Cosa succederà dopo la fine del Fianum. Parla Mario Sechi

Cosa succederà dopo la fine del Fianum. Parla Mario Sechi

Di sedute della Camera ne ho seguite parecchie in tutti questi anni, ma una cosa del genere non l’avevo mai vista prima“. Mario Sechi sceglie la strada dell’ironia – ma anche della critica più serrata – per commentare con Formiche.net la scena di ordinaria follia di cui è stato teatro ieri mattina Montecitorio: “E’ stato pazzesco, ci sarebbe da ridere se non si trattasse di qualcosa di così importante. Comunque basta che ce lo dicano: siamo pronti a organizzarci con una scorta infinita di pop-corn e Coca-Cola“. Ma il corso degli eventi – secondo l’ex direttore del Tempo, oggi firma del Foglio e commentatore politico della trasmissione di Rai 2 Night Tabloid – non sembra destinato a cambiare. Almeno dal punto di vista di Paolo Gentiloni e del suo governo: “Si trovano esattamente nella stessa posizione di prima, che definirei di equilibrio instabile“.

Addirittura mai visto prima niente del genere?

C’è stato un momento di isteria totale. A un certo punto sembrava di essere all’asilo mariuccia. Con il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, che perdeva completamente le staffe e il relatore della legge, Emanuele Fiano, che pubblicava una foto del tabellone dell’aula pur sapendo che anche una parte dei suoi aveva votato a favore di quell’emendamento.

Ma cosa è successo secondo lei? 

La spiegazione più semplice è anche la più logica e vicina alla realtà. Non sono riusciti a tenere i rispettivi gruppi parlamentari, non si sono parlati bene e non hanno letto l’emendamento nella sua insidiosità. Con una bella ciliegina sulla torta: il voto segreto che diventa palese. Meraviglioso. E’ il destino che ci mette il suo tocco di surrealtà per rendere completamente italiano ciò che è successo.

Nient’altro?

Probabilmente qualcuno non ha neanche capito cosa votava: ho anche questo tremendo sospetto. Ed è andata come è andata. Ma non ditemi che il Fianum – basta il nome per dirla lunga sulla legge – è morto: io penso che non fosse mai neppure nato.

Non credeva a quest’accordo? 

Non è che non ci credessi, ma la controprova è sempre rappresentata dall’aula ed ecco cos’è successo. Sono arrivati al punto finale della discussione, in limine all’approvazione e sembravano l’armata brancaleone. Nonostante l’intesa già siglata e pure il successivo accordo sugli aggiustamenti da apportare. Un pateracchio inspiegabile.

Che fotografia emerge dal caos di ieri mattina alla Camera?

Qualche elemento possiamo iniziare a trarlo. Innanzitutto la confusione di Montecitorio ci dice che il gruppo del Pd è diviso o che, comunque, al suo interno manca l’unanimità. Poi ci dice anche che la diplomazia tra Pd e M5s non funziona e che il voto dell’aula non era stato preparato a puntino dagli sherpa dei due partiti. Infine, ci dice pure che in questa fase meglio di tutti si sta muovendo Forza Italia.

In che senso il partito di Berlusconi sta lavorando meglio?

Basta guardare le reazioni per rendersene conto: Fiano, Rosato e altri esponenti Pd sono andati su tutte le furie e se la sono presa con i grillini. Che, ovviamente, hanno risposto. Uno scontro a muso duro nel quale, incredibile, a vestire i panni del pacificatore si è trovato Brunetta: quasi fosse un casco blu dell’Onu, a mo’ di forza di interposizione tra l’esercito tutt’altro che disciplinato del Pd e i bandidos del MoVimento 5 Stelle.

E adesso che succederà secondo lei?

La mia impressione è che i partiti vogliano andare al voto: questa potrebbe essere la vera molla per riportare tutti quanti in aula. L’unico che in teoria potrebbe anche infischiarsene è Berlusconi. Il quale, però, in questa fase è in una botte di ferro, grazie a una strategia azzeccatissima da win-win.

