Sono passate solo tre settimane dalla festa di Atreju, la kermesse autunnale di Fratelli d’Italia, e sembra trascorso un secolo. Perché in queste giornate si sono consumati un paio di strappi notevoli all’interno del centrodestra. E in particolare tra i due alleati che negli ultimi tempi filavano più in sintonia. Fdi e Lega. Ad Atreju Matteo Salvini era stato accolto con un boato che aveva fatto rosicare  non poco Giorgia Meloni. Che proprio da quel palco aveva annunciato la sua candidatura alla guida del centrodestra in vista di eventuali primarie che non si terranno mai. In queste giornate, però, Lega e Fdi hanno incrociato le lame su due temi di primissimo piano della vita politica, e le ferite riportate da entrambi bruceranno anche per i mesi a venire. Il referendum in Lombardia e Veneto e la legge elettorale.

Sul primo, il cavallo di battaglia del Carroccio, Meloni è stata impietosa, definendolo “un oltraggio alla patria, un’iniziativa dal pericoloso rischio secessionista”. Il leader leghista ci è rimasto malissimo, anche perché alcuni fidi scudieri lombardi dei Fdi avevano assicurato non il sostegno, ma almeno il disinteresse di Giorgia. Come Viviana Beccalossi, consigliera regionale della giunta Maroni, convinta sostenitrice del Sì: dopo lo strappo della Meloni, si è dimessa da coordinatrice milanese del partito. Ignazio La Russa ha provato a mediare, ma non c’è stato nulla da fare. Fdi è e rimane il principale nemico del referendum che chiede di assegnare più poteri e risorse a Veneto e Lombardia nelle materie concorrenti con lo Stato.

Il secondo strappo arriva sul Rosatellum bis: anche su questo fronte Fdi e Lega stanno su sponde opposte. Fermamente contrari i primi e a favore i secondi. “Abbiamo passato anni a sostenere che siamo per un sistema dove i cittadini possono contare e ora Salvini è per una legge dove le scelte degli elettori non conteranno nulla. Premio di maggioranza e preferenze, questo ci vuole”, ha detto a più riprese Meloni. “Mi sorprende vedere Giorgia insieme a Grillo e D’Alema”, la replica di Salvini. “La politica fortunatamente è più complessa ma, se mi devo abbassare al livello del leader leghista, anche a me sorprende vederlo insieme a Renzi e Alfano”, la risposta. Scintille. Che non saranno così semplici da superare. Anche perché il Rosatellum ora andrà in Senato e sarà di nuovo battaglia, mentre il 22 ottobre andrà in scena il referendum.

In tutto questo a godere come al solito è il terzo: Silvio Berlusconi. Che, dopo mesi passato a fronteggiare gli attacchi di Meloni e Salvini, che lo hanno sempre accusato di connivenza col nemico (Renzi), ora si diverte nel vedere i suoi possibili alleati spararsi missili terra-aria a ripetizione, senza risparmiare un colpo. In questo passaggio, visto che su referendum e legge elettorale, Forza Italia sta con la Lega, a restare isolata è Meloni. Una splendida solitudine che a qualche nostalgico può far ricordare l’isolamento del Msi di Giorgio Almirante nella prima repubblica. Una solitudine in cui il fascista mussoliniano amava crogiolarsi. “Siamo nati in un cupo tramonto…”, erano le parole che accompagnarono la nascita della Fiamma nell’immediato dopoguerra.

Ora non siamo a quei livelli, ma lo scontro con gli alleati sembra aver fatto bene alla leader di Fdi, che in questi giorni rilascia brillanti interviste e a Montecitorio appare in gran forma, sguardo tagliente e battuta pronta. Un po’ meno contenti sono coloro, come La Russa, che a un certo punto con quegli alleati dovranno ricucire. Qualcuno però avanza addirittura l’ipotesi, al momento surreale, che Fdi possa mollare Salvini e Berlusconi e presentarsi alle elezioni da sola. Puntando dritto sul vero voto di destra, i passati elettori di An, le cui preferenze in questi anni si sono disperse tra Lega, Fi e Movimento 5 Stelle.

Domani, intanto, Meloni non sarà in piazza, a Roma, con i sovranisti raggruppati da Gianni Alemanno e Francesco Storace che marceranno “per il lavoro italiano”. La leader di Fdi vuol tenersi a distanza anche dai suoi compari di partito, mentre è possibile che si faccia vedere qualche personaggio di seconda o terza fila del Carroccio. Anche queste cose succedono nel mondo della destra italiana, alla vigilia delle elezioni.

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