Innovare è sacrosanto, ma a un patto. Che i vantaggi vadano a tutti. E il Fintech non fa certo eccezione. Nel giorno in cui in Italia nasce la prima associazione del settore tecnofinanziario (Assofintech), la commissione Finanze della Camera chiude ufficialmente la sua indagine conoscitiva sul Fintech (qui e qui gli ultimi approfondimenti di Formiche.net), primo passo verso la stesura di una legge in grado di stabilire finalmente gli equilibri tra vecchia e nuova finanza. Formiche.net è in grado di anticipare il contenuto della relazione discussa questo pomeriggio a Montecitorio e i cui contenuti, che rappresentano l’ossatura della futura legislazione, verranno inviati al Tesoro dove il ministro Pier Carlo Padoan (nella foto) ha istituito un tavolo permanente.

UNA TECONOLOGIA EQUA

Un primo passaggio riguarda la necessità ineludibile di sposare la causa tecnologica, alla quale hanno aderito sia le banche, le più esposte al fenomeno Fintech, sia le società quotate (qui un focus sulla Borsa e il Fintech), a condizione che questa non crei dei vuoti d’aria nella crescita. “L’azione della politica”, si legge nella relazione curata dal deputato dem Sebastiano Barbanti, “nazionale ed europea, e le sue scelte regolatorie in questo campo, deve essere quello di assicurare che l’azione innovatrice e, in alcuni casi distruttrice, delle nuove tecnologie finanziarie non riproponga i disequilibri, le strettoie concorrenziali e gli abusi di posizione attuali. Ma assicurare che i ‘dividendi’ dell’innovazione tecnologica siano fruiti da una platea sempre più vasta di cittadini”.

SE MILANO SCIPPA LONDRA

C’è poi una questione di geografia. Con la Brexit ormai alla fase operativa è indubbio che il distretto Fintech di Londra subirà dei contraccolpi, per non dire un ridimensionamento, alle imprese tecnofinanziarie con base a Londra. Costerà di più vendere i propri prodotti all’Europa continentale, dopo l’uscita della Gran Bretagna. Un’occasione che la commissione invita a cogliere. “Potrebbero maturare le condizioni per cui banche e istituzioni finanziarie trovino più conveniente lasciare la City di Londra. L’Italia non può non cogliere l’opportunità di candidarsi a nuovo hub del Fintech europeo, in quanto ciò significherebbe afflusso di capitali stranieri, creazione di posti di lavoro sostenibili, importazione di risorse con caratteristiche di eccellenza internazionalmente riconosciute, indotto per tutto il settore dell’innovazione, internazionalizzazione delle imprese italiane”, si legge nella relazione. Ma per portare in Italia tutto questo, a Milano visto che l’associazione del Fintech ha sede lì, serve un cambio di passo.

UN PIANO PER IL FINTECH

Fin qui le conclusioni della Camera. Poi però ci sono anche delle proposte per il governo che uscirà dalle urne di marzo. Punto primo, chiunque vinca le elezioni dovrà mettere mano a un piano d’azione, “combinato con un ambiente politico stabile: sono fattori che incoraggiano il settore privato a investire in Fintech. Si ritiene necessario, quindi, un coordinamento tra governo, regolatori, imprese e università, che dia una governance univoca al settore del Fintech e gestisca correttamente un passaggio così delicato per il nostro sistema economico-finanziario”. Inoltre bisognerebbe individuare al più presto “uno o più soggetti istituzionali e operativi, che fungano da punto di riferimento del settore e definiscano obiettivi misurabili, programmi e azioni da porre in essere, valorizzando le esperienze, le competenze e le iniziative maturate dai soggetti attivi sul territorio nazionale”.

A SCUOLA DI TECNOLOGIA

Una seconda raccomandazione riguarda la diffusione della conoscenza. “Occorrerebbe creare un programma di grandi sfide, al quale partecipino equamente il mondo accademico, le imprese e il terzo settore. Tale programma migliorerebbe lo scambio di idee e conoscenze ed esso darebbe ispirazione alla comunità tecnofinanziaria, stimolando le startup creative e gli operatori storici a trovare soluzioni innovative ai problemi globali”.

Una terza indicazione riguarda infine “l’esigenza di sostenere un esteso programma di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, nonché di alfabetizzazione digitale del Paese, promuovendo così una vera e propria pratica educativa della cittadinanza economica calata nel nuovo contesto tecnologico e garantendo anche sotto questo profilo un’adeguata protezione dei risparmiatori e degli investitori”.

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