Chi c'era e cosa si è detto al convegno "Il gap di protezione assicurativa contro le catastrofi naturali in Italia"

È per antonomasia la catastrofe più imprevedibile. Se non lo si può evitare, il terremoto lo si può quantomeno arginare in termini di costi per la ricostruzione. Basta solo sedersi intorno a un tavolo e fare come in Giappone e Nuova Zelanda, visto che l’Italia non è certo meno sismica dei due Paesi. Ovvero, assicurare i centri abitati sorti su zone particolarmente sismiche, come la dorsale appenninica, facendo scattare la liquidazione alla prima scossa. Se non altro, per disporre in tempi ragionevoli i soldi necessari a ripristinare strade e rete elettrica, senza aspettare i fondi statali per i quali, come noto, serve un decreto. E’ la riflessione che ha animato il convegno, nella cornice del Maxxi di Roma, organizzato da Swiss Re, gigante dell’insurance e della riassicurazione, e al quale hanno preso parte manager, ministri ed esponenti del mondo associativo.

UNA POLIZZA ANTI-SISMA

In Italia, come spesso accade, c’è un vuoto politico. Manca cioè una legge che renda obbligatoria la stipula di polizze per assicurare edifici siti in aree a rischi. A nulla finora sono valsi gli appelli della Banca d’Italia affinché venisse studiato un intervento ad hoc (frane e terremoti danneggiano i beni dati in garanzia alle banche che hanno concesso prestiti). Certo, non si può pensare che facciano tutto le compagnie assicurative. Bisogna prima accordarsi con lo Stato, mappare le zone e garantire regole d’ingaggio certe. Ma l’operazione, facendo due conti, conviene, sostiene da tempo l’Ania, l’associazione che riunisce le compagnie assicurative. Tanto per cominciare, se parte dei denari necessari a ricostruire venissero dalle compagnie non si dovrebbe ogni volta trattare con l’Ue per tenere le spese post-terremoto fuori dal calcolo del deficit. E poi, se è vero quello che ha detto poco tempo fa Standard&Poor’s, cioè che i Paesi alle prese con eventi sismici rischiano il downgrade, c’è un motivo in più per colmare la lacuna. Senza considerare i benefici per i contribuenti, alleggeriti da possibili aumenti fiscali per finanziare la ricostruzione. Ma quanto costa all’Italia il rischio e gli effetti delle catastrofi?

IL CONTO DEI DISASTRI

È stata la stessa Swiss Re a fornire la cifra sui costi di frane, alluvioni e terremoti. “Dal terremoto del Belice del 1968 l’Italia ha speso circa 150 miliardi di euro per le ricostruzioni post-terremoto, esclusi quelli del 2016 (Amatrice e le Marche, ndr)”. Solo negli ultimi 10 anni, per i vari eventi catastrofali “sono stati sborsati 33 miliardi di fiscalità pubblica, spesso spesi male. Ma oltre a questo, c’è l’allarme lanciato dall’agenzia di rating Standard&Poor’s secondo cui, in caso di grande evento sismico il rating sovrano dell’Italia (attualmente BBB-) possa subire un downgrading fino a quasi un notch di rating, con il rischio di tenuta finanziaria del Paese”, spiega la compagnia. Le assicurazioni spingono affinché il governo faccia sua la proposta di una polizza sulle catastrofi. “Un declassamento che potrebbe essere evitato con una maggiore penetrazione delle assicurazioni contro i danni catastrofali. Oltretutto, i soldi spesi per l’emergenza e la ricostruzione attraverso la fiscalità pubblica, potrebbero essere coperti dalle assicurazioni, con un risparmio economico e una migliore efficienza del sistema, liberando l’apparato pubblico che potrebbe dedicarsi interamente alle strategie di prevenzione”, ha spiegato Christian Mumenthaler, ceo di Swiss Re.

LE PERPLESSITA’ DEL GOVERNO

Il governo però è decisamente perplesso dinnanzi alla prospettiva di un’assicurazione obbligatoria. Col tutto che in Paesi sismici non meno dell’Italia, come il Giappone, ma anche la Francia, la copertura assicurativa delle abitazione sfiora il 90%. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto all’iniziativa, ha detto: “Imporre una polizza di questo tipo in questo momento sarebbe un danno, ai contribuenti ma soprattutto alle compagnie assicurative”, ha spiegato. Il senso è che il governo predilige un’altra strada, quella della prevenzione: “E’ giusto fare un salto di qualità, i tempi sono maturi, ma credo sia più giusto e sensato lavorare sulla mappatura delle zone a rischio, sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza delle zone più a rischio”. Insomma, idea almeno per il momento bocciata quella di una polizza obbligatoria o semi obbligatoria.

SE LE RISORSE (CI) SONO

Per giustificare la sua diffidenza verso tale strumento, il responsabile dell’Ambiente ha giocato la carta delle risorse, che ci sono, salvo poi impiegarle bene. “Contro il dissesto idrogeologico negli accordi di programma chiusi e definiti con le Regioni su progetti specifici sono già stanziati e pronti 800 milioni di euro, e poi ci sono 1,3 miliardi già finanziati su cui bisogna definire gli interventi. Oltre a questi due miliardi non spesi, ci sono ulteriori risorse del bilancio dello Stato quantificabili in 1,7 miliardi, a cui si aggiungono i fondi europei, che portano l’ammontare complessivo delle risorse disponibili a circa 9 miliardi“. Dunque, le risorse per la tanto invocata prevenzione ci sono eccome. Ma il difficile viene dopo. “Alcune Regioni vanno più veloci e altre più lente ma contro il dissesto idrogeologico il problema non è reperire le risorse, che ci sono, ma riuscire a spenderle evitando l’eccessiva frammentazione”. La risposta delle assicurazioni non si è fatta attendere.

LA SPINTA DELL’ANIA

A ribattere al ministro è stata direttamente l’Ania, l’associazione di categoria delle assicurazioni, per bocca del presidente Maria Bianca Farina, forte sostenitrice dell’assicurazione in caso di terremoto. La quale ha rilanciato la necessità di rendere obbligatoria tale forma di polizza. “Noi siamo disponibilissimi a discutere, in ogni momento. Ma il tema deve essere introdotto e affrontato a dovere. Se solo pochi italiani si assicurano contro le catastrofi ad ogni evento ci saranno costi altissimi”, ha spiegato. E’ il momento di pensare “a un sistema pubblico-privato in grado di condividere le spese”. In questa logica, il numero uno dell’Ania ha proposto sgravi fiscali per le abitazioni coperte da tale assicurazione: “Noi lo abbiamo sempre detto, per le case costruite o ricostruite e assicurate devono essere previsti incentivi fiscali”.

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