Cyber security, ricerca clinica, previsioni meteo e prevenzione dei disastri naturali. Sono solo alcuni dei territori esplorati da Watson, il supercomputer di Ibm che apprende in modo simile agli umani, divora informazioni – in pochi secondi è capace di leggere l’equivalente di un milione di libri – e le custodisce nella nuvola di Internet, il cloud. Può essere interrogato a voce ed è in grado di parlare. La sua capacità cognitiva ha innumerevoli applicazioni. Una di queste, quella che prevede l’elaborazione di dati sanitari attraverso la piattaforma Watson Healt, avrà sede a Milano sull’area Expo. Dobbiamo preoccuparci? La multinazionale rassicura, ma secondo quanto si legge sul Fatto Quotidiano il Garante della privacy è sceso in campo per chiedere chiarimenti al governo. Ecco di cosa si tratta.

L’ACCORDO CON L’ITALIA

La multinazionale americana a marzo dell’anno scorso ha annunciato il lancio del primo centro di eccellenza europeo di Watson Health a Milano, sull’area dell’Expo destinata al polo di ricerca Human Technopole Italy 2040 con cui il governo italiano punta a realizzare un hub internazionale nel campo della genomica, dei Big data, dell’invecchiamento della popolazione e dell’alimentazione. Ibm prevede di investire fino a 150 milioni di dollari (135 milioni di euro) nel corso dei prossimi anni riunendo data scientist, ingegneri, ricercatori e progettisti di Watson Health per sviluppare una nuova generazione di applicazioni e soluzioni sanitarie basate sui dati. L’annuncio dell’accordo è stato fatto nella sede di Cambridge dal presidente e ceo di Ibm, Ginni Rometty, durante la visita fatta dal premier italiano Matteo Renzi. Il 15 febbraio 2017 il Fatto Quotidiano ha rivelato che, in cambio, il governo si è impegnato a fornire gratuitamente a Ibm i preziosissimi e riservatissimi dati sanitari degli italiani, a partire da quelli che vivono in Lombardia. Il 19 marzo il Fatto ha aggiunto che Ibm riceverà anche 60 milioni di finanziamenti, 30 dal ministero dello Sviluppo economico e 30 dalla Regione Lombardia.

CHE COS’È WATSON HEALTH

La piattaforma Watson Health Cloud è stata lanciata da Ibm ad aprile del 2015. Impiega 2 mila specialisti, analizza grandi quantità di referti medici e casistiche. Lavora con medici, ricercatori e assicuratori per aiutarli a far emergere spunti dai dati sanitari personali, giungere alla scoperta di nuovi farmici, personalizzare le cure o favorire l’ottimizzazione commerciale dei prodotti. Molti ospedali americani hanno adottato Watson come medico in corsia ed il sistema è entrato anche in una facoltà di Medicina come “tutore cognitivo”, a supporto dell’insegnamento. Come sottolineato da Francesco Stronati, vice president Ibm, Health and Public Sector, in un evento organizzato da Formiche: “Ibm con i suoi software, come quello che alimenta il super-computer Watson Health, vuole arricchire le conoscenze e potenziare l’attività e l’efficacia di ricerca e industria”.

“Watson Health Cloud – specifica la società – può rendere anonima l’identità del paziente e consentire di ottenere informazioni da condividere e combinare con una vista aggregata dinamica e in continua crescita di dati clinici, di ricerca e socio sanitari”.

QUALI DATI

A quali dati avranno accesso? Un documento che Il Fatto Quotidiano ha avuto modo di visionare offre qualche dettaglio in più: “Si ritiene cruciale avere accesso a dati dei pazienti, ai dati farmacologici, ai dati del registro dei tumori, ai dati genomici, dati delle cure, dati regionali o Agenas, dati Aifa sui farmaci, sugli studi clinici attivi, dati di iscrizione e demografici, diagnosi mediche storiche, rimborsi e costi di utilizzo, condizioni e procedure mediche, prescrizioni ambulatoriali, trattamenti farmacologici con relativi costi, visite di pronto soccorso, schede di dimissioni ospedaliere (sdo), informazioni sugli appuntamenti, orari e presenze, e altri dati sanitari”, riporta il quotidiano diretto da Marco Travaglio.

Ovvero: “Sono le cosiddette Protected Health Information, che includono “i dati dell’assistenza sanitaria”, le “cartelle cliniche personali”, le “informazioni fiscali nominative o anonimizzate”. Cedendo all’azienda americana i “diritti all’uso per la memorizzazione ed elaborazione di tali dati a fini progettuali, nonché per l’utilizzo dei dati anonimizzati anche per finalità ulteriori a quelle progettuali”, ha scritto Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano.

LA LETTERA DEL GARANTE

Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano il Garante della privacy ha chiesto a governo e e Regione Lombardia chiarimenti sui dati sanitari da fornire a Ibm con una lettera, datata 22 febbraio 2017: “Il Codice della privacy considera dato personale qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra infor mazio ne, ivi compreso un numero di identificazione personale (…). Sono annoverati tra i dati sensibili i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”.
Nella missiva il Garante ha ricordato che “i trattamenti di dati sanitari per fini di ricerca medica, biomedica ed epidemiologica possono prescindere dal consenso dell’interessato solo quando la ricerca sia prevista da un’espressa disposizione di legge”. Possono trattare dati personali solo “soggetti appositamente designati responsabili esterni del trattamento, individuati tra soggetti che, per esperienza, capacità e affidabilità, forniscano idonea garanzia del pieno rispetto delle vigenti disposizioni”.

I CHIARIMENTI DI IBM

Nei documenti di Ibm che il Fatto ha potuto vedere, non si esclude l’utilizzo commerciale, da parte della multinazionale, dei risultati finali del lavoro di Watson Health sui dati sanitari degli italiani. Ma Ibm ha replicato informalmente al quotidiano che i dati non verrebbero ceduti o venduti alla multinazionale, ma “forniti, previo consenso, a una piattaforma Open data con lo scopo di aiutare la ricerca. Dunque non sarebbero utilizzabili soltanto da Ibm, ma anche da Ibm”, aggiungendo che la società sta “realmente cercando di investire in questo Paese, mentre in tanti hanno solo scelto di andar via”. I 60 milioni del governo? “Non sono un regalo a Ibm – spiegano –ma legittimi finanziamenti del ministero dello Sviluppo economico, di cui può usufruire chiunque venga a investire in Italia”.

LE ALTRE APPLICAZIONI DI WATSON

Tra le ultime novità annunciate da Ibm c’è Watson for Cyber Security, la prima tecnologia di intelligenza aumentata del settore, progettata per aiutare gli analisti a esaminare migliaia di rapporti di ricerca in linguaggio naturale, in precedenza inaccessibili anche ai più moderni strumenti per la sicurezza. Tra le doti di Watson vi è anche quella di saper  leggere i flussi di tutti i post di Facebook e tutti i Twitter che vengono pubblicati, utilizzati dalle aziende per anticipare le tendenze, fare previsioni meteo e prevenire i disastri naturali.

A queste altre applicazioni di Ibm Formiche.net dedicherà un ulteriore approfondimento.

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