Mentre il settore lattiero-caseario italiano – con Coldiretti in testa – esulta per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti (novità introdotta dal decreto firmato a due mani dai ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda), c’è un’altra etichetta che tiene invece con il fiato sospeso l’intero comparto del food&beverage made in Italy. Parliamo del temutissimo sistema a semaforo, già sperimentato su base volontaria in Gran Bretagna sin dal giugno 2013 e ora allo studio anche in Francia e in Belgio, visto come fumo negli occhi dai produttori italiani.

COSA SONO LE ETICHETTE A SEMAFORO

La versione britannica delle etichette a semaforo prevede un bollino rosso, giallo e verde da applicare nelle confezioni degli alimenti interessati con il colore scelto a seconda del contenuto di grassi, grassi saturi, sale e zuccheri che caratterizza il prodotto in questione. In Gran Bretagna questo strumento è stato introdotto su base volontaria, ma con una forte raccomandazione da parte del Ministero della Salute; l’etichetta considera la presenza di calorie, grassi, zuccheri e sale in 100 grammi di prodotto, e se si supera la soglia di tollerabilità ecco che dal colore verde si passa al giallo fino al rosso, a indicare come il rischio per la salute del consumatore sia molto più elevato. Una ricerca commissionata da Federalimentare e realizzata da Nomisma già un anno fa stimava il calo di vendite e la perdita di quote di mercato su tre prodotti interessati dall’etichetta a semaforo oltre Manica: parmigiano reggiano, prosciutto di Parma e formaggio brie francese.

LA MOSSA DELLE MULTINAZIONALI

Ha fatto discutere la recente presa di posizione di alcune multinazionali del calibro di Coca Cola, Pepsi, Unilever, Nestlè e Mars che hanno formulato una proposta per introdurre in Europa un sistema di etichettatura a semaforo nell’ambito di un programma di contrasto all’obesità e alle malattie cardiovascolari. C’è chi, come la rivista specializzata Food, ci ha visto un tentativo per “recuperare un rapporto ‘costruttivo’ con i consumatori, in particolar modo quelli più sensibili al tema di una ‘corretta alimentazione’ e, di conseguenza, recuperare il percorso di crescita desiderato di fatturati e utili, che in questo momento si è inceppato com’è visibile dai risultati di bilancio”. Si tratterebbe quindi di una strategia di marketing a uso e consumo delle sei multinazionali in questione, che punterebbero a un sistema basato sul calcolo a porzione, dove quindi uno snack al cioccolato da 100 grammi avrebbe il semaforo rosso, ma basta ridurre lo snack ad esempio a 30 grammi per ottenere un ben più accettabile giallo. “Questo – continua Food – spiega la presenza nel team di società che producono cioccolato e snack dolci, o patatine”. Concetto ribadito anche dal fattoquotidiano.it, che ha interpellato il prof. Giacinto Miggiano (direttore del Centro Nutrizione Umana della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma e responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Dietetica del Policlinico Gemelli) sottolineando come “per i grandi gruppi del food, un business mondiale da 570 miliardi di dollari, si tratta del resto essenzialmente di affari in un mercato europeo che conta700 milioni di consumatori. Per loro è infatti facile ‘costruire’ prodotti meno calorici capaci di conquistare il bollino arancione o verde”.

ACCELERAZIONE IN FRANCIA, INDISCREZIONI SUL BELGIO

Nel frattempo, mentre in Gran Bretagna procede sponsorizzata dal Governo l’adozione volontaria del sistema a semaforo (la procedura d’infrazione avviata nel 2014 dalla Commissione Ue è destinata a finire su un binario morto a causa della Brexit), è in Francia che si registra un’accelerazione su questo fronte, come spiegato di recente dal Sole24Ore che parlava di un “decreto di prossima pubblicazione” con l’ipotesi di istituire “per ora su scala volontaria, come in Gran Bretagna, l’etichetta nutrizionale a semaforo NutriScore”. Inoltre, informa il quotidiano confindustriale, “un provvedimento analogo sarebbe allo studio del Ministero della Sanità in Belgio”. Il sistema allo studio in Francia prevede una scala di cinque colori che vanno dal verde al rosso secondo parametri quali l’apporto calorico, il contenuto di zuccheri, grassi saturi e sale, per 100 grammi. “L’etichetta – informa l’Ansa – è stata scelta tra quattro diverse tipologie, dopo una sperimentazione iniziata nel settembre 2016 e durata 10 settimane in 60 punti vendita di quattro regioni francesi. Secondo il governo di Parigi la NutriScore, che segnala anche la presenza di componenti ‘buoni’ per la salute come frutta o legumi, si è rivelata più efficace a informare in modo equilibrato in consumatori”.
Come spiegato dal sito specializzato (e favorevole al sistema a semaforo) il Fatto Alimentare, il quotidiano francese Le Monde seguendo i criteri delle nuove etichette ha valutato la composizione di 33.000 alimenti trasformati disponibili nei supermercati, mettendo in evidenza la povertà nutrizionale di molte categorie.

IN ITALIA SI ALZANO LE BARRICATE

Il Mipaaf è intervenuto più volte contro l’introduzione delle etichette a semaforo, e il ministro Maurizio Martina ci ha messo più volte la faccia. Di recente la Coldiretti con il presidente Roberto Moncalvo è tornata a denunciare le storture di questa operazione, che rischia di mettere in ginocchio alcune eccellenze del Made in Italy; analoga presa di posizione è arrivata dalla neonata Unione Italian Food guidata da Paolo Barilla e Marco Lavazza, che ha seguito la presa di posizione dell’associazione confindustriale Federalimentare. Punto di riferimento politico in Ue di queste organizzazioni del comparto agroalimentare italiano sono gli europarlamentari di Pd e Fi Paolo De Castro ed Elisabetta Gardini; in particolare, l’ex ministro dell’Agricoltura è intervenuto anche di recente per invocare un intervento della Commissione di Bruxelles contro le etichette a semaforo.

Anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano non è voluto essere da meno in questa battaglia. Venerdì alla Farnesina ha promosso l’iniziativa “contro semafori e protezionismi” convocando la collega Beatrice Lorenzin (Salute), il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto e il capo dipartimento del Mipaaf Luca Bianchi (al posto di Martina). Secondo il Messaggero, si è trattato dell’avvio di una task force composta da Governo e allargata alle associazioni del comparto agroalimentare per contrastare l’introduzione di questo sistema che sarebbe guardato con favore anche dai Paesi Scandinavi.

Condividi tramite