Il dibattito delle recenti settimane sui casi di Ronaldo e Donnarumma sono rappresentativi delle ultime sessioni di calciomercato caratterizzate da un andamento a tratti schizofrenico. Il crescente fenomeno delle “Superstar”, che caratterizza le valutazioni astronomiche per le performance straordinarie di pochi atleti e manager, non basta da solo a giustificare alcune valutazioni sensazionali e certi ingaggi inspiegabilmente alti.  I più ricorrono all’idea, che circola ormai da anni, di una bolla speculativa. D’altra parte negli ultimi vent’anni i prezzi dei calciatori sono aumentati vertiginosamente, mentre nello stesso periodo le società di calcio si sono fortemente indebitate e solo pochissime di esse hanno sviluppato ricavi capaci di sostenere efficacemente gli investimenti richiesti dal calciomercato per competere a livelli alti. Ma se siamo in presenza di una bolla speculativa, diventa fondamentale capire cosa la alimenta e quali sono i rischi ad essa collegati.

Una possibile chiave di lettura ce la offre il meccanismo di funzionamento delle cosiddette “opzioni”. Un’opzione è uno strumento contrattuale che offre a chi lo possiede la facoltà, ma non l’obbligo, di acquistare un bene a un prezzo predeterminato entro un certo periodo di tempo. In altre parole, fisso un prezzo oggi, ma acquisto il bene domani soltanto se il suo valore è cresciuto nel frattempo. Oggi molte transazioni, anche nel calcio soprattutto dopo la famosa sentenza Bosman, hanno finito per assumere le caratteristiche tipiche delle opzioni. Ma come funziona l’opzione nel calcio?

Semplice. Per ogni calciatore sotto contratto, in qualsiasi momento ma tipicamente nella seconda metà della durata contrattuale, un club può decidere di rinnovare il contratto estendendolo per un certo periodo. Ciò avviene solitamente per quei calciatori che hanno performato particolarmente bene e per i quali, in virtù di ciò e dell’aspettativa di crescita futura, il club è disponibile a pagare un salario più alto di quello attuale. In pratica, la squadra decide di ristornare al calciatore una parte del suo valore futuro. E questa non è altro che la tipica struttura di un’opzione, dove al club può convenire alzare il salario per ottenere in cambio un rinnovo da cui guadagnerà un valore maggiore. Ma come si quantifica questo valore? Semplice, esso sarà composto dai profitti attesi dallo sfruttamento per un periodo più lungo delle prestazioni sportive dell’atleta (come quota parte del totale di diritti tv, premi, merchandising, e ticketing che il club incasserà nel periodo del contratto), dalla mancata spesa per un rimpiazzo adeguato che il club dovrebbe comprare se lasciasse scadere il contratto senza rinnovarlo, e dal possibile prezzo di vendita futuro del calciatore a un altro club prima della fine del contratto.

Quindi, considerando il contratto con un calciatore alla stregua di un’opzione, esso non è più valorizzato soltanto dall’aspettativa dei cash flow futuri del club, ma, come mostra una famosa equazione che è valsa un premio Nobel (l’equazione di Black e Scholes), soprattutto dalla variabilità del valore di mercato futuro del calciatore, ossia dalla imprevedibile potenzialità delle sue prestazioni.

In altre parole, comprare i diritti alle prestazioni di un calciatore equivale oggi per un club all’acquisto di un biglietto di una lotteria che ad ogni sessione di calcio mercato estrae un prezzo per il suo cartellino. In questa particolare “lotteria delle opzioni” però, invece di vendere il calciatore e incassare la vincita, il club può anche scegliere di tenere in tasca il biglietto (rinnovando, se necessario, il contratto del calciatore) e attendere la prossima estrazione nella speranza che il premio cresca.

Il valore del premio di una lotteria cosiffatta dipende dalla possibile crescita straordinaria del prezzo e a tal fine l’età del calciatore gioca un ruolo importante trattandosi di un’aspettativa sugli anni futuri. In modo analogo, il rischio che il club decide di correre tenendo il biglietto in tasca in attesa di una futura vincita maggiore è legato ad eventi spesso imprevedibili, e tuttavia possibili o addirittura probabili: è se il giocatore s’infortuna? se la prestazione cala sensibilmente? Anche qui conta l’età, perché se il calciatore è giovane il rischio è ridotto dalla resistenza fisica, dal potenziale inespresso e dal prezzo basso pagato per acquistarlo. Ad ogni modo, il rischio non può essere maggiore del prezzo pagato per acquistare il calciatore. Ed è proprio questo limite alle perdite, accoppiato con l’aspettativa del jackpot, a spingere i club ad esser sempre più avventurosi nelle transazioni. Tutti a caccia del prossimo Donnarumma. Una tendenza analoga la si ritrova anche nelle vertiginose quotazioni di borsa delle digital company. Anche qui sono tutti alla caccia del nuovo Facebook.

Ma qual è il rischio di questo atteggiamento ludopatico da calciomercato? Nella lotteria delle opzioni, calciatori, manager e agenti finiscono per ricevere, sulla fiducia, un premio anticipato tanto maggiore, quanto maggiore appare il potenziale del calciatore. Potenziale che i club cercano di desumere dai segni precoci dei più giovani e dalle performance in crescendo di Superstar e Rising star. Ma inevitabilmente la stragrande maggioranza delle scommesse non vince il jackpot (quanti Donnarumma nascono?) e i club finiscono per strapagare molti atleti e manager.

In altre parole, la lotteria del calciomercato sta evolvendo verso premi eccezionali, un po’ come è avvenuto, nel campo delle lotterie vere e proprie, con il passaggio dai giochi di tipo tradizionale (come il lotto) a quelli con i “maxi-jackpot” come il Supernalotto. Questa tendenza sta già producendo effetti negativi per l’industria del calcio, per i professionisti e soprattutto per gli appassionati, perché al divario economico crescente corrisponde inevitabilmente un divario crescente dei successi sportivi che si vanno concentrando sempre di più.

Ma fino a quando può reggere questo sistema? Finora il jackpot è stato finanziato dall’espansione del fatturato, risultato in definitiva di una audience sempre più ampia, della moltiplicazione degli eventi (Superleghe e tornei stagionali) e dell’ingresso nel mercato di nuovi capitali (tra cui magnati russi e principi arabi). Questa crescita tuttavia non può andare avanti indefinitamente.

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