Chi c'era e cosa si è detto ieri alla Luiss in occasione dell'iniziativa sul Fintech organizzata dalla rivista Formiche e dall'associazione La Scossa

Quella del Fintech è una sfida che l’Italia non può permettersi di perdere. Anche perché non è che abbia molta scelta visto che – come ha sottolineato ieri il capo della segreteria tecnica del ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Pagani – “si tratta di una realtà che è già arrivata anche da noi“, che non è possibile né giusto fermare o ostacolare. Ma che deve anzi essere governata e sostenuta.

Chi ha parlato di Fintech all’iniziativa organizzata da Formiche e La Scossa. Le foto

Per questa ragione – ha sottolineato ancora Pagani nel corso dell’evento organizzato dalla rivista Formiche e dall’associazione La Scossa presso il Loft della sede Luiss di viale Romania a Roma – il governo si è impegnato in questo senso, come dimostra “l’inaugurazione del distretto Fintech a Milano” in uno spazio messo a disposizione da Banca Sella, alla quale ha partecipato in prima persona il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. “Fintech si inserisce nella strategia del governo di sostegno all’innovazione“, ha proseguito Pagani rispondendo alle domande del presidente della Scossa Michelangelo Suigo che durante l’iniziativa – introdotta dai saluti del fondatore di Formiche Paolo Messa – si è mosso nei panni del moderatore.

Chi ha parlato di Fintech all’iniziativa organizzata da Formiche e La Scossa. Le foto

Ad aprire il dibattito è stato Neil Mitchell (Head of equity Capital Markets EMEA di Credit Suisse) che ha sottolineato come negli ultimi tempi stia crescendo a dimisura “l’interesse degli investitori sul Fintech“. E che, di pari passo, vanno migliorando anche le performance delle compagnie del settore: “In questa fase stanno crescendo molto più rapidamente di qualsiasi altra impresa che noi conosciamo“. E a tal proposito – ha aggiunto ancora Mitchell – sono anche le società di Fintech “ad aver contribuito in misura rilevante alla ripresa economica in corso in Europa“, di cui ha parlato recentemente anche il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi.

Chi ha parlato di Fintech all’iniziativa organizzata da Formiche e La Scossa. Le foto

Certo non è tutto oro quello che luccica nel senso che l’Italia, da troppi punti di vista, risulta essere ancora indietro rispetto alla media dell’Unione Europea. Soprattutto in fatto di pagamenti digitali come ha osservato Saverio Tridico (Corporate and External Affairs Director di Nexi), secondo il quale ci sarà un tempo non lontano in cui “ogni pagamento sarà digitale“. “La domanda” – ha aggiunto – “riguarda il quando ma non il se” di questo scenario. Il perché è presto spiegato: “Pagare in modo digitale è più sicuro, più efficiente e meno costoso“.  E soprattutto porta con sé un elemento ormai fondamentale: i dati. Che sul formato digitale abbondano, mentre sugli scontrini scarseggiano.

Chi ha parlato di Fintech all’iniziativa organizzata da Formiche e La Scossa. Le foto

Un aspetto, quest’ultimo, evidenziato pure dal consigliere del ministro dell’Economia e delle Finanze Stefano Scalera, per il quale il regolatore “deve riuscire a non impedire lo sviluppo del sistema Fintech“, ma al contrario ad agevolarlo e sostenerlo. Esigenza da soddisfare “cercando innanzitutto di capire cosa succendo intorno a noi“. Solo allora – ha spiegato ancora Scalera – “si potrà definire compiutamente il fenomeno, che è vasto e in forte evoluzione“.

Chi ha parlato di Fintech all’iniziativa organizzata da Formiche e La Scossa. Le foto

Da qui, comunque, non si scappa, come ha confermato pure il segretario della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione – e deputato Pd – Sebastiano Barbanti: “L’innovazione non si può fermare. E’ come un’onda: o la cavalchiamo o ne veniamo travolti“. In virtù di ciò – a suo avviso – è necessario che “lo Stato intercetti questi cambiamementi, per massimizzarne i benefici e ridurne al minimo l’impatto negativo“. Tra i quali cambiamenti rientra pure, ovviamente, il Fintech. Che – ha concluso Barbanti – “non è un’opzione ma una necessità” del sistema Paese.

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