stata anticipata da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Si tratta del legale che negli ultimi tempi ha assistito anche il sindaco a cinquestelle di Livorno Filippo Nogarin. Secondo alcuni rumors, il segnale che anche Beppe Grillo – o comunque il vertice del movimento – è della partita. Nella convinzione che la decisione sullo stadio della Roma possa spostare consensi anche in un’ottica nazionale. Un dato che potrebbe avere il suo peso: le prossime elezioni politiche, d’altronde, si svolgeranno al più tardi tra un anno.

LA STRATEGIA DELLA ROMA

Tiepidi ma improntati all’ottimismo anche i commenti che sono arrivati dalla Roma per bocca del suo direttore generale Mauro Baldissoni: “Vogliamo fare lo stadio e vogliamo farlo insieme al Comune. Andiamo avanti e cerchiamo di farlo il prima possibile“. Il braccio destro di James Pallotta ha poi confermato che nei tavoli tecnici si discuterà di quanto ridurre le cubature. Le pressioni in questa fase stanno arrivando sopratutto da chi di solito è abituato a solcare il manto verde del terreno di gioco. Dopo l’incursione dell’allenatore Luciano Spalletti in diretta a Sky – con tanto di nuovo hashtag #famostostadio – sull’argomento è tornato a intervenire Francesco Totti che lunedì aveva avuto uno scambio di tweet con il sindaco. Ecco che cosa ha scritto su Facebook il capitano giallorosso: “Rispondo alla Sindaca solo ora… ero concentrato sull’importante partita di stasera, fondamentale da vincere: missione compiuta. Ringrazio Virginia Raggi per l’invito, sarò felice di incontrarla, magari proprio per brindare al definitivo via libera per lo stadio che, ne sono certo, arriverà al più presto. L’iter però lo seguono i nostri dirigenti, che sono preparatissimi e sicuramente più qualificati di me per entrare nel merito della questione. Personalmente, spero solo che lo stadio si faccia e al più presto per il bene della Roma e dell’intera città. #FamoStoStadio“.

IL PD IN CAMPO

AUDIZIONE IN COMMISSIONE PARLAMENTARE SICUREZZA E DEGRADO DELLE CITTA'

Nel frattempo in campo è sceso pure il Partito Democratico che con Ignazio Marino sindaco aveva fortemente sostenuto il progetto. Ieri – durante la riunione della commissione d’inchiesta della Camera sulle periferie – il deputato romano Marco Miccoli (nella foto sopra) ha esposto un cartello con la scritta #famostostadio. E lo stesso hanno fatto anche i consiglieri comunali dem nel corso della seduta di ieri dell’Assemblea Capitolina.

stadio roma

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