Perché? 

E’ la vecchia logica dei due forni. Se non ci sarà un chiaro vincitore, potrà rendersi disponibile alle larghe intese con il Pd. Se, invece, il centrodestra dovesse avere i voti necessari, farebbe un governo con i suoi vecchi alleati. Tanto è vero che Berlusconi ha anche pronunciato la frase più sensata. Ho qui davanti a me l’agenzia: “Penso che le elezioni senza una legge elettorale omogenea e adeguata siano molto difficili, pur a fronte della crisi politica in atto“.

Non starà dicendo che Berlusconi alla fine è diventato il padre della patria che ha sempre detto di voler essere?

In questo caso lui fa il gigante e gli altri sono i nani. La traduco come se fossimo al bar: dove andate senza legge elettorale? Si vede l’esperienza. Dice una cosa ovvia ma che visto lo scenario appare fulminante: “Se il partito di Renzi non va avanti con la riforma, prendendo a pretesto un incidente d’aula, si assumerebbe una grave responsabilità“. E ancora una volta ha ragione.

Che Renzi voglia andare al voto è chiaro. Ma è sicuro che lo stesso valga pure per il M5s?

Sì, penso che valga anche per Grillo. Che però ha un problema: far digerire alla base una legge elettorale diversa da quella che hanno sempre predicato. Nei cinquestelle mi pare, comunque, che ci sia un problema di rapporti tra Casaleggio, Grillo e il gruppo dirigente da un lato e la massa dei parlamentari dall’altro: quest’ultimi, in molti casi, si sono dimostrati immaturi e privi dell’esprit de finesse necessario a gestire una discussione complessa come quella sulla legge elettorale.

Grillo - con questo post sul suo blog - ha praticamente detto al Pd di votarsi la legge da solo. Che ne pensa?

Dice una cosa su cui sono stranamente d’accordo. Ma davvero si vuol far saltare tutto per il Trentino? Sarebbe ingiustificabile. Il Pd sta giocando, ma con una pistola ad acqua  Bisogna decidere di andare a votare e con una legge elettorale. Punto. Non è questa? Significa che sarà un’altra, ma a seconda del testo ci saranno conseguenze diverse. Anche pesanti, come si è visto alla Camera

E se l’accordo sulla legge elettorale non ci fosse? 

Mi sembra onestamente difficile che Sergio Mattarella possa sciogliere le Camere senza un accordo tra i principali partiti. Certo se tutto andasse a scatafascio, Matteo Renzi avrebbe poche alternative rispetto al gioco del cerino. Che vorrebbe dire imputare ad altri – cioè al MoVimento 5 Stelle – il fallimento dell’intesa sulla legge elettorale e il crash della legislatura.

Mattarella si farà sentire in questo senso?

Il Capo dello Stato vuole giustamente che si arrivi a elezioni in modo ordinato e condiviso. Il perché è presto spiegato: i mercati continuano a scrutare l’Italia. Se si arrivasse a uno scioglimento traumatico della legislatura, lo spread che oggi è a 200 punti a quanto schizzerebbe considerato pure che abbiamo il terzo debito pubblico del mondo denominato in euro?

Alla fine – anche alla luce di questo incidente – quando ritiene che torneremo alle urne?

Continuo a pensare che si voterà in autunno, anche per cercare di aggirare in qualche modo lo scoglio della legge di bilancio. In più c’è da considerare che il 24 settembre si voterà in Germania.

E perché le elezioni tedesche dovrebbero influire sulla data di quelle italiane?

Perché Angela Merkel avrà il quarto cancellierato e, a quel punto, ci sarà una spinta fortissima da parte dei tedeschi e dei francesi per dare all’Europa una nuova governance. Non sarebbe il massimo partecipare a questa fase storica con un governo in scadenza per di più attaccato quotidianamente non solo dall’opposizione, ma anche dai componenti dello stesso partito del premier.

ultima modifica: 2017-06-09T07:59:10+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: