Paolo Berdini, chi è l’assessore di Virginia Raggi che nicchia sullo stadio della Roma. Le foto

Lo stadio della Roma si farà o non si farà? E’ la domanda che in città, ma non solo, un po’ tutti si stanno ponendo dopo l’ultimo scambio di tweet tra il capitano giallorosso Francesco Totti e il sindaco Virginia Raggi. Nel primo pomeriggio è in programma in Campidoglio un incontro potenzialmente fondamentale: da un lato del tavolo si siederanno i rappresentanti dell’amministrazione capitolina, mentre dall’altro i proponenti (la società giallorossa e quella del costruttore Luca Parnasi incaricata di effettuare i lavori).

Il nodo da sciogliere rimane sempre lo stesso: le cubature extra di cui il progetto presentato dalla Roma necessita rispetto a quanto previsto dal Piano Regolatore Urbano del 2008. Il tema non è tanto la riduzione delle cubature – la Roma sarebbe pronta a rinunciare a qualcosa pur di procedere con la costruzione – quanto la deroga al piano regolatore. L’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini ha tuonato in più di un’occasione chiedendo che l’opera sia realizzata senza alcuna deroga: entro i limiti, dunque, prescritti dal Prg.

Una richiesta, però, difficilmente ricevibile dalla società che oltre allo stadio punta a realizzare nell’area di Tor di Valle un complesso anche di natura commerciale. In cambio – nel progetto che ha già ricevuto il riconoscimento della pubblica utilità nel corso della precedente consiliatura e che attualmente si trova incagliato in conferenza dei servizi per l’indecisione del Campidoglio – la Roma si è impegnata a effettuare un ampio intervento sulle infrastrutture che prevede, tra le altre cose, anche il prolungamento della linea B della metropolitana e i nuovi svincoli sull’autostrada per l’aeroporto di Fiumicino.

Una soluzione a metà strada sembrerebbe la più probabile, in grado di accontentare tutti – l’amministrazione, la società giallorossa e i tifosi – e di non bloccare la realizzazione di un’opera strategica per Roma, dal punto di vista economico e dell’occupazione. Secondo uno studio realizzato dall’Università La Sapienza, l’investimento di 1,6 miliardi di euro – interamente sostenuto dai privati – genererà un incremento del Pil della provincia di 5,7 miliardi di euro dopo 3 anni (2020), di 12,5 miliardi dopo 6 anni (2023) e di 18,5 miliardi dopo 9 anni (2026). In tutto l’1,5% in in più. Dall’altra parte invece si stima una riduzione della disoccupazione nell’area romana di quasi un punto percentuale (con precisione dello 0,8%). Si calcola che i lavoratori impiegati per la realizzazione sarebbero 5.500, di cui 1.500 nell’edilizia e 4.000 negli altri comparti, mentre sarebbero tra 15.000 e 20.000 quelli che lavorerebbero all’interno del Business Park.

Berdini, però, fino ad oggi è andato dritto per la sua strada che in fondo si può riassumere così: sì allo stadio, ma nei limiti previsti dall’attuale piano regolatore, senza alcuna deroga. A questo punto non rimane che aspettare per capire quale sia in realtà la posizione del sindaco di Roma. Se dovesse pensarla come Berdini, l’opera potrebbe seriamente saltare con la possibilità anche di un contenzioso milionario da parte della società giallorossa nei confronti del Comune. Al contrario – se la prima cittadina, come sembra sempre di più in queste ore, decidesse di trattare per trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti – diventerebbe assai probabile l’ipotesi di un passo indietro da parte di Berdini. Possibilità di cui si è parlato con forza negli ultimi mesi ma che finora non si è mai concretizzata.

Oggi pomeriggio ne sapremo qualcosa di più, ma la dead line finale rimane il prossimo tre marzo quando scadrà la conferenza dei servi attualmente in corso per decidere la sorte del nuovo stadio della Roma e di tutte le opere connesse.

Nella gallery le foto di Paolo Berdini, l’assessore di Virginia Raggi che nicchia di più sullo stadio della roma

(Riproduzione riservata)

Condividi tramite

Guarda le altre gallery fotografiche