La Cina, i migranti, i giovani e l'Italia che deve contare di più. L'intervento alla Link Campus University

L’Europa serve. Eccome. Solo che così com’è, non va, non funziona. Come un motore che perde colpi, tossisce, fino a spegnersi. O peggio, “andare in frantumi”. Antonio Tajani (nella foto) non aveva molta voglia di giri di parole quando ieri sera ha incontrato gli studenti alla Link Campus University di Roma. L’ateneo guidato da Vincenzo Scotti, figura storica della DC che ha attraversato prima, seconda ed ora terza Repubblica, aveva già ospitato Roberta Pinotti e Luigi Di Maio. Proprio il leader M5S poche ore prima aveva annunciato la scelta di tre donne come possibili ministre di interno, esteri e difesa. Tutte provenienti dalla Link Campus. Poco male per Tajani che, imperturbabile, ha tenuto banco sul tema, impegnativo, che gli era stato assegnato: L’Europa, l’Italia e la politica mondiale: proposte e risposte.

L’uomo al vertice del Parlamento europeo e che Silvio Berlusconi vorrebbe a Palazzo Chigi si è posto delle domande. Domande quasi esistenziali ma obbligate visto che mai come ora l’Europa politica è a un bivio, tra fallimento e riscossa. Tra implosione e rinascita.

“Che cosa vuole fare l’Europa? Cosa vuole diventare? Il rischio di andare in frantumi esiste. Dobbiamo fare una riflessione”, si è chiesto Tajani, tra i fondatori di Forza Italia, nel 1994. “Che cosa vuole fare l’Europa con la Cina? E con l’Africa dei migranti? E coi giovani?”. Mille domande, ma quante poche risposte, è il messaggio di Tajani.

I giovani. Per il presidente del Parlamento Ue occorre trovare alla svelta un tappo per chiudere la falla attraverso la quale troppi giovani lasciano il continente per volarsene altrove. “Dobbiamo dare una speranza ai giovani, un senso. Un senso che si chiama Europa”. I migranti. “Una crisi senza precedenti. Eppure ancora oggi dico che dobbiamo difendere la nostra identità. Le nostre radici. Qualcuno toglie il crocefisso dalle aule in nome del rispetto. Ma questo non è rispetto, è rinuncia alla propria identità. Io ti accolgo se tu mi rispetti. Ma non rinuncio alla mia storia”.

In mezzo, tanti altri dossier. Come la Turchia, che freme per entrare in Ue, pur senza averne proprio tutti i requisiti. “Ho incontrato il presidente Erdogan, lo rivedrò. Lui dice di voler entrare ma in realtà fa di tutto per allontanarsi dall’Europa. La pena di morte, il carcere per i giornalisti, la questione cipriota con la nave Saipem 12.000. Tutte questioni che non aiutano. E allora, mi faccio un’altra domanda. Che cosa vuole davvero la Turchia?”.

Ultimo capitolo, il più delicato, l’Italia. “Per avere un’Europa più equilibrata serve più Italia. Più funzionari italiani a Bruxelles. C’è bisogno di saper fare italiano. Non possiamo pensare di uscire dall’Europa come Italia perché rischiamo di essere irrilevanti”. D’altronde, tanto per ricollegarsi ai rischi paventati in apertura di articolo, i rischio c’è tutto. “Non possiamo regalare la guida del continente alla Francia, alla Germania. Senza l’Europa l’Italia muore. E senza l’Italia muore anche l’Europa”.

Uscendo dalla Link Campus Tajani riceve la telefonata che cambia questa ultimissima parte di campagna elettorale. Berlusconi ha sciolto la riserva e lo ha “incoronato”. Ad urne chiuse si vedranno gli esiti ma con chiarezza ieri emersa una leadership che guarda a Bruxelles con competenza ed una prospettiva di equilibrio fra interesse nazionale ed ideale europeo. Non poco per il dibattito pubblico italiano.

 
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