Venerdì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato via Twitter di aver nominato l’ex segretario alla Homeland Security John Kelly a capo dello staff. L’annuncio nasconde un’informazione piuttosto importante: l’attuale chief of staff, Reince Priebus, è stato fatto fuori – ufficialmente s’è dimesso.

LE DIMISSIONI DI PRIEBUS

La rimozione dall’incarico di un capo di gabinetto in così poco tempo – Trump è in carica da poco più di sei mesi – non è usuale, ma negli ultimi giorni si è piuttosto parlato dell’imminente licenziamento di Priebus perché il capo della comunicazioni, Anthony Scaramucci, ne aveva rivelato la sua imminenza durante una pazzesca telefonata in cui aveva perso la testa con (e un po’ contro) un giornalista del New Yorker.

COME MAI SONO IMPORTANTI?

Il chief of staff è la persona più importante della Casa Bianca dopo il presidente e ha un ruolo centrale nell’azione dell’amministrazione. È la connessione tra i segretari e lo Studio Ovale, e tra la politica, il partito e il governo. Nel caso di Priebus quest’ultimo ruolo era decisivo, in quanto Trump non ha un buon feeling con una larga parte dei repubblicani, nonostante siano il suo partito. Priebus è invece un ex segretario – presidente del Comitato nazionale, si chiama la carica politica negli Stati Uniti – e lo è stato per sei anni: per questo ha sviluppato un buon rapporto con tutti i notabili che contano, dai politici (soprattutto i senatori) ai finanziatori.

LO SCONTRO COL PARTITO

Le dimissioni possono essere lette anche come il frutto di uno scontro che la Casa Bianca sta conducendo (da sempre) con il cosiddetto establishment repubblicano, ossia il sistema politico apicale e più duraturo del Gop. Trump e il partito sono ai ferri corti, e questo impedisce parte dell’azione di governo presidenziale: al Congresso trova quasi un’opposizione, tanto che alcune leggi importanti da lui progettate – come la riforma fiscale – ancora non sono nemmeno state discusse, e altre come la riforma sanitaria sono finite più volte sotto la quota di maggioranza per essere approvate. Per capire il clima: ultimamente i congressisti repubblicani hanno approvato una legge che limiterà i poteri presidenziali in merito all’alleggerimento delle sanzioni alla Russia, alzandone automaticamente di nuove, e dunque andando contro una delle linee programmatiche di Trump – l’avvicinamento a Mosca.

LA SINDROME DI ACCERCHIAMENTO

Trump sente questo clima di sfiducia, ed è molto probabile lo vedesse riflesso in Priebus anche per bocca dei suoi consiglieri. Specie Scaramucci, che ha accusato apertamente l’ex capo dello staff di essere dietro alle mastodontiche fughe di notizie che hanno martoriato l’amministrazione in questi primi mesi (nota: Priebus era l’unico degli staffers senior a non aver firmato un non-disclosure agreement, ossia un accordo di riservatezza col Prez e un paio di mesi fa la sua vice, Katie Walsh ha lasciato il posto perché accusata informalmente di essere troppo generosa con la stampa).

LA SCELTA DI UN GENERALE

Davanti a questa ipotetica slealtà, Trump ha chiamato come sostituto un generale quattro stelle dei Marines, uno che parlerà chiaro al presidente ma con disciplina, con una formazione piuttosto rispettosa verso le catene di comando, e che dunque potrà prestare fedeltà al presidente. Kelly diventa un altro dei tanti ex militari che hanno preso potere all’interno di strutture civili (oltrepassando l’etiche del controllo) nell’amministrazione Trump. Il generale trova il consenso del gruppo giovanile del potere trumpiano, quello rappresentato da Ivanka Trump e Jared Kushner e dal loro inner circle. Tra questi Dina Powell, prominente vice consigliere per la Sicurezza nazionale: Powell è anche il ponte tra lo staff della Casa Bianca più concentrato su questioni politiche e quello del Consiglio, guidato sempre da un generale, HR McMaster. Però sembra che abbia anche il sostegno dell’ala più rivoluzionaria del trumpismo, quella rappresentata dallo stratega politico Steve Bannon e dal policy-maker Stephen Miller.

NOTA DI COLORE

“È un buon momento per schiacciare il bottone del reset” ha detto Priebus nella sua primissima intervista dopo l’uscita dal ruolo, concessa a Wolf Blitzer della CNN. L’intervista è un caso diplomatico nel mondo del giornalismo americano. La Fox, rete molto repubblicana e molto benevola con il presidente, aveva annunciato che le prime parole l’ex capo dello staff le avrebbe concesse a Sean Hannity, star degli anchor man americani e di certo il giornalista più vicino a Trump. Ma Priebus ha scelto diversamente, in particolare di andare in onda sulla CNN, la rete che viene attaccata dai trumpers (e dal presidente stesso) perché dà una copertura non amorevole dell’amministrazione. La CNN è la rete in cui tre giornalisti di peso si sono dimessi per aver fatto uscire in pubblicazione un articolo su una vicenda riguardante Scaramucci, perché l’articolo non aveva passato tutti i vagli di qualità redazionali. Hannity è il giornalista che si trovava a cena alla Casa Bianca mercoledì, insieme a un ex dirigente Fox, a Trump e consorte, e Scaramucci: una qualche fonte interna ha detto a Ryan Lizza del New Yorker di quella cena, Lizza ne ha scritto in un tweet, e da lì è nata la telefonata infuriata di Scaramucci, durante la quale il capo della comunicazioni ha accusato Priebus di essere “un paranoico” che non aspettava altro che rivelare certe cose ai giornali.

(Foto: Youtube, Reince Priebus mentre riceveva i ringraziamenti di Trump durante il victory speech)

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