Cyber security, l’impegno di Usa e Uk e il ruolo dell’Italia secondo Eisenberg e Morris

Cyber security, l’impegno di Usa e Uk e il ruolo dell’Italia secondo Eisenberg e Morris
I due ambasciatori in Italia sono intervenuti stamattina a Roma per parlare di cooperazione in campo informatico tra le due sponde dell'Atlantico

La special relationship tra Usa e Regno Unito è uno degli elementi che potranno rafforzare, anche nel prossimo futuro e nonostante la Brexit, la cyber security su entrambe le sponde dell’Atlantico. La nuova collocazione di Londra al di fuori delle istituzioni comunitarie, infatti, anche in virtù del suo ruolo attivo nella Nato, non è destinata a mutare l’impegno sulle questioni di sicurezza, compresa quella informatica, sulla quale l’Italia continuerà a essere un valido alleato.

L’IMPEGNO DEL REGNO UNITO

Londra – ha detto questa mattina a Roma l’ambasciatrice britannica in Italia Jill Morris intervenuta al Cybersecurity Summit 2018 di The Innovation Group assieme al suo omologo americano Lewis Eisenberg – , continuerà ad impegnarsi per la sicurezza dell’Europa, che “è la nostra sicurezza”. Questo, ha evidenziato, “è vero anche per quanto riguarda la tutela dei dati (vedi quanto contenuto nel Gdpr, ndr) e la cyber security: miriamo a difendere il nostro Paese dalle minacce informatiche, scoraggiare le azioni ostili, sviluppare la nostra industria cibernetica”. In tutti questi ambiti, il Regno Unito sa di non poter fare da solo, ma porta in dote le sue ‘buone pratiche’ fatte di impegno e investimenti.

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GLI INVESTIMENTI DEL UK

Per mettere in sicurezza la nazione, Oltremanica si sono messi sul piatto 1,9 miliardi di sterline (più di 2 milioni e 100mila euro al cambio attuale) da spendere per attuare un piano quinquennale che va dal 2016 al 2021. Rappresenta esattamente il doppio di quanto investito nel quinquennio precedente. Tra le azioni intraprese c’è la nascita del National Cyber Security Centre (Ncsc), centro di eccellenza in campo informatico – operativo da ottobre 2016 e diretto da Ciaran Martin – che ricade sotto la diretta responsabilità del Government Communications Headquarters (Gchq), agenzia governativa britannica che si occupa della sicurezza (nonché di spionaggio e controspionaggio), nell’ambito delle comunicazioni.

MINACCE CRESCENTI

La ragione di tale mossa, ha spiegato la diplomatica, è semplice: fare del Regno Unito uno dei posti più sicuri dove investire nel settore digitale o dove trovare imprese con una forte sicurezza informatica. Importante, per Londra – secondo contributore dell’Alleanza Atlantica -, è soprattutto far sì che si creino le condizioni perché i Paesi del blocco occidentale possano fidarsi e condividere quelle informazioni necessarie ad anticipare e contrastare al meglio le crescenti minacce nel cyber spazio. Un esempio su tutti? Il devastante WannaCry, che lo scorso anno fermò l’Nhs, il servizio sanitario d’Oltremanica.

LE PAROLE DI EISENBERG

Il nodo dell’information sharing per contrastare il crimine cibernetico è considerato cruciale anche dagli Usa. L’ambasciatore Eisenberg ha evidenziato quanto sia prioritario “scambiare informazioni meglio e il più velocemente possibile”. Accademia, industria e governi, ha aggiunto, devono lavorare assieme, nell’ottica di partnership pubblico-privato sempre più efficaci. Ci troviamo, ha detto ancora riferendosi all’odierno cyebr spazio, “in un wild west”, perché viviamo in un contesto in cui “le regole sono difficili da definire” e le armi “sempre più potenti e aggressive”.

LA COOPERAZIONE CON L’ITALIA

Serve pertanto promuovere e perseguire “comportamenti responsabili”. Washington e Roma, ha ricordato, cooperano in modo molto intenso ed efficace e l’Fbi e la Polizia Postale hanno scoperto e sventato negli anni diverse centinaia di milioni di dollari di frodi.

OBIETTIVO: AWARENESS

L’obiettivo finale, ha concluso Eisenberg, è alzare l’awareness generale su questi temi. Se sul piano militare si lavora intensamente per rafforzare le cyber difese comuni e sul fronte diplomatico si pensa a come applicare a questo dominio il diritto internazionale, ancora molto va fatto per marciare uniti verso una sicurezza partecipata e diffusa, anche a livello informatico.

ultima modifica: 2018-03-21T11:30:03+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

 

 

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