Poco prima delle dieci di ieri sera, il movimento politico En Marche!, base elettorale del candidato alle presidenziali francesi Emmanuel Macron, ha diffuso un comunicato con cui ha denunciato un grosso attacco hacker ai propri danni. Si tratta di circa 9 GB di dati sottratti dalle mail personali di funzionari e collaboratori della campagna elettorale, diffusi online sotto l’hashtag Twitter #MacronLeaks. I documenti riguardano informazioni di vario tipo: comunicazioni dirette, fogli di lavoro, dati sulle spese sostenute e altro genere di materiale interno al comitato elettorale.

I FALSI TRA I DOCUMENTI

Il comunicato spiega che tutto quello che per il momento è stato diffuso non è affatto compromettente, si tratta di cose che riguardano la routine gestionale, però mette in guardia sulla possibilità che in mezzo a quei documenti ne vengano aggiunti altri falsi, con l’obiettivo di infangare il candidato che domenica 7 maggio sfiderà Marine Le Pen per il secondo e decisivo turno elettorale. In quest’ottica un altro comunicato è stato diffuso nella notte dalla Commissione nazionale di controllo che monitora le Presidentielle 2017, che ha chiesto ai media che si stanno occupando della vicenda di non pubblicare i documenti diffusi perché in mezzo ci sono dei falsi.

CAMBIERÀ IL RISULTATO? PROBABILMENTE NO

WikiLeaks, che ha diffuso link dove trovare il materiale hackerato a Macron e alcuni screenshot ma si è dichiarata estranea all’attacco, sostiene che non ci saranno ripercussioni sul risultato finale, dato lo scarto di voti tra i due candidati. Venerdì si è entrati nel silenzio prima del voto, ma l’ultimo sondaggio Elabe diffuso dà Macron al 62 per cento contro Le Pen al 38. Possibile che la macchina del fango non riesca a innescarsi (indubbio che WikiLeaks, nonostante la dichiarata estraneità, abbia contribuito a metterla in moto).

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OBBIETTIVO: DESTABILIZZARE

Per En Marche! “l’obiettivo degli autori dell’attacco è danneggiare il movimento qualche ora prima delle votazioni del secondo turno delle elezioni presidenziali” e viene riportato il paragone immediato con quanto successo alle elezioni americane. Si ricorderà che i funzionari del Partito Democratico e del comitato di Hillary Clinton subirono una serie di attacchi informatici che portarono al furto di materiale personale e riservato, successivamente diffuso. Da quei documenti partì una campagna di diffamazione online contro la candidata democratica, basata soprattutto sulla costruzione di storie false – le cosiddette fake news – che utilizzavano come pezza d’appoggio informazioni vere o vero simili contenute nel materiale hackerato. Il governo americano in quell’occasione accusò alcuni gruppi hacker collegati ai servizi segreti russi che il Cremlino utilizza clandestinamente per operazioni di cyber-spionaggio.

CHI ATTACCA MACRON?

Il comunicato di En Marche! di venerdì dice che il fine dell’attacco, e della successiva diffusione di dati, è “destabilizzare” le procedure elettorali francesi. Per il momento non si hanno informazioni sugli autori, ma non è la prima volta che gli hacker colpiscono Macron. Il movimento centrista europeista è da tempo oggetto di cyber-attack (finora di dimensioni minori) e già a febbraio era stata alzata un’allerta sulla possibilità che si verificasse un effetto-Hillary contro il francese, tanto che Facebook e Google avevano avviato un progetto per bloccare le fake news con oggetto le elezioni presidenziali francesi. Parlando a una radio il candidato francese ha detto che una delle notizie che circola in questi ultimi giorni a proposito di un suo conto corrente segreto alle Bahamas, ripresa anche da Le Pen durante il dibattito faccia a faccia di mercoledì, è completamente falsa ed è stata diffusa da “siti vicini agli interessi russi”.

METODOLOGIA DI AZIONE

Il caso del falso conto caraibico è perfetto per spiegare la metodologia di questo genere di azioni, già vista con Clinton. La notizia pare sia iniziata a circolare da un account Twitter utilizzati anche ai tempi delle elezioni americane per diffondere informazioni alterate, e da lì ripresa da alcuni siti (con dolo, sensazionalismo, disattenzione). Tutto è parte di uno stesso apparato, che ha un’organizzazione strutturata e pianificata, ma gode della spinta dei singoli utenti che amplificano le informazioni diffuse. Il punto forte è che tutto quello che viene creato ha una base credibile che induce l’utente al dubbio, destabilizza: uno delle questioni più spinose che hanno accompagnato la candidatura di Macron è infatti il suo passato alla Rothschild & Cie Banque, che è un’importante banca di investimenti, presa da assalto dai cospirazionisti come uno simboli dei poteri forti globali che gestiscono il mondo.

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