Era clandestino in Italia da nove anni ed era riuscito a vivere finora con una famiglia torinese, madre e figlio, conquistandone la fiducia tanto da essere considerato un figlio (e fratello) adottivo. I terroristi si nascondono anche così e la prevenzione consente di beccarli. Il 24 aprile a Torino i carabinieri del Ros hanno arrestato il marocchino Mouner El Aoual, 29 anni, per associazione finalizzata al terrorismo internazionale, istigazione a delinquere e apologia di reato. Il gip, nel disporne l’arresto, l’ha descritto come “un soggetto estremamente pericoloso, che sta attualmente svolgendo un’importante opera di proselitismo e incitamento ad azioni violente e letali per un numero indeterminato di persone e che, per intenti e personalità, presenta un altissimo rischio di passare direttamente all’esecuzione di tali gravi atti di violenza”. Insomma, stava per compiere un attentato.

Una lunga nota del procuratore di Torino, Armando Spataro, spiega anche l’importanza della collaborazione internazionale. Nello scorso settembre l’attività di prevenzione aveva consentito di individuare un internauta residente in Italia che su Facebook usava il nickname di “Salah Deen” e che condivideva materiale jihadista. Nel frattempo, l’Fbi aveva fornito informazioni su un soggetto che in una chat room attivata sul social network Zello usava il nickname “ibndawla7”, che significa “figlio dello Stato” nel senso dello Stato islamico, e che in Italia era l’amministratore di un canale tematico chiamato “Lo Stato del Califfato islamico”.

Individuato a Torino, da Roma l’inchiesta è così passata nel capoluogo piemontese. El Aoual è stato “pedinato” informaticamente dal Ros che ha scoperto un’intensissima attività di propaganda, inneggiante ad Abu Bakr al Baghdadi, che consisteva anche nella diffusione di consigli dell’Isis diretti a foreign fighters o a lupi solitari e di materiale su tecniche di combattimento, di omicidi e di depistaggio delle forze di polizia.

Una situazione estremamente pericolosa perché il canale Zello è fonte di una miriade di notizie sull’Isis, anche se per accedervi occorre pronunciare uno specifico giuramento di fedeltà. I suoi coinquilini torinesi conoscevano le sue idee radicali, ma non immaginavano a che livello fosse arrivato. L’arrestato era attento a non attirare l’attenzione, usando per esempio utenze telefoniche intestate ad altre persone come quelle con cui conviveva. Nel materiale individuato dal Ros c’è perfino un video che spiega come avvicinare i “miscredenti” per ucciderli con un coltello e come fabbricare ordigni rudimentali. Per il gip il marocchino rappresentava un promotore in grado di effettuare un intenso proselitismo, importante quanto un combattente.

La prevenzione, quindi, prosegue incessantemente sia con indagini tradizionali, anche se sempre più “telematiche”, sia con l’espulsione di soggetti a rischio. Il 20 aprile il Viminale ha espulso gli ultimi due, arrivando a 168 soggetti dal gennaio 2015 di cui 36 quest’anno, che confermano la delicatezza della zona del Ragusano. Entrambi tunisini e residenti in quella provincia siciliana, avevano condiviso materiale jihadista e uno in particolare era stato considerato dal Casa (il Comitato di analisi strategica antiterrorismo) alla stregua di un foreign fighters avendo tentato di entrare in Siria dalla Francia e tornato poi in Italia convinto dai genitori. Ma il suo “tifo” per l’Isis non era venuto meno.

Guarda il video diffuso dal Ros

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