Il prof. Conte ha tenuto dignitosamente la scena, il Capo dello Stato ha dato la linea. È un compromesso accettabile e dignitoso, trovato a fatica e costruito con grande pazienza. Il corsivo di Roberto Arditti

Il lungo colloquio che ha preceduto l’incarico affidato al prof. Giuseppe Conte per la formazione del governo è il fatto politico più rilevante della giornata, poiché conferma la centralità politica ed istituzionale del Capo dello Stato nella complessa e delicata vicenda della formazione del nuovo governo.

Due ore di lavoro nello studio del Presidente della Repubblica, due ore nelle quali sono stati posti i paletti del futuro esecutivo, paletti che ora il presidente incaricato dovrà far quadrare con la sua scalpitante maggioranza.

A questo si arriva dopo una giornata nervosa oltre misura, con ripetuti passaggi critici, nei quali più volte sono arrivati messaggi di dubbi e ripensamenti dentro la Lega e nella parte più “ribelle” del M5S. In particolare hanno molto impressionato le parole di dura critica al Capo dello Stato, in forma di ammonimento brutale, pronunciate da Alessandro Di Battista, parole che molti hanno interpretato come l’ennesimo “fallaccio” del motociclista a cinque stelle al suo amico/rivale Di Maio, colpito indirettamente (ma duramente) in quanto depositario supremo dei rapporti con il Quirinale.

Alla fine della giornata però arriva l’incarico al prof. Conte, mentre l’assemblea di Confindustria oggi riunita a Roma ha segnato l’ennesima spaccatura nel sistema politico italiano: Pd e Forza Italia con Boccia senza indugio, Lega e 5S sulle barricate, con alcuni parlamentari dell’ormai quasi nata maggioranza che hanno addirittura lasciato la sala prima della fine dell’intervento dello stesso Boccia.

Il ruolo decisivo del Quirinale è però emerso subito dalle prime parole di Conte, che nelle frasi d’apertura del suo breve discorso di accettazione dell’incarico ha messo subito “in riga” la sua maggioranza su un punto decisivo, cioè la collocazione internazionale dell’Italia ed il suo legame con l’Unione Europea.

Conte ha sposato dunque in pieno la linea del Colle, linea che vede in Bruxelles e Washington, nella Ue e nella Nato, i nostri prioritari ed irrinunciabili riferimenti. Si potrà discutere animatamente e magari anche litigare, ma non c’è all’orizzonte un cambio radicale di schema di riferimento, non c’è una volontà di trovare nuove e rivoluzionarie alleanze strategiche.

Poi, certo, Conte ha parlato di governo del “cambiamento”, dalla parte dei “cittadini”. Ma questo è il minimo sindacale da concedere all’impianto emotivo e programmatico di un governo che si appoggerà su forze sin qui impegnate in una radicale opposizione al sistema, cannoneggiato per anni tanto dai leghisti quanto dai grillini. La giornata, turbolenta assai, si chiude dunque in modo quasi sereno. Il prof. Conte ha tenuto dignitosamente la scena, il Capo dello Stato ha dato la linea.

È un compromesso accettabile e dignitoso, trovato a fatica e costruito con grande pazienza. Ci pare sinceramente di poter dire che al Quirinale si ragiona con senso dello Stato e lucidità politica, con buona pace del sig. Di Battista.

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