L'articolo dell'editorialista Federico Guiglia

Neanche dieci giorni sono passati, ma Ariana Grande, l’amata cantante statunitense d’origine italiana, ha annunciato che tornerà sul luogo del delitto. Tornerà a Manchester, che ancora piange i suoi ventidue morti causati da un attentato suicida il 22 maggio scorso, subito rivendicato dall’Isis. Tornerà per esibirsi sul palco, per ballare, per condividere le sue canzoni con il pubblico giovanissimo e universale che la segue. E che si sta già mobilitando per partecipare al bis.

Ma domenica prossima non andrà in scena soltanto un concerto di beneficenza a favore delle famiglie colpite in una città ferita e dolente per il più grave attacco di terrorismo subìto in Gran Bretagna dopo quelli, a catena, del 2005 nella metropolitana di Londra (cinquantasei vittime, assassini compresi, e ben settecento feriti).

A Manchester assisteremo anche alla reazione più bella che gli europei, attaccati nel cuore e nell’anima in tanti loro Paesi, devono dare ogni volta agli insaziabili nemici dell’odio e delle stragi: non chiudersi in casa, né chiudere i confini di casa, ma spalancare le porte della libertà. Non arrendersi alla paura di chi vorrebbe relegarci nelle catacombe, ma uscire in piazza “col sole in fronte” – come a loro volta cantavano Pavarotti e prima di lui Villa -, perché “voglio vivere così”, senza cambiare la felicità delle nostre abitudini e l’importanza dello stare insieme. La festa di Manchester sarà la risposta all’eccidio di Manchester. Le lacrime dei tanti ragazzi che torneranno allo stadio, stavolta, di cricket – ed essi non pagheranno il biglietto-, sarà il ricordo più tenero e profondo per i ragazzi e bambini uccisi, ma non dimenticati. La musica come antidoto contro chi vuole spegnere le nostre voci. Cantare per commemorare il silenzio degli innocenti.

Con Ariana Grande arriveranno i Take That, Katy Perry, Justin Bieber e altri artisti: tanta solidarietà che nessuna violenza individualista o di cellule potrà mai sradicare. “One love Manchester”, “Un solo amore Manchester”, diventi il modello: la grande festa contro chi detesta anche un piccolo sorriso. L’allegria della gente contro il rancore degli inumani. Il nuovo sogno contro l’incubo dei vili senza speranza.

Intanto, in rete gira uno spot diventato “virale” e fatto da una compagnia telefonica araba contro il terrorismo. Ecco, comunicare con parole, immagini e canzoni che dopo Manchester il mondo non sarà più come prima. Nessuna resa: qui si canta.

(Articolo pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi e tratto dal sito www.federicoguiglia.com)

 

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