L'intervento di Maurizio Sacconi

Il riconoscimento formale dell’equo compenso delle prestazioni professionali con un emendamento al decreto fiscale rappresenta un tassello fondamentale di quello Statuto dei Lavori tanto auspicato da Marco Biagi nel presupposto che tutti i lavori, tanto dipendenti quanto indipendenti, meritassero un sistema di fondamentali tutele.

Non si tratta solo della applicazione dell’art. 36 della Costituzione ma della concreta constatazione che la libera concorrenza non può mai condurre a svilire il lavoro, qualunque lavoro, al punto da pretenderne la gratuità o comunque una mercede inferiore ad una ragionevole soglia. E ciò non solo per tutelare il prestatore ma anche per garantire ai consumatori la qualità dei servizi offerti.

Per questa ragione la corrente di pensiero prevalente ha voluto una disposizione applicabile a tutti i committenti, pubblici e privati, come a tutti i professionisti ordinistici e non regolati. Sono invece state sconfitte le posizioni di coloro che volevano vincolare solo le pubbliche amministrazioni o taluni contraenti ritenuti più forti come le banche e le assicurazioni.

Oppure proteggere solo alcuni professionisti e non altri. Se vi è piuttosto un limite nella disposizione approvata, questo riguarda l’assenza di riferimenti per le attività non regolate. Solo le professioni ordinistiche infatti dispongono dei parametri adottati dai ministeri competenti dopo il superamento delle tariffe al fine di orientare il giudice chiamato a risolvere un contenzioso. Possono però soccorrere per le altre attività gli usi rilevabili dalle Camere di Commercio e validati dal ministero dello Sviluppo Economico.

Un atto interpretativo potrà quindi rendere effettiva la norma definendo con certezza la natura vessatoria delle clausole contrattuali destinate a nullità. I giovani professionisti, in particolare, non dovranno quindi confidare in una sregolata concorrenza per farsi spazio ma nella possibilità di proporsi attraverso abilità e competenze certificabili e, come tali, apprezzabili dal mercato.

Il prossimo 30 novembre il Coordinamento Unitario delle Professioni e la Rete delle Professioni Tecniche, unitamente ad alcune associazioni delle professioni non ordinistiche, promuoveranno una grande mobilitazione per l’applicazione delle nuove disposizioni e per l’esercizio delle deleghe contenute nella recente legge sul lavoro autonomo in materia di esercizio sussidiario di alcune funzioni pubbliche, di welfare integrativo e di semplificazioni. Sarà l’occasione per motivare un grande popolo di persone che lavorano in proprio ad avere fiducia in se’ ed in una nazione più equa e vitale.

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